Viaggio tra i fantasmi (giapponesi)
di Vittorio LingiardiIsabelle Hupert e Tsuyoshi Ihara nel film Viaggio in Giappone.
«Abbiamo tutti un legame più o meno diretto con i defunti. Certe persone li vedono, altri li percepiscono. Il mondo visibile e il mondo invisibile coesistono. I fantasmi ci aiutano a vivere». Ci voleva il Giappone – culla, sfondo e protagonista del nuovo film di Elise Girard – per raccontare questa storia di lutti, apparizioni e amori nascenti. Anzi, ci volevano il Giappone e Isabelle Huppert, qui più che mai capace di congelare il pianto, spaesare la solitudine, improvvisare la comicità. Anzi anzi, ci volevano il Giappone, Isabelle Huppert e Tsuyoshi Ihara, il suo viso meraviglioso. Il titolo con cui lo trovate da ieri nelle sale è Viaggio in Giappone, ma l’originale, Sidonie in Japan, è più fedele all’intento. Meglio andarlo a vedere sapendone nulla, quindi le prossime dieci righe saltatele: Sidonie Perceval è una scrittrice francese invitata in Giappone dal suo editore locale, Kenzo Mizoguchi, per un ciclo di presentazioni del suo primo libro, L’ombre portée. L’incontro tra i due s…
«Abbiamo tutti un legame più o meno diretto con i defunti. Certe persone li vedono, altri li percepiscono. Il mondo visibile e il mondo invisibile coesistono. I fantasmi ci aiutano a vivere». Ci voleva il Giappone – culla, sfondo e protagonista del nuovo film di Elise Girard – per raccontare questa storia di lutti, apparizioni e amori nascenti. Anzi, ci volevano il Giappone e Isabelle Huppert, qui più che mai capace di congelare il pianto, spaesare la solitudine, improvvisare la comicità. Anzi anzi, ci volevano il Giappone, Isabelle Huppert e Tsuyoshi Ihara, il suo viso meraviglioso. Il titolo con cui lo trovate da ieri nelle sale è Viaggio in Giappone, ma l’originale, Sidonie in Japan, è più fedele all’intento. Meglio andarlo a vedere sapendone nulla, quindi le prossime dieci righe saltatele: Sidonie Perceval è una scrittrice francese invitata in Giappone dal suo editore locale, Kenzo Mizoguchi, per un ciclo di presentazioni del suo primo libro, L’ombre portée. L’incontro tra i due sembra solo riflettere il misterioso sfiorarsi di due culture lontane; ma poi, man mano che attraversano il Paese (i treni velocissimi, i templi di Kyoto, l’isola di Naoshima con la Benesse House di Tadao Ando),
Sidonie e Kenzo iniziano ad aprirsi, intimi e ritrosi, l’una all’altro.
Guardando il film, vari pensieri: per esempio che ci sono giorni di dolore in cui solo il sonno può venirci in aiuto, e che dunque più crudele del dolore è l’insonnia che può accompagnarlo. C’è una scena in cui i due protagonisti ridono per la prima volta: è così delicata e sottile che noi, al contrario, ci bagniamo gli occhi. Viaggiare con Sidonie ci insegna, come diceva Emily Dickinson, che non c’è bisogno di essere una stanza per essere abitati da un fantasma. Ma anche, questo invece è un verso di Neruda, che vorremmo fare con lei quello che la primavera fa con i ciliegi.