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Da Jeff Buckley una preghiera per il nuovo anno

L'album Sketches for my Sweetheart the Drunk (1998)

 
SENTI QUESTA. La canzone della settimana è “New Year’s Prayer” di Jeff Buckley
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Questa preghiera per il nuovo anno Jeff Buckley (1966-1997) la incise negli ultimi giorni di vita negli studi di Memphis con il produttore Tom Verlaine (Television). Subito dopo sarebbe stato inghiottito da quel maledetto fiume – il Wolf River, un affluente del Mississippi neanche troppo impetuoso – in cui si era spavaldamente tuffato. Cantava sempre Jeff, una volta prima di un concerto a Correggio, in un pomeriggio rovente (era il 15 luglio del 1995), mentre aspettavo di intervistarlo, si scatenò nel campo deserto con Stayin’ Alive dei Bee Gees.

Il suo autista racconta che stava cantando Whole Lotta Love dei Led Zeppelin prima di scomparire tra i flutti (si era tuffato vestito e con gli stivali). Jeff era magnifico, che cantasse The Other Woman di Nina Simone o Je n’en connais …

Questa preghiera per il nuovo anno Jeff Buckley (1966-1997) la incise negli ultimi giorni di vita negli studi di Memphis con il produttore Tom Verlaine (Television). Subito dopo sarebbe stato inghiottito da quel maledetto fiume – il Wolf River, un affluente del Mississippi neanche troppo impetuoso – in cui si era spavaldamente tuffato. Cantava sempre Jeff, una volta prima di un concerto a Correggio, in un pomeriggio rovente (era il 15 luglio del 1995), mentre aspettavo di intervistarlo, si scatenò nel campo deserto con Stayin’ Alive dei Bee Gees.

Il suo autista racconta che stava cantando Whole Lotta Love dei Led Zeppelin prima di scomparire tra i flutti (si era tuffato vestito e con gli stivali). Jeff era magnifico, che cantasse The Other Woman di Nina Simone o Je n’en connais pas la fin di Edith Piaf. Queste session incompiute furono pubblicate postume in Sketches For My Sweetheart the Drunk (1998), dopo il successo del primo album con una major (Grace, 1994).

A giudicare da quel che ci ha lasciato, sarebbe stato un progetto grandioso. New Year’s Prayer è sicuramente incompiuta, lo si comprende dal testo ancora indefinito e dalla voce, riverberata in fase di missaggio, che improvvisa versi su uno scheletrico background di batteria. È solo un provino, ma considerate la passione e l’intenzione, ci basta; una sorta di misticismo astratto in bilico tra il Tim Buckley (suo padre) di Lorca e il Nusrat Fateh Ali Khan di Mustt Mustt.

Ecco, infine, la preghiera per il nuovo anno: Cadi nella luce / Non vergognarti di ciò che sei / Assolviti dalla sedia elettrica, ballando / Lascia l’ufficio, oltrepassa il tuo funerale / Rinuncia alla casa e all’automobile / Unisciti a noi per strade che non sono nostre / Qui, sotto le stelle / Per illuminare / Precipitare nella luce / Crescere nella luce. Felice 2024!

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