✕

Olimpiadi, facciamole sempre ad Atene

Olimpiadi 2004: l’accensione della torcia a Olimpia (Getty images)

 
La proposta: visto che i Giochi non sono quasi mai un affare per le città che li ospitano, perché non riportarli in permanenza nel Paese d’origine?
2 minuti di lettura

È un po’ come la roulette: sai in partenza che hai buone probabilità di rimetterci, se va bene uscirai dal casinò come sei entrato, pochi ce la fanno (poi ritentano e vanno sotto). Però vuoi mettere: le luci, l’eleganza, il brivido. Così tante città del mondo se la giocano sulla ruota dell’Olimpiade. Con entusiasmo, speranza e convinzione che per loro il destino sarà diverso. Basterebbe leggere. Per esempio: Circus Maximus (che non è la rubrica di Giannini tradotta in latino, ma) un libro dell’economista americano Andrew Zimbalist. Afferma che «solo in sette casi i Giochi hanno avuto un modesto impatto positivo sull’attività economica o sull’occupazione nel breve termine, comunque in misura largamente inferiore alle predizioni; in sedici casi non è stato riscontrato alcun effetto statisticamente significativo; in tre, addirittura, l’impatto è stato negativo». In un articolo dal titolo Going for the Gold (“Correndo per l’oro”) pubblicato nel 2016 dal Journal of Economic Perspectives il…

È un po’ come la roulette: sai in partenza che hai buone probabilità di rimetterci, se va bene uscirai dal casinò come sei entrato, pochi ce la fanno (poi ritentano e vanno sotto). Però vuoi mettere: le luci, l’eleganza, il brivido. Così tante città del mondo se la giocano sulla ruota dell’Olimpiade. Con entusiasmo, speranza e convinzione che per loro il destino sarà diverso. Basterebbe leggere. Per esempio: Circus Maximus (che non è la rubrica di Giannini tradotta in latino, ma) un libro dell’economista americano Andrew Zimbalist. Afferma che «solo in sette casi i Giochi hanno avuto un modesto impatto positivo sull’attività economica o sull’occupazione nel breve termine, comunque in misura largamente inferiore alle predizioni; in sedici casi non è stato riscontrato alcun effetto statisticamente significativo; in tre, addirittura, l’impatto è stato negativo». In un articolo dal titolo Going for the Gold (“Correndo per l’oro”) pubblicato nel 2016 dal Journal of Economic Perspectives il bilancio è ancor più in rosso: «Nella maggior parte dei casi l’Olimpiade è una perdita per chi la ospita, solo in circostanze molto specifiche e insolite si possono produrre benefici netti positivi».

La routine è la stessa: c’è il girone eliminatorio in cui varie città si contendono la designazione spendendo cifre enormi in creazione di comitati, lobby, eventi, molto spesso tangenti. Poi ne resta una sola, povera lei. E non sa a che cosa va incontro. Uno studio dell’Università di Oxford dimostra che tra il 1960 e il 2016 i costi effettivi per ciascuna Olimpiade sono stati pari a oltre due volte e mezzo le previsioni. Per poi far esplodere stadi, non riutilizzare piscine, veder mutare villaggi per atleti in città per fantasmi. Perché si continua questa gara prima della gara? Quando la popolazione mondiale viaggiava poco, a inizio e metà del secolo scorso, poteva essere un modo per raccontare e poi mostrare in tv luoghi non visti. Ora, chi non è mai stato a Parigi? E comunque è la terza volta, come già per Londra.

Alternative? Interrompere la riffa, prima che emiri e sceicchi si comprino il banco. E individuare una sede unica, la più naturale, la prima e la migliore: Atene. Personalmente ho seguito sei olimpiadi, la terza (2004) proprio nella capitale greca. E non c’è confronto. Altrove scendono in campo la geografia e l’economia, lì: la storia. Ci sono state gare in antiche arene o all’ombra del Partenone, c’è stata quell’eco che non arrivava certo tra le bollicine di Atlanta o le nuvole sopra Pechino. Atene capitale dei Giochi, sede olimpica permanente, aiuterebbe la Grecia a non ricadere nei guai finanziari che l’hanno travolta ed eviterebbe ad altre città e Paesi spese e delusioni. Siamo sicuri che per il 2036 sia meglio una sfida tra Varsavia e la città indiana di Ahmenabad? O non sarebbe ora che il massimo circo trasformasse tende e roulotte in impianti stabili con la forza del tempo passato e la prospettiva quadriennale di quello futuro?

Sul Venerdì del 19 gennaio 2024

Leggi i commenti