La famiglia Cecchettin, il dolore e l’orgoglio
di Brunella GiovaraDa sinistra, Gino Cecchettin (55 anni), il figlio Davide (17) e la figlia maggiore Elena (24). Quella di Giulia Cecchettin per noi è la Famiglia dell’anno. ANDREA PATTARO/AFP via Getty Images
In uno strazio che possiamo solo immaginare, la famiglia Cecchettin ha dimostrato una schiena diritta e un orgoglio, a fronte dell’ingiustizia subìta, e anche una profondità di pensiero che ai più purtroppo sfugge.
Il danno enorme di una figlia, una sorella ammazzata, e il coraggio non sfrontato, le parole mai banali. Elena, che ha ricordato Giulia con gli sprazzi teneri della vita di prima, «non sapeva mai scegliere il gusto del gelato, aveva un impermeabile giallo preferito, si dimenticava sempre le chiavi…».
Ma è stata lei a dire che «i “mostri” non sono malati, sono figli sani del patriarcato», rilanciando una parola che avevamo dimenticato, e di colpo è diventata dibattito. Una donna giovane, che chiede giustizia, ma anche una famiglia e una comunità. Bisognerebbe poter dire che ha colpito anche l’Italia, ma sappiamo che non tutto il Paese è rappresentato dai dignitosi Cecchettin, e che dopo i fatti ci sono state aggressioni e minacce di chi evocava proprio Giulia («ti faccio far…
In uno strazio che possiamo solo immaginare, la famiglia Cecchettin ha dimostrato una schiena diritta e un orgoglio, a fronte dell’ingiustizia subìta, e anche una profondità di pensiero che ai più purtroppo sfugge.
Il danno enorme di una figlia, una sorella ammazzata, e il coraggio non sfrontato, le parole mai banali. Elena, che ha ricordato Giulia con gli sprazzi teneri della vita di prima, «non sapeva mai scegliere il gusto del gelato, aveva un impermeabile giallo preferito, si dimenticava sempre le chiavi…».
Ma è stata lei a dire che «i “mostri” non sono malati, sono figli sani del patriarcato», rilanciando una parola che avevamo dimenticato, e di colpo è diventata dibattito. Una donna giovane, che chiede giustizia, ma anche una famiglia e una comunità. Bisognerebbe poter dire che ha colpito anche l’Italia, ma sappiamo che non tutto il Paese è rappresentato dai dignitosi Cecchettin, e che dopo i fatti ci sono state aggressioni e minacce di chi evocava proprio Giulia («ti faccio fare la fine di quella di Vigonovo»).
Gino Cecchettin ha dovuto denunciare i molti messaggi d’odio ricevuti. E lo abbiamo sentito mentre diceva cose importanti, a chiudere un funerale maestoso: «Mi rivolgo agli uomini, noi per primi dovremmo dimostrare di essere agenti di cambiamento contro la violenza di genere. Parliamo agli altri maschi che conosciamo, sfidando la cultura che tende a minimizzare la violenza da parte di uomini apparentemente normali».Abbiamo ammirato la sua forza, e saremmo corsi volentieri a sorreggerlo, quando ha detto «adesso è ora di lasciarti andare».
Ha una consolazione:«Io e Monica abbiamo lavorato bene», ricordando la moglie morta un anno fa e il “lavoro” sui tre figli: Davide, che ha 17 anni, ed è tornato a scuola. Elena, che studiava a Vienna, chissà se ci tornerà, e si è tatuata sul braccio un orsetto disegnato dalla sorella. Giulia. «Vedere che la figlia che hai cresciuto è diventata un po’ la figlia di tutti gli italiani, mi riempie di orgoglio». Così, sono rimasti in tre. Li abbiamo visti tenersi su insieme, all’uscita dalla basilica. Speravano che molti partecipassero alla funzione, ed eravamo diecimila.
PERSONE DELL’ANNO
Sul Venerdì del 29 dicembre 2023