✕

Tarocchi: perché gli arcani ci svelano l’arcano

Un libro racconta la storia del mazzo di carte divinatorie più celebre al mondo. Creato nel 1910 da un mistico e da una pittrice e poi copiato e amato da tutti, dalle chiromanti di strada a Jodorowsky. Ecco perché ancora oggi ha molto da dirci
4 minuti di lettura

SE VOLETE capire qualcosa dei tarocchi avete davanti due strade. La prima è un viaggio, la seconda un libro. Il viaggio vi porterà in Maremma vicino a Capalbio dove si trova il celebre Giardino dei Tarocchi, costruito dall’artista franco-americana Niki de Saint Phalle. Il libro, avvincente come un itinerario cavalleresco, è I Tarocchi di Arthur E. Waite e P. Colman Smith, appena pubblicato da Taschen. Lo ha scritto Johannes Fiebig, uno dei maggiori esperti nel campo dei tarocchi e di altri linguaggi simbolici come i miti e i sogni.

Dopo aver inanellato numerosi bestseller in campo “tarocchistico”, l’autore questa volta ha dedicato la sua indagine al celebre mazzo Waite-Smith, ideato nel 1910 dal mistico ed esoterista statunitense Arthur Edward Waite e disegna…

SE VOLETE capire qualcosa dei tarocchi avete davanti due strade. La prima è un viaggio, la seconda un libro. Il viaggio vi porterà in Maremma vicino a Capalbio dove si trova il celebre Giardino dei Tarocchi, costruito dall’artista franco-americana Niki de Saint Phalle. Il libro, avvincente come un itinerario cavalleresco, è I Tarocchi di Arthur E. Waite e P. Colman Smith, appena pubblicato da Taschen. Lo ha scritto Johannes Fiebig, uno dei maggiori esperti nel campo dei tarocchi e di altri linguaggi simbolici come i miti e i sogni.

Dopo aver inanellato numerosi bestseller in campo “tarocchistico”, l’autore questa volta ha dedicato la sua indagine al celebre mazzo Waite-Smith, ideato nel 1910 dal mistico ed esoterista statunitense Arthur Edward Waite e disegnato dalla sua discepola Pamela Colman Smith. Che a sua volta si ispirò al quattrocentesco mazzo Sola Busca, tra i più antichi del mondo, entrato di diritto nella leggenda di questo gioco che non è un gioco.

Il volume di Fiebig, che si candida a diventare un autentico punto fermo, si avvale del contributo di tre superesperti mondiali come Rachel Pollack, Mary K. Greer e Bob Gilbert. Il risultato è un libro monumentale, ricco di testi illuminanti e di oltre mille illustrazioni che ricostruiscono passato e presente dei tarocchi mostrandone le ricadute nell’arte, nella cultura popolare e nell’immaginario antico e moderno. I punti di forza dell’opera di Fiebig sono tre.

Primo, racconta la storia e la fortuna del mazzo Waite-Smith, il più noto e diffuso nel mondo anglosassone e non solo, ancora oggi il punto di riferimento obbligato non solo per i cartomanti, ma anche per gli inventori di nuovi mazzi, che si ispirano alle loro immagini, data la facilità di memorizzare i loro significati divinatori.

Secondo, dall’alto della sua sterminata conoscenza, Fiebig svela i molteplici e qualche volta contraddittori significati delle figure, delle simbologie e delle allegorie che fanno dei tarocchi una foresta di segni, accessibile solo se si è armati di conoscenza e di sapienza.

Terzo, il libro ci traghetta verso il senso profondo dei tarocchi e della loro influenza sull’interpretazione della vita e della sorte. Perché proprio di gioco col destino si tratta. Come diceva la compianta antropologa Cecilia Gatto Trocchi, che alla cartomanzia e alla magia dedicò ricerche illuminanti, le carte rappresentano fondamentalmente un “mistero”, una sollecitazione a misurarsi in una sfida con la fortuna che richiama le iniziazioni rituali.

Sacro e profano

In fondo, forzare la mano al fato rappresenta un’aspirazione millenaria. E i tarocchi con i loro enigmatici trionfi, arcani, virtù ed emblemi sono la rappresentazione più affascinante di questo gioco col destino. Dello stesso parere è Niki de Saint Phalle, la creatrice del Giardino dei Tarocchi, popolato di statue ispirate agli arcani maggiori dei tarocchi. La Papessa, il Mago, la Ruota della Fortuna, il Sole, la Luna, la Morte, il Diavolo, il Papa, l’Imperatore, la Giustizia.

Secondo l’artista, queste carte non sono semplicemente un gioco ma un pensiero della vita che viene da molto lontano. E che riserva uno spazio privilegiato al mistero. Non a caso l’ingresso al giardino, realizzato dall’archistar ticinese Mario Botta, traduce in misure spaziali quella separazione tra il mondo esoterico e quello quotidiano. Così il muro di recinzione, spiega Botta, rappresenta una «soglia da superare per entrare in una dimensione iniziatica e magica». Che secondo molti studiosi sarebbe connessa alla lontana con la religione dell’antico Egitto, e precisamente con il Libro lasciato sulla Terra dal dio Toth e usato dai sacerdoti per prevedere le piene del Nilo. Proprio dalle figure di questo testo magico avrebbero origine i 22 tarocchi principali. E proprio dai dignitari del Faraone Ramses II l’avrebbe ricevuto Mosè che a sua volta l’avrebbe portato in Israele.

Ecco perché secondo Saint Phalle i tarocchi si sarebbero mescolati con la Cabala ebraica. E solo in età moderna sarebbero diventati un gioco di carte. Insomma, la storia recente dei tarocchi sarebbe il risultato di una desacralizzazione.

Ovviamente non tutti la pensano così. Secondo molti taroccologi le cose sono andate diversamente. Nel senso che alla fine del Milletrecento la diffusione delle carte come allegoria della società di corte e come epopea dell’avventura cavalleresca manda in pensione giochi d’alea più antichi come i dadi e diventa una passione collettiva. E in testa alla nuova hit della ludomania ci sono proprio i tarocchi. Il cui successo è legato anche all’alone misterico che circonda la loro origine e il loro stesso nome. Che il collezionista e studioso di giochi Vincenzo Capuano riconduce all’uso di taroccare le carte, “cioè segnarle con strisce e puntini”.

Lo stesso significato del termine taroccare tanto diffuso nel nostro linguaggio quotidiano per indicare un raggiro, un inganno, una contraffazione. E questa fama di ciarlataneria, di imbroglio resterà a lungo attaccata ai cartomanti e a quelli che usano i tarocchi per indovinare il futuro. Così da una parte, tra il Cinque e il Settecento, vedono la luce mazzi storici come il sopra citato Sola Busca, adesso al Museo milanese di Brera, il Visconti di Modrone, quello del Mantegna (falsamente attribuito al grande pittore veneto), le carte di Marsiglia, le proverbiali minchiate fiorentine dette così per significare che non erano una cosa seria.

Ma dall’altra parte, soprattutto fra Settecento e Ottocento viene scoperto, o riscoperto, il valore esoterico di simboli come il Matto, il Bagatto, la Ruota, la Luna, l’Impiccato o, meglio, l’Appeso. Grazie soprattutto a personaggi come Antoine Court de Gébelin, del cartomante Jean-Baptiste Alliette padre del mazzo passato alla storia come Grandi Etteilla, dall’anagramma del suo cognome. Nonché dell’occultista Eliphas Lévi che considerava i tarocchi una forma di matematica applicata all’assoluto. E al nostro tempo, il regista scrittore teosofo cileno Alejandro Jodorowsky ha creato un suo mazzo che tenta una sintesi fra disciplina divinatoria e scienza dei simboli.

Al di là del visibile

In realtà la cultura moderna ha trasformato i tarocchi e la loro diffusione nell’immaginario di massa in un simbolo di lettura ispirata, di sapienza che non si arresta alla superficie delle cose. Ma anche sintomo di veggenza taroccata. L’esempio più vicino è il recentissimo thriller I chiostri di New York di Katy Hays, da poco uscito da Rizzoli, con al centro un prezioso mazzo del Quattrocento italiano custodito in un museo newyorkese e ritenuto in grado di aprire una visione del futuro a chi sappia leggerlo.

Ma l’esempio più celebre è quello di Madame Sosostris, la chiaroveggente che giganteggia al centro della Terra desolata di Thomas S. Eliot, il massimo poema del Novecento. Il grande poeta americano, Nobel per la letteratura nel 1948, racconta la decadenza della modernità che ha mandato in frantumi la sapienza antica. E fa della cartomante imbrogliona la versione degradata di Tiresia e della Sibilla, i grandi indovini del passato. Come dire che il materialismo del nostro tempo ha ridotto a paccottiglia la sapienza spirituale del tempo che fu.

Ma per fortuna, come mostra lo splendido libro di Fiebig, i tarocchi non sono solo questo. Perché la loro ponderazione dell’imponderabile resta una sfida ad andare al di là del visibile, una ricerca di quella ulteriorità in cui sta il senso segreto e ingannevole della vita.

Sul Venerdì del 12 gennaio 2024

Leggi i commenti