Anche i ricchi ridono
di Massimo GianniniChiara Ferragni (36 anni) ed Elon Musk (52) con uno dei suoi 11 figli. Getty Images
Se siete miliardari, non leggete questo articolo: è contro di voi. I miliardari fanno male al Pianeta. L’ha scritto su Internazionale una nota saggista americana, Rebecca Solnit, e io sono d’accordo. Sì, lo so, “anche i ricchi piangano” è uno slogan bertinottiano che forse contribuì a far perdere la sinistra italiana in un’elezione di qualche anno fa, che naturalmente fu vinta da un altro miliardario, l’indimenticabile Silvio. E so pure che un basilare principio del buon riformismo è che bisogna combattere la povertà, non la ricchezza. È giustissimo: se hai guadagnato tanto faticando, se paghi le tasse e rispetti le leggi, nessuno ti può lapidare per questo. Ma c’è un limite alla dignità e alla decenza, e quel limite ce lo siamo già bevuto da un pezzo. Colpa anche nostra, che accettiamo tutto e che contribuiamo alle mostruose contraddizioni della modernità.
La beneficenza rapinosa di Chiara Ferragni ci ha mandato di traverso il pandoro di Natale: si è scusata via social del suo «error…
Se siete miliardari, non leggete questo articolo: è contro di voi. I miliardari fanno male al Pianeta. L’ha scritto su Internazionale una nota saggista americana, Rebecca Solnit, e io sono d’accordo. Sì, lo so, “anche i ricchi piangano” è uno slogan bertinottiano che forse contribuì a far perdere la sinistra italiana in un’elezione di qualche anno fa, che naturalmente fu vinta da un altro miliardario, l’indimenticabile Silvio. E so pure che un basilare principio del buon riformismo è che bisogna combattere la povertà, non la ricchezza. È giustissimo: se hai guadagnato tanto faticando, se paghi le tasse e rispetti le leggi, nessuno ti può lapidare per questo. Ma c’è un limite alla dignità e alla decenza, e quel limite ce lo siamo già bevuto da un pezzo. Colpa anche nostra, che accettiamo tutto e che contribuiamo alle mostruose contraddizioni della modernità.
La beneficenza rapinosa di Chiara Ferragni ci ha mandato di traverso il pandoro di Natale: si è scusata via social del suo «errore di comunicazione» pubblicitaria, per nascondere il dolo della sua appropriazione indebita che forse – insieme alla nostra deficienza di webeti adoranti – è stato l’artifizio grazie al quale ha costruito la sua ricchezza fondata sul nulla.
La munificenza pelosa di Elon Musk è stata il dito nell’occhio alla kermesse di Atreju: si è presentato ai festosi Fratelli d’Italia con uno dei suoi 11 eredi sulle spalle dicendo «fate più figli», proprio lui che da quando ha comprato l’ex Twitter (ora X) dall’ottobre 2022 ha licenziato 36 dipendenti al giorno.
Sono un cieco pauperista. E anche un bieco qualunquista. Come Solnit, non sopporto più che 81 miliardari detengano più ricchezza dei quattro miliardi di persone che rappresentano la metà più povera della popolazione mondiale (dati Oxfam).
Mi indigna sapere che l’1 per cento più ricco dell’umanità è responsabile di più emissioni di C02 di quella imputabile al 66 per cento più povero. Mi inquieta pensare che se uno guadagnasse diecimila dollari alla settimana, dovrebbe lavorare dal giorno della nascita di Gesù fino ad oggi per arrivare a un miliardo. Musk, nuovo eroe dei patrioti de’ noantri, di miliardi ne ha oggi 220,2 (classifica Forbes): chiunque di noi volesse eguagliare il suo patrimonio netto dovrebbe aver cominciato a lavorare dalla comparsa sulla Terra dell’uomo di Neanderthal. Bill Gates, di miliardi, ne ha “solo” 104, e con la sua Fondazione fa almeno molte donazioni. Ma da solo inquina il Pianeta manco fosse la Exxon, con una flotta imponente di jet privati e una “villetta” vista lago Washington (6 cucine, 24 bagni), adagiata su bianchissima sabbia fatta arrivare su enormi chiatte direttamente dai Caraibi. Detto questo, scusate, mi ritiro in buon ordine: vado a controllare quanti nuovi follower ho conquistato con questo pezzo. E come diceva Checco Zalone: grazie, pancia del Paese.
Sul Venerdì del 29 dicembre 2023