Spinaci per una persona sola
di Tommaso MelilliIn un piccolo libro di Fleur Jaeggy pubblicato quasi trent’anni fa, c’è un racconto che parla di due donne che si sono amate per decenni. Il racconto s’intitola La promessa, il libro La paura del cielo (Adelphi).
La protagonista del racconto, Ruth, è l’unica erede di una famiglia svizzera e, prima che i genitori morissero, ha promesso loro di sposarsi e di trovare un marito. Ruth non trova un compagno, ma una compagna, che – in una società bigotta che si incastra da qualche parte nel secondo Novecento – fingerà fino all’ultimo di essere sua sorella. Il racconto comincia così: «L’aveva conosciuta davanti alla fossa dei serpenti a Berna. E ora tutto era finito. Una settimana dopo il macellaio le ha detto che stava bene, mentre si augurava in cuor suo che la signorina facesse le spese come prima. Anche il verduraio l’aveva trovata bene. Ma gli spinaci per una persona sola davano troppo lavoro. Il verduraio questo lo sapeva, aveva il negozio da più di vent’anni e quanti ne aveva visti sol…
In un piccolo libro di Fleur Jaeggy pubblicato quasi trent’anni fa, c’è un racconto che parla di due donne che si sono amate per decenni. Il racconto s’intitola La promessa, il libro La paura del cielo (Adelphi).
La protagonista del racconto, Ruth, è l’unica erede di una famiglia svizzera e, prima che i genitori morissero, ha promesso loro di sposarsi e di trovare un marito. Ruth non trova un compagno, ma una compagna, che – in una società bigotta che si incastra da qualche parte nel secondo Novecento – fingerà fino all’ultimo di essere sua sorella. Il racconto comincia così: «L’aveva conosciuta davanti alla fossa dei serpenti a Berna. E ora tutto era finito. Una settimana dopo il macellaio le ha detto che stava bene, mentre si augurava in cuor suo che la signorina facesse le spese come prima. Anche il verduraio l’aveva trovata bene. Ma gli spinaci per una persona sola davano troppo lavoro. Il verduraio questo lo sapeva, aveva il negozio da più di vent’anni e quanti ne aveva visti soli, dopo. Se ci sono dei figli c’è sempre da sperare, per il negozio. Loro mangiano tanto. Ma, nelle coppie che lui chiamava sterili, sapeva che dopo le ordinazioni si diradano».
L’unica cosa davvero sterile, naturalmente, sarebbe cercare di descrivere quanto sia struggente quella cosa sugli spinaci. Tuttavia mi ha fatto pensare a chi è solo, soprattutto in questi giorni, perché ci sono solitudini che difficilmente si possono alleviare.
In compenso, si può rimediare a certi errori con gli spinaci. Non ho mai capito perché ci si ostina a pulire immense quantità di spinaci per poi cuocerli, in acqua o al vapore, per molte decine di minuti, come se dovessero essere disinfettati, col risultato doppiamente lamentabile di ottenere una verdura farinosa e – soprattutto – ridotta al volume di un mandarino.
In realtà, basta prendere pochi spinaci freschi, cuocerli in padella per pochi secondi, e rimarranno croccanti e fragranti. Con due uova strapazzate, un pezzo di formaggio e del pane tostato diventano facilmente un perfetto pasto per una persona sola. Nel mio linguaggio segreto li chiamo “spinaci veri”.
Ricetta: spinaci veri
Ingredienti per 1 persona:
200 gr di spinaci freschi, grossi e croccanti
1 spicchio d’aglio
4 cucchiai d’olio d’oliva
Sale e pepe
Come procedere:
Sciacquate gli spinaci sotto acqua corrente, sgocciolateli scuotendoli, staccate la parte più lunga del picciolo e posateli distesi su uno strofinaccio pulito. Prendete la padella più grande che avete (e per la quale avete un coperchio) e versateci l’olio e l’aglio schiacciato. Accendete il fuoco al massimo, e guardate l’aglio, perché l’aglio è il vostro termometro: quando l’aglio comincerà a muoversi nella padella ferma, calate gli spinaci nella padella, aggiungete un pizzico di sale, mettete il coperchio e spegnete il fuoco. Aspettate un minuto, togliete il coperchio e serviteli, per voi stessi o voi stesse.