In questo mondo di fake
di Natalia AspesiScrive un lettore da Ascoli Piceno:
Confesso che ultimamente faccio sogni ripetuti di colore grigio-avana, nei quali mi trovo in una Palestina schiacciata, con le case evaporate, con le macerie ovunque e mi muovo in continuazione su strade e dentro edifici vuoti, cadenti, privi di finestre e porte, sostituite da grandi squarci irregolari, parlo con qualcuno di cui non vedo l’aspetto. Un’angoscia senza eguali. L’informazione poi aumenta le difficoltà di vivere, sembra che i tg anziché informare siano deputati a spargere angosce e dolori, ripetitivi, monotematici, senza tregua per le nostre povere menti, già provate per proprio conto. Ieri la guerra in Ucraina; da mesi la Palestina. Le note peggiori sono quei particolari orripilanti che rendono ancora più dolorosa la nostra partecipazione. Per difendermi, ormai dai tempi dell’Ucraina, ascolto solo i titoli poi vado sul canale delle scemenze a tutto tondo, e a volte anche quadre. Non ne posso più! Avremmo centomila problemi in questo Pae…
Scrive un lettore da Ascoli Piceno:
Confesso che ultimamente faccio sogni ripetuti di colore grigio-avana, nei quali mi trovo in una Palestina schiacciata, con le case evaporate, con le macerie ovunque e mi muovo in continuazione su strade e dentro edifici vuoti, cadenti, privi di finestre e porte, sostituite da grandi squarci irregolari, parlo con qualcuno di cui non vedo l’aspetto. Un’angoscia senza eguali. L’informazione poi aumenta le difficoltà di vivere, sembra che i tg anziché informare siano deputati a spargere angosce e dolori, ripetitivi, monotematici, senza tregua per le nostre povere menti, già provate per proprio conto. Ieri la guerra in Ucraina; da mesi la Palestina. Le note peggiori sono quei particolari orripilanti che rendono ancora più dolorosa la nostra partecipazione. Per difendermi, ormai dai tempi dell’Ucraina, ascolto solo i titoli poi vado sul canale delle scemenze a tutto tondo, e a volte anche quadre. Non ne posso più! Avremmo centomila problemi in questo Paese che non mi permetto di elencare per non rattristarmi ancora di più e gente deputata inadatta ed incapace di capirli e quindi iniziare a risolvere. Oltre ad essere ovviamente orfano, sento più mancanze ancora, in quanto orfano di governo, le cui persone deputate sono scadenti come mai e conseguentemente incapaci o inadatte ad affrontare alcunché. Una miseria umana assoluta. Ricordo per chiarezza che da sempre “le idee camminano con le gambe di donne e uomini”. Se questa è la componenza, cosa aspettarsi? Dove sperare di andare? L’ultimo argomento di distrazione di massa è divenuto “il patriarcato” dove le due fazioni si azzuffano e contendono affinché non si veda che la barca non va e nessuno se ne renda conto. Alla fine di questo cahier de doléances, cara Natalia, perché non proponi che si parli finalmente di donne? Ovviamente con grazia e gentilezza. Almeno noi maschietti una volta alla settimana potremmo avere un argomento per sorridere con beatitudine. Ciao carissima, l’affetto è immutato nonostante la scontrosità con cui ricambi, dopo la certificazione della mia esistenza in vita ti abbraccio con piacere.
Non vedo i telegiornali, anzi la televisione, da almeno cinque anni, da quando poi sono entrati i signori di destra, e pare che non riescano a fare un solo passabile show, proprio l’ho cancellata. Di informazione ne abbiamo persino troppa, e ormai tranne un paio di quotidiani, anzi uno e mezzo, altro non c’è: viviamo ormai nei fake, e finiremo a vivere in un mondo del tutto falso: mi piacerebbe sapere chi lo controllerà, Musk, Putin, il diavolo? Non so se sentirmi una privilegiata o una disperata: pensi che ci sono persone che paiono normali e invece si sono buttate sull’acquisto delle cose Balocco, perché fotografate assieme alla bella Ferragni: che colpa non ne ha seguendo un modo di acquisto della nuova pubblicità, mentre la colpa dovrebbe essere divisa tra chi ha creduto che un dolce, un pandoro, sarebbe stato più buono se mostrato con lei. Allora, signore, che fare? Vivere fuori dalla realtà? Inventarci un presente? Metterci dei tappi alle orecchie per non sentire la strada verso l’inferno che stiamo percorrendo? Lei mi dice, parliamo di donne gentili, «con grazia e gentilezza». Non so perché, o forse sì, mi viene in mente Giulia Cecchettin, dal sorriso felice, e non mi viene voglia di parlare di nessuna.
Un veleno chiamato invidia
Gentile signora Aspesi, quello del femminicidio è un tema che periodicamente torna a farci discutere, con l’unica certezza di non far sentire al sicuro le donne una volta per tutte. È vero, le nuove generazioni oggi sono più malinconiche e i genitori non si accorgono di niente, per non parlare dei rapporti sociali peggiorati sotto ogni aspetto, con la conseguenza di un malessere generalizzato soprattutto a livello giovanile. I media sono martellanti per alcuni giorni e poi il silenzio diventa assordante. Quello che sta succedendo ricorda i tempi andati, quando la dignità delle donne veniva calpestata e derisa con troppa facilità. Sarebbe utile coltivare di nuovo il dialogo e la libertà di pensiero invece della sopraffazione e la violenza fisica. A questo possiamo accostare l’invidia che scatta quando si viene a sapere che un altro ci ha superato, una sofferenza che nasce da un confronto perdente in un campo che è ritenuto importante per la persona invidiosa: il successo altrui nello studio come nel lavoro può causare un sentimento duraturo, evolvere cioè in uno stato di malessere, di malumore e di malevolenza perpetua verso la persona invidiata. L’invidia è un’emozione meschina, la più infida e la più nascosta, perché più la persona invidia, più diventa ostile e desiderosa di ferire, sminuire, denigrare e addirittura far del male alla persona invidiata pur di annichilirla. L’invidia è velenosa per chi la vive, per chi cerca di sopraffare il senso di inadeguatezza autoconvincendosi di essere in possesso di qualità migliori che non possono esprimersi per causa dell’altro. L’invidioso lancia tre messaggi: sono inferiore, ti sono ostile e potrei anche farti del male. Sarebbe opportuno comportarsi sempre in modo responsabile, calcolando possibilmente le conseguenze delle nostre scelte prima ancora di compierle, usare l’intelligenza e il cuore, ma tenere sempre presente la nostra coscienza ed essere certi di poterla ritrovare intatta dentro di noi. Fare sempre scelte che partano da una solida base morale e seguire i propri principi etici senza mai abbassare la guardia.
Salvatore D’Acri
Di invidia mi ha parlato la filosofa Laura Boella, dandomi un altro spunto che non sia il troppo usato patriarcato per definire le ragioni per cui ci sono uomini che uccidono la donna che non li vuole più. In un suo articolo su questo amabile giornale, la brava Lidia Ravera accennava anche al desiderio di eliminare le donne da parte di uomini che non le volevano più. Mi pare che solo l’orribile fine della povera Giulia Tramontano, col bimbo arrivato al settimo mese, sia nata dal desiderio di liberarsene da parte dell’Impagnatiello, poi altri non ne trovo. Sono tanti anche quelli che dopo il delitto si suicidano. Forse anche una maggior coscienza di sé che oggi è più facile trovare in una donna, può essere una folle ragione per eliminarla. Lei poi parla di principi etici: ma chi li ha? Lei stesso pensa che spesso i genitori non si accorgono di nulla. E tutti gli altri? Tutti siamo diventati hater, ma in pochi poi mettono in pratica il suo odio, per fortuna. E ad abbassare la guardia? Forse è questo il principio, e forse è la guardia che è scomparsa.
Ricordando Mulas senza indiscrezione
Gentile signora Aspesi, se le avevo chiesto di non pubblicare la mia lettera (sul numero del 15 dicembre, ndr) è perché sapevo come andava a finire. Sono stata rimproverata per la mia indiscrezione. Un bel dispiacere... Ma lei, signora Aspesi, resta sempre un mito per me e sono contenta che la lettera le abbia fatto piacere.
Carmen Mulas
Carissima signora, mi sono permessa di pubblicare la sua lettera per poter ricordare quel meraviglioso uomo e grande fotografo che era Ugo Mulas. Mi pare che chi la rimprovera esageri un po’. Ma mi piace essere quasi un mito per lei e me ne vanto.