Amadou & Mariam cantano sabbia e felicità
di Giuseppe VidettiL’album Dimanche à Bamako (2004) di Amadou & Mariam
Questa arriva da un passato prossimo che sembra remoto. Perché, paradossalmente, il mondo della musica sembra essersi ristretto. Altro che villaggio globale. C’è stato un decennio unico – gli anni Novanta e l’inizio del nuovo millennio – in cui le musiche del mondo si sono incrociate in maniera vertiginosa. Grazie ad artisti illuminati come Ry Cooder, Bill Laswell, Peter Gabriel, Damon Albarn e David Byrne, musicisti e cantanti fino ad allora confinati nei loro paesi conquistarono le platee monopolizzate dagli angloamericani (solo Bob Marley e Fela Kuti ci erano riusciti). I portoghesi Madredeus e i cubani Buena Vista Social Club spianarono la strada a Césaria Évora (Capoverde), Khaled (Algeria), Youssou N’Dour (Senegal), Nusrat Fateh Ali Khan (Pakistan) – solo per citarne alcuni.
Questa arriva da un passato prossimo che sembra remoto. Perché, paradossalmente, il mondo della musica sembra essersi ristretto. Altro che villaggio globale. C’è stato un decennio unico – gli anni Novanta e l’inizio del nuovo millennio – in cui le musiche del mondo si sono incrociate in maniera vertiginosa. Grazie ad artisti illuminati come Ry Cooder, Bill Laswell, Peter Gabriel, Damon Albarn e David Byrne, musicisti e cantanti fino ad allora confinati nei loro paesi conquistarono le platee monopolizzate dagli angloamericani (solo Bob Marley e Fela Kuti ci erano riusciti). I portoghesi Madredeus e i cubani Buena Vista Social Club spianarono la strada a Césaria Évora (Capoverde), Khaled (Algeria), Youssou N’Dour (Senegal), Nusrat Fateh Ali Khan (Pakistan) – solo per citarne alcuni.
Le collaborazioni furono fruttuose – Sting con Cheb Mami, Césaria con Bonnie Raitt, Youssou N’Dour con Neneh Cherry – e i grandi teatri spalancarono le porte. Poi, come si trattasse di una moda passeggera (un altro degli effetti nefasti dell’11 settembre?), il fenomeno si è ridimensionato; con i servizi di streaming e i social media i Paesi anglofoni si sono ripresi la scena.
[[(FckEditorEmbeddedHtmlLayoutElement) onecms:09c648c0-86d2-4089-8f9f-d443eddb8c57]]
Mi si è aperto il cuore quando l’altro giorno ho riascoltato, dal rudimentale sound system di un ambulante, Beaux Dimanches di Amadou & Mariam, due artisti del Mali, allora ben oltre i quaranta, che si erano conosciuti in un istituto per ciechi (incontrarono Stevie Wonder, ebbero una nomination ai Grammy e diventarono protégés di Manu Chao). Girarono anche un video per promuovere quel brano fatto di caligine, sabbia e felicità (Le domeniche a Bamako sono i giorni dei matrimoni, cantano): fece ricordare a tutti che il meglio della musica americana arriva dall’Africa Occidentale. Ma poi? Abbiamo ripreso a nuotare nella nostra presunzione.
Sul Venerdì del 5 gennaio 2024