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Storia del naso, da Cleopatra a Lady Gaga

Il celebre ritratto di  Federico da Montefeltro (1465 circa). Il condottiero si era fatto asportare una parte del ponte nasale per ampliare il campo visivo, dopo aver perso l’occhio destro in un duello. Ma non aveva voluto che il grande pittore Piero della Francesca modificasse quel suo profilo unico del quale andava orgoglioso (Getty images)

 
Arriva dall’Olanda un saggio della studiosa d’arte Caro Verbeek: una curiosa “Odissea” su un organo che ha segnato la vita di tanti personaggi. A partire da una donna di duemila anni fa...
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Siete al Rijksmuseum di Amsterdam. Naturalmente al secondo piano, per godervi la Ronda di notte di Rembrandt: una stanza tutta per sé, una parete intera, la vostra totale attenzione risucchiata. Bene, concedetegliela perché lo merita, ma non trascurate il resto. Giratevi sulla vostra sinistra e proseguite il corridoio fino alla sua curva. Ora attraversate di fila le cinque sale blu, arrivando all’ultima, forse la più trascurata, quella d’angolo. Nome in codice: “Room 2.9”. Tradotto: la parte di arte del diciassettesimo secolo che non è altrove. Alzate lo sguardo verso un ritratto familiare di grandi proporzioni (132 x 190 cm). È di un pittore olandese, il cui nome – Jacob Jansz Coeman – non vi dirà molto. Sulla tela sono raffigurati Pieter Cnoll e sua moglie Cornelia van Nijenroode insieme alle loro figlie. Questo il titolo e questo il tema. Ma, anche qui, fate uno sforzo, evitate di concentrarvi su quel quartetto in atteggiamento composto. La storia vera, attenzione, si concentra nuo…

Siete al Rijksmuseum di Amsterdam. Naturalmente al secondo piano, per godervi la Ronda di notte di Rembrandt: una stanza tutta per sé, una parete intera, la vostra totale attenzione risucchiata. Bene, concedetegliela perché lo merita, ma non trascurate il resto. Giratevi sulla vostra sinistra e proseguite il corridoio fino alla sua curva. Ora attraversate di fila le cinque sale blu, arrivando all’ultima, forse la più trascurata, quella d’angolo. Nome in codice: “Room 2.9”. Tradotto: la parte di arte del diciassettesimo secolo che non è altrove. Alzate lo sguardo verso un ritratto familiare di grandi proporzioni (132 x 190 cm). È di un pittore olandese, il cui nome – Jacob Jansz Coeman – non vi dirà molto. Sulla tela sono raffigurati Pieter Cnoll e sua moglie Cornelia van Nijenroode insieme alle loro figlie. Questo il titolo e questo il tema. Ma, anche qui, fate uno sforzo, evitate di concentrarvi su quel quartetto in atteggiamento composto. La storia vera, attenzione, si concentra nuovamente in un angolo: stavolta è quello destro del dipinto. È lì, infatti, che un ragazzo con i pantaloni alla zuava rivolge lo sguardo non al pittore (né a voi) ma alla donna accanto a lui. Entrambi sono schiavi e dunque comparse inghiottite dallo sfondo (poco importa, qui, che il ragazzo in quel momento sia nessuno e che un giorno con il nome di Untung Surapati diventerà noto come capo dei ribelli balinesi contro la Compagnia olandese delle Indie Orientali). Ora, osservate il braccio di lui: dal vassoio, sorretto dalla ragazza, ha afferrato una pesca che tiene davanti al naso di lei. Il suo è un gesto quasi furtivo. Ma voi, se siete accorti, potete coglierne l’essenza. Soprattutto se lo osservate con uno “sguardo olfattivo”. Solo allora, forse, vi accorgerete che di quel frutto la ragazza sta aspirandone il profumo. Nelle sue narici, dunque, sta dispiegandosi un mondo che può essere colto solo da lei. Ma forse anche da voi, se siete riusciti a “guardare con il naso”.

L’orgoglio di Federico di Montefeltro

Bene, se siete arrivati fino a qui, in una sala d’angolo, è merito di una guida d’eccezione, la storica dell’arte Caro Verbeek, e del suo stupefacente libro: Sul naso. Una storia culturale (il Saggiatore).

Nel XVII secolo l’olfatto era considerato un senso “inferiore”, in quanto diretto, immediato e animalesco, dunque lontano dalla contemplazione o dalla riflessione, come la vista che permetteva all’essere umano di distanziarsi, fisicamente e mentalmente, dall’oggetto osservato. Lo sguardo era associato all’estetica. L’olfatto all’esperienza. «È molto probabile» spiega dunque Verbeek «che il pittore volesse suggerire un contrasto tra due classi attraverso sottintese gerarchie sensoriali». L’autrice ha cominciato a porsi domande sull’argomento dopo aver visto il ritratto di Federico da Montefeltro. Il noto condottiero si era fatto asportare una parte del ponte nasale per ampliare il campo visivo dopo aver perso l’occhio destro in un duello, ma non aveva voluto in alcun modo che Piero della Francesca modificasse quel suo profilo unico del quale andava orgoglioso.

È un’autentica “odissea nasale” – appassionante, curiosa, profonda e mai banale – quella che Verbeek affronta, con linguaggio chiaro e ragionamenti arguti, intorno a un organo che, di volta in volta, ci si presenta adunco, a patata, a sella, all’insù, da bevitore, da strega, greco, romano, camuso, cogitativo, celestiale, tronco, ecc. A partire dal naso che duemila anni fa ha oscurato tutti gli altri, quello della donna più potente del pianeta: Cleopatra. «Se fosse stato più corto» asserì con intenti deterministici Blaise Pascal «tutta la faccia della Terra sarebbe cambiata». Espressione comprensibile solo se letta in relazione con la fisiognomia: «Secondo le sue leggi la grandezza di quel naso non era affatto un dato casuale» spiega l’autrice del saggio «ma un’espressione del suo potere e della sua saggezza, che erano a esso indissolubilmente legati».

Sopra, da sinistra, Barbra Streisand, Sofia Coppola e Lady Gaga: stelle dello spettacolo che hanno accettato un naso non stereotipato e che ne hanno fatto una bandiera

 

In un versante temporalmente (e contestualmente) opposto, quello contemporaneo della serie The Big Bang Theory, il personaggio Howard Wolowitz si preoccupa che il figlio che sta per nascergli possa ereditare il suo “naso ebraico”. Timore che raccoglie il lato oscuro della nasologia, quello che va dalla frenologia alla stregoneria. La storia ci insegna, infatti, che talvolta è bastata la sola forma dell’organo per attirare odio. «La stereotipizzazione del naso ebraico» spiega Verbeek «conobbe un’enorme diffusione durante la Seconda guerra mondiale». Contesto nel quale la propaganda nazista ebbe per scopo quello di fondere l’aspetto degli ebrei con la rappresentazione archetipica dei diavoli. Inevitabile, dunque che, all’indomani del conflitto, negli Stati Uniti il fenomeno della rinoplastica diventasse sempre più comune tra gli ebrei desiderosi di venire assimilati nella nuova patria. In seguito gli interessi commerciali nel campo della chirurgia ricostruttiva (veicolati dalla più subdola delle influencer: la bambola Barbie) hanno alimentato un nuovo ideale di bellezza senza tenere conto del retroterra della persona interessata e del resto del viso.

E se Andy Warhol o le donne iraniane hanno sfruttato le nuove possibilità per vedersi e farsi vedere diversamente, icone come Barbra Streisand, Sofia Coppola e Lady Gaga non solo hanno accettato un naso lontano dagli stereotipi ma di questa unicità hanno fatto una bandiera.

Da Kant a Napoleone

Nella sua naseide l’autrice tocca ogni tappa non trascurando alcun caposaldo del pensiero (tramite Socrate, Aristotele, Kant, Hegel e Freud), dell’arte (attraverso Leonardo, Michelangelo, Gaudí, Giacometti, Picasso e Brancusi) o della letteratura (con Pirandello, Proust, Gogol e Süskind).

C’è spazio anche per la Sfinge, naturalmente per Dante, ovviamente per Pinocchio. Senza tralasciare l’olfatto eccezionale di Napoleone («Arriverò fra tre giorni, smetti di lavarti», avrebbe scritto alla sua consorte Joséphine dal campo di battaglia) e un illuminante (ma forse, ormai, dovremmo scegliere il più calzante "penetrante”) studio sull’odore della battaglia di Waterloo, oggetto della tesi di Verbeek. Lei stessa, talvolta, è parte della storia. Il suo pensiero, le sue esperienze personali, il suo medesimo naso che la tormenta, emergono tra le righe con acuta discrezione.

«Per migliaia di anni» ricorda la storica dell’arte, «il naso ha svelato al mondo chi siamo. Era indice del carattere e considerato l’orgoglio del viso». A causa dell’espansione dei mezzi d’informazione (incentrati sulla visione), a partire dal secolo scorso, abbiamo invece cominciato a credere che un solo naso fosse ammissibile, facendo così cadere in disgrazia ogni sua singolarità. Complice la pandemia, però, abbiamo maturato un inaspettato «desiderio olfattivo».

Testa di donna in pietra calcarea ritenuta Cleopatra (epoca romana, 30-50 d.C.) (Getty images)

 

Un rinascimento nasale. «Ho il presentimento» conclude Verbeek, «che i nasi non conformi verranno maggiormente accettati in quanto espressione di bellezza, celebrazione della diversità ed espressione dell’olfatto».

Se siamo in grado di osservarlo con uno sguardo nuovo, ogni naso è perfetto, senza che occorra modificarne in alcun modo l’inclinazione dei suoi gradi. E se la verità, alla fine, si concentra su un angolo, per trovarne uno non dobbiamo necessariamente attraversare musei. Perché l’immagine angolare per eccellenza vive proprio sotto i nostri occhi. E sporge in tutta la sua fierezza.

Sul Venerdì del 19 gennaio 2024

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