Katiuscia e il bravo ragazzo
di Carlo LucarelliLa pagina dell’Unità del 30 dicembre 1991 che riporta la confessione dell’ex fidanzato di Katiuscia Razio, Davide Cella: «L’ho uccisa e bruciata»
Potremmo anche omettere il nome, il luogo e la data. Potremmo anche non mettere le loro foto, lei sorridente e simpatica e lui con quell’aspetto così pulito, da bravo ragazzo.
Una ragazza di sedici anni va a ballare in discoteca con un’amica. Lì incontra il suo ex, tre anni più di lei, con un altro amico comune. Chiacchierano, ballano, sono rimasti in buoni rapporti, sono amici, anche se lui, l’ex, questa cosa non l’ha mai mandata giù, e infatti ogni tanto, anzi, molto spesso, ci prova a chiederle di tornare insieme, perché senza di lei, le dice, non può vivere.
Ma ormai è finita, anche se la ragazza un po’ di affetto per lui continua a provarlo, le dispiace che soffra così, si sente anche in colpa, come succede a molte persone sensibili che decidono di sciogliere una relazione senza un litigio traumatico, e che si sentono così proprio perché sono persone sensibili.
Diciamo pure buone.
Però è finita.
Poi, quella sera, uno degli amici deve tornare a casa perché si è fatto tardi, lo ria…
Potremmo anche omettere il nome, il luogo e la data. Potremmo anche non mettere le loro foto, lei sorridente e simpatica e lui con quell’aspetto così pulito, da bravo ragazzo.
Una ragazza di sedici anni va a ballare in discoteca con un’amica. Lì incontra il suo ex, tre anni più di lei, con un altro amico comune. Chiacchierano, ballano, sono rimasti in buoni rapporti, sono amici, anche se lui, l’ex, questa cosa non l’ha mai mandata giù, e infatti ogni tanto, anzi, molto spesso, ci prova a chiederle di tornare insieme, perché senza di lei, le dice, non può vivere.
Ma ormai è finita, anche se la ragazza un po’ di affetto per lui continua a provarlo, le dispiace che soffra così, si sente anche in colpa, come succede a molte persone sensibili che decidono di sciogliere una relazione senza un litigio traumatico, e che si sentono così proprio perché sono persone sensibili.
Diciamo pure buone.
Però è finita.
Poi, quella sera, uno degli amici deve tornare a casa perché si è fatto tardi, lo riaccompagna l’ex e magari, se viene anche lei, così chiacchierano ancora un po’, fanno presto, lo lasciano a casa e lui la riporta in discoteca dalle altre.
Pochi minuti, giusto per chiacchierare ancora un po’.
Non va così, purtroppo.
L’ex molla l’amico, poi si ferma in uno spiazzo vicino ad una discarica, insiste perché tornino insieme, insiste ancora, scendono dalla macchina per discutere ma lui insiste sempre di più, finché non prende un pezzo di ferro che trova per terra e colpisce la ragazza, quattro colpi che le spaccano la testa e la uccidono.
Allora la mette nel baule, va a riempire alcune taniche di benzina, la porta in un parco isolato e le dà fuoco.
Lo arrestano subito dopo.
Allora, potremmo anche non dirlo che questa è la storia di Katiuscia, per gli amici Cati, uccisa attorno a mezzanotte del 27 dicembre del 1991 alla discarica di Garletti, in provincia di Brescia e ritrovata carbonizzata il giorno dopo in un prato del Parco degli Alpini di Bedizzole.
Perché è identica a tante, troppe storie, accadute prima e accadute dopo, fino a qualche giorno fa, e ho paura ancora tra qualche giorno.
Una delle tante, troppe donne, uccise da un uomo.
Però questa storia è sua: Katiuscia Razio, uccisa a sedici anni.
Sul Venerdì del 22 dicembre 2023
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