Chi era Maria di Francia, la poetessa che inventò il femminismo. Nel Medioevo
di Alessandra QuattrocchiMaria di Francia in una miniatura del XIII secolo.
«Non sono vergine / sarò ridotta in servitú per sempre/ Non sapevo che fosse cosí, anzi credevo di riuscire a mantenere il mio amico». È il Lai (“lamento”) de Milon, uno dei dodici racconti della poetessa medievale Maria di Francia, che cantò la libertà dell’amore e il diritto al proprio corpo per le donne, in un’epoca in cui, quando andava bene, erano proprietà del marito. Se non la conoscete, è perché Maria, prima voce femminile della letteratura francese, è avvolta nel mistero. Si sa che i Lamenti furono scritti nel XII secolo, ma non chi fosse la loro autrice, e alcuni hanno messo in dubbio anche che sia davvero esistita...
Anzi no. Non è affatto un mistero secondo Chiara Mercuri, saggista e medievalista, che dedica a Maria La nascita del femminismo medievale, in uscita per Einaudi: delle tante ipotesi che circolano, dice, «l’unica possibile è identificarla con la contessa Maria di Champagne», della cui esistenza invece parecchio si sa. «Tutte le altre sono cronologicamente imposs…
«Non sono vergine / sarò ridotta in servitú per sempre/ Non sapevo che fosse cosí, anzi credevo di riuscire a mantenere il mio amico». È il Lai (“lamento”) de Milon, uno dei dodici racconti della poetessa medievale Maria di Francia, che cantò la libertà dell’amore e il diritto al proprio corpo per le donne, in un’epoca in cui, quando andava bene, erano proprietà del marito. Se non la conoscete, è perché Maria, prima voce femminile della letteratura francese, è avvolta nel mistero. Si sa che i Lamenti furono scritti nel XII secolo, ma non chi fosse la loro autrice, e alcuni hanno messo in dubbio anche che sia davvero esistita...
Anzi no. Non è affatto un mistero secondo Chiara Mercuri, saggista e medievalista, che dedica a Maria La nascita del femminismo medievale, in uscita per Einaudi: delle tante ipotesi che circolano, dice, «l’unica possibile è identificarla con la contessa Maria di Champagne», della cui esistenza invece parecchio si sa. «Tutte le altre sono cronologicamente impossibili o implausibili per i temi trattati».
Di sicuro un’aristocratica
I Lais sono già molto noti alla fine del secolo: «Sono cose scritte da una aristocratica che frequenta le corti, parlano di donne che vogliono amare, murate vive, mariti gelosi, madri che rischiano di vedersi strappati i figli dalle mani, per non parlare delle accuse di stregoneria». L’autrice, dunque, sicuramente di cultura anglo-francese, è una donna potente, «abituata a sapere che può prendersi libertà impensabili altrimenti, che per qualcun’altra potrebbero portare anche alla morte». Tipo, perorare il libero amore e considerare il matrimonio una trappola.
L’identikit si attaglia in effetti a Maria di Champagne (1145-1198) non solo moglie di Enrico conte di Champagne e di Troyes, ma figlia del re di Francia Luigi VII, e della celebre, coltissima Eleonora d’Aquitania: la quale, ripudiata dal marito perché aveva prodotto solo due femmine, si risposò con il giovane duca di Normandia che poi divenne Enrico II d’Inghilterra (a cui diede parecchi maschi, tre dei quali finirono sul trono).
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Maria crebbe alla corte parigina del padre ma passando ampi periodi in quella d’Inghilterra; aveva visto di prima mano che anche una regina ha pochi diritti. «Si trova in una congiunzione astrale positiva che fa sì che possa parlare» dice Mercuri: «del resto il suo bisnonno era Guglielmo IX il Trovatore, la madre aveva studiato e fece studiare le figlie. Maria di Francia è la prima narratrice d’Occidente che parla di sesso, desiderio femminile, aborto, stupro». Di più: sdogana un peccato per cui si veniva messe a morte, l’adulterio. «Dal momento che Maria vuole mostrare tutto questo, dobbiamo considerarla a tutti gli effetti una femminista ante litteram» scrive Mercuri nel testo.
Arriva Lancillotto
A Troyes, Maria di Champagne teneva corte circondandosi di poeti. Come altre donne in tempo di Crociate, ha occasione di gestire il potere; Troyes diventa un crocevia di merci ma anche «un centro dove lei riporta tutta la cultura assorbita alla corte d’Inghilterra. È lo scenario della materia arturiana». E infatti, a Troyes viene ripreso il mito della Tavola rotonda, inventato dal poeta anglo-normanno Robert Wace. Nel circolo di Maria c’è un nome notissimo: Chrétien de Troyes, autore di un testo che influenzerà tutta la letteratura successiva. È Lancillotto o il cavaliere della carretta, che narra di come Lancillotto per salvare la regina Ginevra accettò di salire sulla gogna mobile che infamava i condannati (dimostrando così vera nobiltà d’animo), e alla fine ne ebbe in ricompensa una notte di amore con Ginevra stessa – la quale nel romanzo, lungi dall’essere punita, torna a Camelot da re Artù senza batter ciglio.
«I temi del Lancillotto sono gli stessi, innovativi, dei Lais» dice Mercuri. Chrétien a questo suo capolavoro appone un prologo, che secondo Mercuri è ben più di una dedica encomiastica: «Dal momento che la mia Signora di Champagne vuole che intraprenda a scrivere un romanzo, lo farò molto volentieri (...) il senso e il soggetto glieli ha dati la Contessa (...)». Il Lancillotto sarebbe farina del sacco di Maria. Non basta: alla corte c’è anche un chierico, Andrea Cappellano, che scrive un trattato, il De amore, in cui riprende gli stessi temi – l’amore può esistere solo se libero – citando costantemente la contessa come la vera esperta del tema.
Paolo e Francesca
Sia il Lancillotto di Chrétien, che il De amore, che i temi di alcuni Lais, sebbene aspramente criticati come licenziosi dalla Chiesa, avranno enorme impatto sulla cultura italiana. «È un caso che io sia finita su Maria di Francia» spiega Mercuri. «Io cercavo le fonti di Dante e Boccaccio. Il De amore fa scuola per tutta la letteratura dello Stil novo. Boccaccio dice di aver preso ispirazione dal Lai dell’usignolo». Dante fa leggere di Lancillotto e Ginevra a Paolo e Francesca; non il romanzo di Chrétien ma una versione successiva, tuttavia la matrice è quella. Si scrive per le donne, che «tengono in grande reverenza questa storia del Lancillotto» attesta Chaucer nei Racconti di Canterbury. Di più; il romanzo di Chrétien è considerato dal grande medievalista francese Gaston Paris la base della “poetica dell’amor cortese”; ce l’hanno spacciata così anche a scuola, ma in verità è una invenzione ottocentesca di Paris, secondo cui l’amor cortese vedrebbe il cavaliere in tutto assoggettato alla dama. Ma questi testi cantano di donne che anelano al possesso del proprio corpo, non di capricciose dominatrici.
«Maria vuole parlare delle donne ma anche di nobiltà: la nobiltà non è mai solo di sangue ma te la devi guadagnare» dice Mercuri. Se c’è un “amor cortese”, sta nel cercare di insegnare agli uomini armati che si può essere un po’ meno rozzi e brutali.
Artiste nell’oblio
La damnatio memoriae che ha coinvolto tutto il Medioevo fino al revival dell’Ottocento fece sprofondare anche i Lais di Maria. Ma «indietro non si torna» dice Mercuri. «È come un’altra Rivoluzione francese; può arrivare la Restaurazione ma è solo momentanea». Quei temi, una volta emersi, non scompariranno più.
Una domanda resta però: come l’identità della poetessa sia potuta restare un mistero insondato, nonostante i testi siano lì a parlarci. Ma storicamente, le donne artiste spesso spariscono nell’oblio; se non si può far sparire l’opera, si può almeno cancellare chi l’ha prodotta.
Sul Venerdì del 26 gennaio 2024