L'autovelox impazzito di Cadoneghe: 58 mila multe in due mesi
di Raffaele OrianiSerena e Gabriele due dei sanzionati che poi hanno le multe annullate. Mirco Toniolo - Errebi
Cadoneghe (Padova). Alla fine glielo strappiamo: Serena Bortoli ci pensa un attimo, sospira ma poi ammette che «sì, sarà un Natale più sereno». Con la sua tuta da lavoro se ne sta ritta sull’argine del Muson, Cadoneghe, provincia di Padova. Da una parte l’acqua, dall’altra il rettilineo che esce dal paese e si infila nella metropoli diffusa di nordest: campanili, villette e capannoni di un mondo che va di fretta e ha sempre una cosa da fare prima della prossima cosa da fare. Serena ha pochissimo tempo per raccontare di questo rettilineo che la scorsa estate le è costato 21 multe in pochi giorni: «Ho pagato le prime tre, ma quando ho visto che non si fermavano mi sono arresa: faccio l’addetta alle pulizie, vivo del mio stipendio e dopo i primi 440 euro ho capito che non ce l’avrei fatta». Poi il 9 agosto sente alla radio che a Cadoneghe qualcuno ha fatto esplodere l’autovelox con la polvere pirica. Poi che qualcun altro ha fondato una community di vittime dell’autovelox di Cadoneghe: «…
Cadoneghe (Padova). Alla fine glielo strappiamo: Serena Bortoli ci pensa un attimo, sospira ma poi ammette che «sì, sarà un Natale più sereno». Con la sua tuta da lavoro se ne sta ritta sull’argine del Muson, Cadoneghe, provincia di Padova. Da una parte l’acqua, dall’altra il rettilineo che esce dal paese e si infila nella metropoli diffusa di nordest: campanili, villette e capannoni di un mondo che va di fretta e ha sempre una cosa da fare prima della prossima cosa da fare. Serena ha pochissimo tempo per raccontare di questo rettilineo che la scorsa estate le è costato 21 multe in pochi giorni: «Ho pagato le prime tre, ma quando ho visto che non si fermavano mi sono arresa: faccio l’addetta alle pulizie, vivo del mio stipendio e dopo i primi 440 euro ho capito che non ce l’avrei fatta». Poi il 9 agosto sente alla radio che a Cadoneghe qualcuno ha fatto esplodere l’autovelox con la polvere pirica. Poi che qualcun altro ha fondato una community di vittime dell’autovelox di Cadoneghe: «Me ne erano già state notificate una dozzina, e mi si è allargato il cuore al pensiero di non essere l’unica».
Anche quando deve artigliare, la burocrazia ha i suoi tempi e non è detto che non ne arrivino altre. Ma al momento le multe di Serena si attestano a quota 4.000 euro: «Non ce li ho». E come lei in tanti. Veramente tanti: dal 23 giugno all’8 agosto i due autovelox di Cadoneghe hanno rilevato 58 mila multe: la recordman, o meglio recordwoman, pare sia un’infermiera del vicino ospedale di Camposanpiero che ne ha collezionate 35. È stata un’estate da incubo, ma qualche giorno fa il colpo di scena: il sindaco di Cadoneghe, Marco Schiesaro, ha annunciato che il Comune annullerà tutte le multe. Dice che sono emerse delle irregolarità. Serena non ci crede ancora, ma ammette: «Sarà un Natale più sereno».
A Cagli il record assoluto
Pare che l’Italia sia il Paese europeo con il più alto numero di autovelox, il doppio della Germania, quasi il triplo della Francia. Quanto agli incassi, secondo il Codacons tra le grandi città nel 2022 si è distinta Firenze con 23 milioni di euro e poi Milano con 13, Genova con 10. A Napoli gli automobilisti non sgarrano mai, tanto che gli autovelox hanno raccolto appena 18.700 euro di contravvenzioni. Ma è nei piccoli centri che i rilevatori di velocità fanno davvero la differenza: Cagli, in provincia di Pesaro, con una fototrappola strategicamente piazzata sulla Via Flaminia, nel 2022 ha portato a casa tre milioni di euro (come se a Milano ne avessero incassati due miliardi). Ecco, in nemmeno due mesi di esercizio l’autovelox di Cadoneghe stava polverizzando ogni record: «Le multe da annullare ammontano a quattro milioni di euro» spiega il sindaco Schiesaro. «Come prevede la legge, li avremmo investiti in opere di sicurezza stradale». Invece nulla: secondo i multati l’autovelox non era segnalato adeguatamente, e il rettilineo incriminato aveva sempre avuto un limite di 70 km orari, portato a 50 quasi nottetempo, giusto per fare cassa. La ricostruzione suscita qualche riserva, ma ai primi di novembre il giudice di pace di Padova annulla decine di multe perché il limite era segnalato male e l’infrazione va derubricata a “errore scusabile”. A fine mese è il sindaco stesso a issare bandiera bianca: «Sono stato tradito da dipendenti dell’amministrazione che hanno proceduto ad avviare l’autovelox senza il mio consenso» spiega ora al Venerdì.
Lo incontriamo dopo l’ennesima riunione con i rappresentanti dei multati: «In questi mesi ho subìto di tutto, ma l’abnorme numero di contravvenzioni non è colpa mia» spiega con una punta di panico nella voce. La colpa sarebbe dell’ex comandante dei vigili, che a sua volta declina ogni responsabilità: il caso Cadoneghe finirà in tribunale, ma è già chiaro che il rilevatore che doveva risanare il bilancio ha finito per mettere i cittadini contro il sindaco, il sindaco contro i suoi vigili, il comandante contro di lui.
Nessuna informazione
L’autovelox è spento da mesi, ma lungo l’argine del Muson continua a passare meno gente di prima: «Hanno preso paura e non tornano più» sorride la cinese Elisa dietro al bancone del suo locale. Poco più in là, il gestore del Bet Bar conferma che la tempesta di multe ha fatto calare gli affari di un buon 30 per cento. Non fanno simpatia gli autovelox: «In Veneto ne hanno messi ovunque, spesso senza rispettare le norme» dice Gianantonio Sottile di Altvelox-Migliore tutela, associazione che ha già vinto 400 ricorsi al giudice di pace. «A Cadoneghe come altrove è mancata la segnaletica adeguata e una campagna preventiva di informazione».
E a Cadoneghe come altrove c’è chi si è fatto giustizia da sé: se qui l’autovelox ha subìto un attentato esplosivo e un colpo di carabina, a Tribano, sempre in provincia di Padova, è stato divelto con un trattore, a Torri del Benaco, sul Lago di Garda, è bastata una fionda, a Casale sul Sile, in provincia di Treviso, è stato accecato con lo spray, mentre a Baruchella, in Polesine, è stato segato due volte. La regione che corre non tollera chi la obbliga a scalare le marce: «Guardi che il tempo è denaro» dice una multata. «Non ho tempo per guardare i cartelli».
Andrea Rossi del comitato multati di Cadoneghe, mentre mostra una multa ricevuta. Mirco Toniolo Errebi /AGF
C’è un (grande) problema di sicurezza. E uno di semplice buon senso: «Nella nostra community siamo ormai in cinquecento» dice Andrea Rossi, punto di riferimento dei multati di Cadoneghe. «La stragrande maggioranza ha sforato i limiti di pochi chilometri: c’è chi non prendeva una multa da dieci anni e si è ritrovato con venti contravvenzioni in una settimana». Da luglio a settembre gli uffici comunali hanno visto una processione di multati prima stupiti, poi costernati, poi semplicemente imbufaliti. Ma come si arriva a 58 mila sanzioni in due mesi? Sul rettilineo del Muson sfiorano i 70 anche gli autobus di linea. Ma il limite è 50: «I sindaci non capiscono che installando l’autovelox si mettono in casa un alieno che registra tutto, sempre, senza sconti» spiega Rossi. «Per questo i prefetti ne autorizzano l’installazione solo previa campagna informativa. Che a Cadoneghe è mancata del tutto».
Ma i tedeschi invece pagano
Il sindaco ora è lapidario: «L’obiettivo è annullare tutte le multe». Anche perché il prossimo anno ci sono le elezioni comunali, e il giovane primo cittadino leghista non ha intenzione di mollare la presa: «Sono un sindaco amato, che ha rischiato in prima persona per sgombrare campi rom e abbattere case abusive» dice a noi per convincere se stesso. Ora si tratta di tradurre la ritirata in provvedimenti amministrativi: pare che cancellare la memoria dell’autovelox non sia così semplice come disporne l’installazione. Diciassettemila contravvenzioni sono già state annullate, per le altre 41 mila arriverà gradualmente il lieto fine: «Ma lieto fine per chi?» sospira una residente. Il rilevatore di velocità faceva gola al Comune per rimpinguare le casse, ma era visto con favore anche da chi abita vicino all’argine: «Ora il sindaco si chiama fuori, ma l’autovelox è stata una scelta condivisa: troppi incidenti ci avevano portato a chiedere che si intervenisse per far rispettare i limiti».
Ma com’è possibile che un semplice dispositivo a tutela della sicurezza stradale scateni questa valanga di sanzioni e ricorsi? Secondo la Cassazione chi è chiamato a fare rispettare i limiti di velocità non può puntare sulla “sorpresa ingannevole dell’automobilista indisciplinato”. Bisogna quindi avvisare dei controlli in corso: un bel cartello, un segnale luminoso e un’adeguata campagna informativa. A Cadoneghe non c’è stata, ma in altri Paesi non sarebbe stata necessaria: «Non ho ricevuto contestazioni da tedeschi in vacanza: hanno pagato tutti» dice oggi il sindaco. Da loro gli autovelox non hanno remore a sorprendere gli indisciplinati. Forse perché in Germania le regole contano. E forse perché sono tendenzialmente ragionevoli: di ritorno da Cadoneghe ci imbattiamo in un tratto di autostrada con limite a 80 km orari. Non ha nessun senso, e infatti proviamo a rispettarlo ma ci superano tutti. Tra i tutti, una volante della polizia locale in sereno trasferimento (senza sirena) da un paese all’altro. A Cadoneghe sarebbe la multa 58.001.
Sul Venerdì del 22 dicembre 2023