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Ricette: la polenta è un mistero

La ricetta citata da Giovanni Pascoli è diversa da quella a noi nota. Ma, per la pigrizia del poeta, non sapremo mai la sua riuscita
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Nei Primi poemetti di Giovanni Pascoli c’è una poesia che parla da cima a fondo di come si fa la polenta. Attenzione, non è però una ricetta, perché la voce narrante, che è tendenzialmente il poeta stesso, non spiega come si fa la polenta, ma racconta l’effetto che fa vedere qualcuno che fa la polenta; non è proprio la stessa cosa. Prima di tutto viene riempito il paiolo d’acqua salata e si mette a scaldare sul fuoco («Ubbidì Rosa al subito comando. / Sotto il paiolo aggiunse legna, il sale / gettò nell’acqua che fremé ronzando»). Subito dopo si setaccia la farina, che somiglia addirittura a neve dorata: «Stacciò: lo staccio, come avesse l’ale, / frullò tra le sue mani, e la farina / gialla com’oro nevicava uguale».

Fin qui, nulla di molto diverso da ciò che fanno tutti anche oggi.

Sulla…

Nei Primi poemetti di Giovanni Pascoli c’è una poesia che parla da cima a fondo di come si fa la polenta. Attenzione, non è però una ricetta, perché la voce narrante, che è tendenzialmente il poeta stesso, non spiega come si fa la polenta, ma racconta l’effetto che fa vedere qualcuno che fa la polenta; non è proprio la stessa cosa. Prima di tutto viene riempito il paiolo d’acqua salata e si mette a scaldare sul fuoco («Ubbidì Rosa al subito comando. / Sotto il paiolo aggiunse legna, il sale / gettò nell’acqua che fremé ronzando»). Subito dopo si setaccia la farina, che somiglia addirittura a neve dorata: «Stacciò: lo staccio, come avesse l’ale, / frullò tra le sue mani, e la farina / gialla com’oro nevicava uguale».

Fin qui, nulla di molto diverso da ciò che fanno tutti anche oggi.

Sulla cottura, invece, c’è un passaggio poco chiaro e misterioso. La polenta è appena stata versata nell’acqua: «E poi spentela tutta a poco a poco, / mestò. Senza bisogno di garzone, / inginocchiata nel chiaror del fuoco, / mestò, rumò, poi schiaffeggiò il pastone, / fin che fu cotta». Sembra quasi che la polenta cuocia lontano dal fuoco, e non mescolata senza sosta come insegnano oggi. Noi cuochi non lo diciamo mai, ma nelle cucine professionali la polenta viene abbandonata sulla fiamma cosiddetta pilota, una minuscola fiamma che serve a non far spegnere i fuochi. Con ogni probabilità, le polente venivano un tempo lasciate cuocere accanto al camino, e rimestate solo appena prima di servirle.

Non lo sapremo forse mai, perché mentre le donne rimestano la polenta e cuociono i radicchi per condirla, il poeta maschio guarda, e non fa niente.

Ricetta: polenta e radicchio

Ingredienti per 4 persone:
200 gr di farina da polenta gialla
2 radicchi tardivi
4 cucchiai d’olio
2 cucchiai di aceto di vino rosso
1 spicchio d’aglio
Sale e pepe

Come procedere

Prendete una grande pentola col manico, e per la quale possedete un coperchio e versateci un litro d’acqua; portate a ebollizione. Aggiungete quindi un pugnetto di sale grosso e versate la farina a pioggia, poca per volta, mescolando con la frusta continuamente. Abbassate il fuoco al minimo e mescolate qualche altra volta, fino a quando comincerà a fare delle bolle. A questo punto mettete il coperchio e riponete tutta la pentola in una zona molto calda della cucina: l’ideale sarebbe vicino al camino o sopra una stufa. In ogni caso, dimenticate la polenta per un’ora almeno. Dopo un’ora, togliete il coperchio e valutate la situazione: se necessario, aggiungete un po’ di acqua calda e mescolate bene, sul fuoco, fino a ottenere la consistenza desiderata. In una padella, versate l’olio e l’aglio schiacciato: tagliate a metà i radicchi e posateli in padella a fuoco vivo per 2 minuti, con un pizzico di sale. Versate quindi l’aceto, e vedrete i radicchi ritornare rossi e brillanti. Servite due mestoli di polenta con sopra mezzo radicchio e il suo intingolo.

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