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Amadou & Mariam cantano sabbia e felicità

L’album Dimanche à Bamako (2004) di Amadou & Mariam

 
SENTI QUESTA. La canzone della settimana è “Beaux dimanches” di Amadou & Mariam
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Questa arriva da un passato prossimo che sembra remoto. Perché, paradossalmente, il mondo della musica sembra essersi ristretto. Altro che villaggio globale. C’è stato un decennio unico – gli anni Novanta e l’inizio del nuovo millennio – in cui le musiche del mondo si sono incrociate in maniera vertiginosa. Grazie ad artisti illuminati come Ry Cooder, Bill Laswell, Peter Gabriel, Damon Albarn e David Byrne, musicisti e cantanti fino ad allora confinati nei loro paesi conquistarono le platee monopolizzate dagli angloamericani (solo Bob Marley e Fela Kuti ci erano riusciti). I portoghesi Madredeus e i cubani Buena Vista Social Club spianarono la strada a Césaria Évora (Capoverde), Khaled (Algeria), Youssou N’Dour (Senegal), Nusrat Fateh Ali Khan (Pakistan) – solo per citarne alcuni.

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Questa arriva da un passato prossimo che sembra remoto. Perché, paradossalmente, il mondo della musica sembra essersi ristretto. Altro che villaggio globale. C’è stato un decennio unico – gli anni Novanta e l’inizio del nuovo millennio – in cui le musiche del mondo si sono incrociate in maniera vertiginosa. Grazie ad artisti illuminati come Ry Cooder, Bill Laswell, Peter Gabriel, Damon Albarn e David Byrne, musicisti e cantanti fino ad allora confinati nei loro paesi conquistarono le platee monopolizzate dagli angloamericani (solo Bob Marley e Fela Kuti ci erano riusciti). I portoghesi Madredeus e i cubani Buena Vista Social Club spianarono la strada a Césaria Évora (Capoverde), Khaled (Algeria), Youssou N’Dour (Senegal), Nusrat Fateh Ali Khan (Pakistan) – solo per citarne alcuni.

Le collaborazioni furono fruttuose – Sting con Cheb Mami, Césaria con Bonnie Raitt, Youssou N’Dour con Neneh Cherry – e i grandi teatri spalancarono le porte. Poi, come si trattasse di una moda passeggera (un altro degli effetti nefasti dell’11 settembre?), il fenomeno si è ridimensionato; con i servizi di streaming e i social media i Paesi anglofoni si sono ripresi la scena.

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Mi si è aperto il cuore quando l’altro giorno ho riascoltato, dal rudimentale sound system di un ambulante, Beaux Dimanches di Amadou & Mariam, due artisti del Mali, allora ben oltre i quaranta, che si erano conosciuti in un istituto per ciechi (incontrarono Stevie Wonder, ebbero una nomination ai Grammy e diventarono protégés di Manu Chao). Girarono anche un video per promuovere quel brano fatto di caligine, sabbia e felicità (Le domeniche a Bamako sono i giorni dei matrimoni, cantano): fece ricordare a tutti che il meglio della musica americana arriva dall’Africa Occidentale. Ma poi? Abbiamo ripreso a nuotare nella nostra presunzione.

Sul Venerdì del 5 gennaio 2024

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