Chi snobba il ritorno del Covid
di Michele SerraMichele Serra visto da Gipi
Caro Michele, non so se mia madre oggi sia morta di Covid o con il Covid, contratto in Rsa: lascio agli specialisti delle statistiche la definizione. Quello che so per certo è che le autorità sanitarie lombarde non hanno fornito il vaccino in tempo utile agli anziani ricoverati nelle Rsa (quindi fragili per definizione) e sta ricominciando la strage di quattro anni fa, nell’indifferenza generale.
Pier Offredi
Caro Pier, la sua mail è del 12 dicembre. Le condoglianze arrivano in inevitabile ritardo, ma temo che siamo in ritardo anche per una seria riflessione su questa recrudescenza del Covid. Da un lato vale l’idea che con la pandemia, diventata endemica, ci siamo abituati a convivere. Dall’altro pesa, eccome, la vittoria dei minimizzatori; di quell…
Caro Michele, non so se mia madre oggi sia morta di Covid o con il Covid, contratto in Rsa: lascio agli specialisti delle statistiche la definizione. Quello che so per certo è che le autorità sanitarie lombarde non hanno fornito il vaccino in tempo utile agli anziani ricoverati nelle Rsa (quindi fragili per definizione) e sta ricominciando la strage di quattro anni fa, nell’indifferenza generale.
Pier Offredi
Caro Pier, la sua mail è del 12 dicembre. Le condoglianze arrivano in inevitabile ritardo, ma temo che siamo in ritardo anche per una seria riflessione su questa recrudescenza del Covid. Da un lato vale l’idea che con la pandemia, diventata endemica, ci siamo abituati a convivere. Dall’altro pesa, eccome, la vittoria dei minimizzatori; di quelli che nel lockdown seppero vedere solo “dittatura sanitaria” e non misure di salute pubblica; di quelli che, in sintonia con la destra mondiale, considerano poco virile la paura, e valutano inevitabile che i vecchi e i più deboli muoiano; dei novax e di tutti coloro che in ogni legge, in ogni regola vedono solo la sopraffazione dello Stato, o il sordido interesse di imprecisate lobby. Hanno vinto loro e dunque sono al governo. Non può stupire, dunque, che sia stata ignorata l’esigenza di una nuova campagna vaccinale per proteggere i più esposti; e che nessuno parli più di mascherine, come se la mascherina fosse un bavaglio imposto dal potere malvagio. Né mi sono stupito, avendo osato scrivere queste cose già un paio di settimane fa, che un giornale di destra che vive di linciaggi personali mi abbia indicato come “nostalgico del lockdown”, che con vaccini e mascherine non c’entra un bel nulla: l’ennesimo falso di falsari di professione; e che mi siano arrivate, in conseguenza di quel falso, lettere di insulti di un manipolo di isterici novax, accaniti lettori di quel foglio. Così va il mondo, caro amico, e la sola cosa che possiamo fare è “stare sul pezzo”, dire la nostra, denunciare le omissioni delle autorità sanitarie (quella che è costata la vita a sua madre mi pare evidente) e fare finta che i fanatici non esistano, anche se alcuni di loro sono ben piazzati dentro la nuova maggioranza.
La Digos alla Scala: ma che aria pesante
Caro Serra, mi pare di vivere in un mondo che va al contrario. Qualche anno fa venne nel mio paese (settemila abitanti in provincia di Bergamo) il ministro Salvini per la campagna elettorale. Era il periodo degli striscioni. Nella piazza dove doveva tenersi il comizio era appeso, a un balcone, un lenzuolo con scritto “non sei gradito”. I proprietari della casa furono interrogati dalla Digos e obbligati a togliere la scritta. Poi, il 7 dicembre scorso, il fatto della Scala. Ma la Digos è alle dipendenze di Salvini? Ma non sente anche lei che l’aria sta diventando sempre più pesante?
Leone Gamba
Certo che lo sento. Per questa maggioranza governare vuol dire occupare ogni spazio di potere e zittire chi disturba, colpevole di “attività antipatriottiche”. La voce dei sedicenti “moderati” (Forza Italia e i leghisti “buoni”, come Zaia e Giorgetti) è inesistente. Letteralmente inesistente. Bisogna rimanere sereni, cercare di non scendere mai al loro livello e controbattere punto su punto. E bisogna cercare di convincere i troppi menefreghisti e delusi e mai contenti di andare a votare alle prossime europee, che avranno un’importanza decisiva nello scontro in atto tra democrazia dei diritti e autoritarismo nazional-populista.
Un saluto a Pisapia da piazza Duomo
Caro Serra, sono stata a Palazzo Marino a visitare il Battesimo di Cristo del Perugino e dopo sono passata in Feltrinelli di piazza Duomo. Alle casse ho incontrato il nostro ex sindaco Giuliano Pisapia e mi è venuto spontaneo di salutarlo, come quando si incontra una persona a cui sei molto affezionata, che non vedi da molto e che da molto ti manca. Io ero di fretta e stanca per via che non sono proprio una ragazzina e dopo, sul tram, mi è venuto in mente che avrei voluto chiedergli come sia possibile che ci siamo ridotti così. Rivederlo mi ha scatenato una specie di emozione, come un rimpianto di altri tempi, di cose che ora mi sembrano lontanissime e forse perdute per sempre. Ho fiducia nei giovani e spero che loro possano cambiare il corso delle cose. Non ho social e vorrei che lei in qualche modo riservato gli faccia sapere che molti milanesi gli hanno voluto bene.
Valeria Lascala
Cara Valeria, non potevo scegliere maniera meno “riservata” per portare il suo affettuoso saluto a Pisapia; ma così altri lettori possono sentirsi partecipi. Lei però non viva di nostalgia, mi raccomando. Ci aspettano (come sempre è accaduto) cose brutte e cose belle. Quelle brutte già le sappiamo, quelle belle ancora no, dunque saranno una sorpresa, proprio come fu l’elezione di Pisapia nel 2011.
Sette giorni di silenzio sperando che duri oltre
Buongiorno Serra, mi sta prendendo uno stordimento che non avevo mai provato. Intorno c’è solo tanta confusione. Tutti parlano di tutto senza sapere nulla. Nessuno ascolta. Tutto viene ideologizzato, anche le stupidaggini. Per Natale vorrei solo che ci fosse una settimana di silenzio. Che nessuno parli.
Sebastiano
Una settimana di silenzio, che bella e disperata idea natalizia… Disperata perché anche un’ora sola di silenzio è un’utopia, un raro privilegio concesso solo a monache, monaci, anacoreti, guardiani del faro a patto che abbiano deciso di spegnere tutti i loro arnesi elettronici (e lasciare acceso solo il faro). E dire che la più bella canzone di Natale di chiama Stille Nacht, notte silenziosa… notte santa proprio perché silenziosa.
Che cosa aspettiamo per impegnarci di più?
Caro Michele, bisogna che personaggi carismatici, influenti e “influencer”, che la pensano come tanti di noi, si impegnino perché un essere abbietto come Trump non torni al potere. A tutte le nefandezze di Trump aggiungerei il suo contributo al linciaggio di cinque ragazzini afroamericani (accusati di aggressione e stupro a Central Park nel 1989 e poi trovati innocenti nel 2002) con una pagina acquistata sul New York Times che chiedeva di condannarli a morte. Non c’è angolo della Terra dove non ci sia un miscuglio di popoli, etnie, razze. Che senso ha erigere frontiere, muri, blocchi navali, barriere varie che non fermeranno nessuno ma faranno aumentare odi, rancori e rivalse? Aspettare, e magari sperare che le cose vadano meglio non serve: dobbiamo impegnarci con tutto quanto ci è possibile prima di rovinose cadute.
Giovanna Falco
Le rovinose cadute ci sono già state; considero la vittoria di Trump nel 2017 una delle date più tristi e irrimediabili della storia contemporanea: rintocchi di campane a morto per la democrazia. Non ho idea di come Joe Biden, che al prossimo turno avrà 81 anni, possa contrastare quel signore. Resta da sperare solo in una mobilitazione della famosa “altra America”, della quale sento parlare da quando sono bambino ma mi sembra decisamente soccombente. Nel frattempo Milei, l’uomo con la motosega, è diventato presidente dell’Argentina. Teniamoci forte, gentile Giovanna, che ci sarà un gran bisogno di nervi saldi e buona salute mentale: è il solo vero punto di forza da opporre all’ondata di populismo paranoico (il complottismo è il trionfo della paranoia) che sta cercando di ammazzare la democrazia.
Sul Venerdì del 22 dicembre 2023