Globalizzazione e social hanno fatto deperire la democrazia
di Michele SerraGentile Serra, ho letto la sua Amaca sul nuovo presidente argentino. Mi pare strana, mi permetta, la sua sorpresa. Spinoza (1632-1677) disse: «Non è il tiranno che fa gli schiavi, sono gli schiavi che fanno il tiranno». Deleuze ricorda «il problema che Spinoza seppe porre (e che Reich ha riscoperto): perché gli uomini lottano per la loro schiavitù come se si trattasse della loro salvezza?». E lo stesso Deleuze scrisse un brevissimo ma illuminante saggio sul masochismo, dove non è la padrona che brutalizza lo schiavo, ma lo schiavo che chiede di essere dominato dalla padrona. Ben intendendo che il problema non si limita a giocherelli da camera, ma che è la regola della nostra vita politica, basata sulla delega al potere. Insomma, il potere viene dal basso, come in Foucault, e come ci ricorda bene Rocco Ronchi in un bell’articolo su Doppiozero dedicato a quest’ultimo. E viene a cominciare dal gesto apparentemente più innocente, appunto le elezioni. Se Reich affermò che le folle hanno de…
Gentile Serra, ho letto la sua Amaca sul nuovo presidente argentino. Mi pare strana, mi permetta, la sua sorpresa. Spinoza (1632-1677) disse: «Non è il tiranno che fa gli schiavi, sono gli schiavi che fanno il tiranno». Deleuze ricorda «il problema che Spinoza seppe porre (e che Reich ha riscoperto): perché gli uomini lottano per la loro schiavitù come se si trattasse della loro salvezza?». E lo stesso Deleuze scrisse un brevissimo ma illuminante saggio sul masochismo, dove non è la padrona che brutalizza lo schiavo, ma lo schiavo che chiede di essere dominato dalla padrona. Ben intendendo che il problema non si limita a giocherelli da camera, ma che è la regola della nostra vita politica, basata sulla delega al potere. Insomma, il potere viene dal basso, come in Foucault, e come ci ricorda bene Rocco Ronchi in un bell’articolo su Doppiozero dedicato a quest’ultimo. E viene a cominciare dal gesto apparentemente più innocente, appunto le elezioni. Se Reich affermò che le folle hanno desiderato il fascismo, è facile ricordare che Hitler vinse alla prova delle urne e sul fascismo nostrale inutile illuderci che sia stato, con la marcia su Roma, un colpo di Stato. L’Italia quasi tutta (mettiamo un quasi per carità di patria) era con Lui, compresi gli antifascisti del secondo tempo Toscanini, Puccini, Gadda, Croce e compagnia cantante, insomma una specie di elezione per acclamazione, come succede in democraticissimi consessi e non per questo, perché è per acclamazione, è violenza, ma semplicemente prende atto di ciò che sarebbe la risposta di uno spoglio di schede a farsi. Perciò, dov’è mai la stranezza e la scoperta e la novità di quello che è avvenuto in Argentina, come il suo articolo lascia intendere?
Roberto Sieni
Caro Sieni, diversi altri lettori mi hanno fatto osservazioni simili alle sue: ma come, Serra, lei si meraviglia ancora del ferale legame tra popolo e dittatori? Le pare forse una novità? L’osservazione ha ragione d’essere, ma la risposta è semplice: sì, me ne meraviglio e me ne dolgo. E questo accade per una ragione evidente, che forse in quell’Amaca ho omesso, e dunque mi spiego meglio qui: sono cresciuto in Europa nella seconda metà del Novecento, dopo che la caduta di fascismo e nazismo ci aveva fatto seriamente sperare che la democrazia fosse una conquista comune, e un presidio inespugnabile. Ci sentivamo, tutto sommato, al riparo; e per giunta convinti che il progresso (che non era solamente un concetto economico-tecnologico, era anche un orizzonte politico), sia pure tra alti e bassi, avrebbe proseguito nel suo cammino. La mia meraviglia, dunque, è in relazione a quella grande illusione, che pure aveva una sua quotidiana applicazione, e dunque una sua verosimiglianza. Il popolo poteva finalmente studiare e avrebbe studiato, avrebbe migliorato la sua cultura e alzato il suo livello cognitivo e critico, passo dopo passo ci saremmo liberati di certe zavorre, di certe credulità, di certe ignoranze. E mai e poi mai avrei creduto che i fascisti sarebbero tornati al governo del mio povero, scervellato Paese, come è invece avvenuto. Mai e poi mai avrei creduto che i fascisti, con Lollobrigida in testa, avrebbero inaugurato (nel 2012) un sacrario dedicato a un infame criminale di guerra e genocida, Rodolfo Graziani. E poi Trump, Bolsonaro, Orbán, il torvo catto-nazionalismo polacco, il terrificante e ridicolo Milei, il lugubre Putin, odiatore della democrazia con i suoi missili e i suoi pope: no, non lo immaginavo proprio che nel nuovo millennio la storia avrebbe preso questa piega. Ovviamente non bisogna mai smettere di domandarsi perché tutto questo è accaduto. Credo che l’esclusione di grandi masse di esseri umani dai grandi vantaggi della globalizzazione (dunque dal famoso Progresso) sia stata il fattore decisivo; e male ne incolse, alla sinistra dei Clinton e dei Blair, non essersene mai resa conto. Al secondo posto, tra le cause del deperimento della democrazia, metto, senza mezzo dubbio, l’avvento dei social, catastrofe del logos e della ragion critica, tomba della realtà (senza i social sono convinto che Trump non avrebbe mai vinto). Ma questo è il senno di poi. Il senno di prima, al contrario, mi faceva sperare che le cose sarebbero andate meglio.
Mussolini in edicola
e nessuno dice nulla
Carissimo Michele Serra, come ogni giorno sono andata a comprare i quotidiani, però sono stata stravolta dalla visione di un enorme e osceno calendario in vendita, con l’effigie di Mussolini. Sono anziana, quindi mi è venuta subito in mente la nostra Costituzione: è vietata l’apologia del fascismo. Quando ero bimba, di famiglia antifascista, non si poteva sentire cantare neanche per strada Faccetta nera. Cosa sta succedendo?
Annalucia Carboni
Cara amica, sta succedendo che la verità viene a galla. Noi non siamo un popolo antifascista, se non una vasta minoranza che ora si trova all’opposizione. Abbiamo ancora la libertà di dire, noi vasta minoranza, che Mussolini e il fascismo ci ripugnano, e speriamo di riuscire a mantenere almeno quella. Ma i fascisti sono tanti, e assai rinfrancati dalla salita al governo degli eredi della Fiamma. Della Costituzione gliene importa poco, e cercheranno presto di manometterla. Le opposizioni dovrebbero fare fronte: ma non ne sembrano capaci, né Schlein, che è la sola volonterosa in questo senso, ha la forza per unire i democratici italiani. Mi dispiace non saperle dire qualcosa di più confortante.
Gli otoliti della Meloni
mi strappano un sorriso
Gentile Michele Serra, Giorgia Meloni, uomo dell’anno, è stata/o messa/o KO non dal macigno del debito pubblico italiano, ma da infimi sassolini (otoliti: sono stata felice di aver frequentato il liceo classico). Le chiedo: è un caso? Una metafora? Consapevole dei problemi dell’Italia e del mondo, la esento da una risposta. Confesso che io alla notizia, pur consapevole del disagio provocato dal disturbo da cui mi auguro che la Presidente del Consiglio si riprenda rapidamente, non ho potuto trattenere un sorriso.
Rita Pitussi (lettrice di Repubblica dal primo numero)
Gentile Rita Pitussi, grazie dell’esenzione ma le rispondo lo stesso, perché la sua lettera ci permette di chiudere in modo un poco più leggero questa puntata, non allegra, della Posta. Detto che mi unisco all’augurio (sincero) che la persona Meloni torni in ottima salute, aggiungo che i veri “infimi sassolini” che funestano il suo governo sono i tanti mediocri che ne fanno parte. Dal pistolero di Capodanno ai tanti bulletti di provincia che sono scesi a Roma sull’onda di un successo non meritato. Il personale politico della destra, con poche eccezioni, è mediocre, presuntuoso e vorace, e perfino in un Paese non troppo vigile e poco avvezzo a pretendere qualità, questa mediocrità prima o poi è destinata a pesare. La speranza è che il prezzo non ricada su tutta la comunità nazionale. Ma il merito, santo cielo, non può essere improvvisamente scomparso. Penso sempre più spesso a mio padre quando diceva: «Se hai fatto bene prima o poi sarai premiato, se hai fatto male sarai punito». Era un uomo di destra, ma era una destra di altri secoli. Che dico di altri secoli: di altre galassie.
Sul Venerdì del 12 gennaio 2024