Michele Serra: perché sono ancora antifascista. Al cubo
di Michele SerraCaro Serra, non mi liquidi come un nostalgico: sono un boomer del ‘61 che ha conosciuto il fascismo grazie ai racconti del nonno materno e per una passione coltivata sui libri, da Renzo De Felice in giù; non ho votato Meloni (ma il duo Calenda-Renzi, povero me) e detesto le frange estreme alla sua destra. Nessuna nostalgia quindi, ma una certa insofferenza per i giudizi lapidari come il suo («il saluto romano mi fa schifo» eccetera). Mussolini non è caduto dal cielo come nello stupido film di qualche anno fa e il fascismo si iscrive a pieno titolo nella nostra storia unitaria di cui non rappresenta che una fase inevitabile, con una patina di cialtroneria non più spessa di quella dell’Italietta che l’ha preceduto e di quella che costella diversi momenti dell’epoca repubblicana (sublimata ad esempio dalle connivenze della classe dirigente con le mafie ed i terroristi di entrambi i colori).
Caro Serra, non mi liquidi come un nostalgico: sono un boomer del ‘61 che ha conosciuto il fascismo grazie ai racconti del nonno materno e per una passione coltivata sui libri, da Renzo De Felice in giù; non ho votato Meloni (ma il duo Calenda-Renzi, povero me) e detesto le frange estreme alla sua destra. Nessuna nostalgia quindi, ma una certa insofferenza per i giudizi lapidari come il suo («il saluto romano mi fa schifo» eccetera). Mussolini non è caduto dal cielo come nello stupido film di qualche anno fa e il fascismo si iscrive a pieno titolo nella nostra storia unitaria di cui non rappresenta che una fase inevitabile, con una patina di cialtroneria non più spessa di quella dell’Italietta che l’ha preceduto e di quella che costella diversi momenti dell’epoca repubblicana (sublimata ad esempio dalle connivenze della classe dirigente con le mafie ed i terroristi di entrambi i colori).
Solo orrore per le leggi razziali e l’alleanza suicida con Hitler, ma non dimenticando che guerre d’aggressione sono state dichiarate, oltre che dalle più solide democrazie occidentali, anche da nazioni dominate dell’ideologia comunista, in nome della quale Togliatti ed eredi hanno giustificato i peggiori crimini. Odiose discriminazioni razziali sono state mantenute negli Stati Uniti ben oltre la metà del secolo scorso, ma sembrano dimenticate. Insomma, giudichiamo la nostra storia con obiettività, senza vergognarcene.
Stefano – Vercelli
Caro Stefano, è un tema grande come il Novecento, rispondere in poche righe è un’impresa disperata ma ci provo. Non credo che il fascismo sia stato una fase “inevitabile” della storia italiana. È stata una risposta violenta e locale ai moti socialisti e poi comunisti di inizio secolo, ben foraggiata da agrari e industriali.
Ha potuto prevalere per la grande gracilità della nostra borghesia, incapace di costruire, come in Francia, un’idea di Nazione laica e democratica. Dovremmo qui risalire, forse, al micidiale impedimento, in funzione anti-moderna, costituito dal secolare potere temporale della Chiesa, ma devo essere breve. Al netto della grande fatica ideologica che tutti condividiamo, il confine tra democrazia e dittatura, tra libertà e costrizione, mi sembra ancora molto chiaro. Prima e dopo il fascismo l’Italia è stata una democrazia, con tutti i suoi evidenti limiti. Durante il ventennio no, e tanto basta per dirmi antifascista.
Di più, e forse di peggio, c’è la “forma” specifica del fascismo. La sua etica e la sua estetica. Il mito grottesco dell’Impero, la retorica bellica e ginnica, la virilità da parata, la boria di cartapesta, e su tutto il mascherone tragicomico del Duce. La prima volta che lo vidi in televisione non la dimenticherò mai. Avrò avuto dieci anni. Gigioneggiava, mani sui fianchi, fez in testa, petto in fuori, sguardo roteante. In quegli anni si era abituati alle meste grisaglie e ai pallori dimessi dei democristiani. Chiesi a mio padre: ma chi è quel matto? (testuale) Mio padre (cinque anni di guerra alle spalle, tre anni di prigionia in Africa) allargò le braccia e mi rispose: purtroppo è Mussolini. Come per dire: incredibile ma vero, è da lui che è dipeso il mio destino e quello del mio Paese. E mio padre non era certo di sinistra: votava Malagodi, che era un po’ il Calenda dell’epoca. Caro Stefano, le mie due scuole di formazione (la borghesia liberale nella quale sono nato, il partito della classe operaia, il Pci, nel quale mi sono formato) sono entrambe sconfitte. Ha stravinto la piccola borghesia massificata che fu l’ossatura sociale del fascismo ed è la base elettorale della nuova destra. Sempre tenendo fede alla spericolata sintesi che mi sono ripromesso: io sono dunque doppiamente antifascista, lo sono al cubo. Come borghese e come ex comunista. Le lettere che seguono, tutte dedicate al tema, dimostrano comunque che non solo il solo a preoccuparmene.
Andare a votare pensando ai partigiani
Caro Michele, dal 1943 al 1945, bambino piccolo, ho vissuto sfollato a Borgomanero, ospite con mia madre di poveri parenti contadini. Di mio padre, in guerra, non avemmo notizie per quasi tre anni. Dei tanti ricordi il più forte è quello delle foto dei partigiani uccisi e torturati che i repubblichini obbligavano i negozianti ad esporre nelle loro vetrine di corso Roma, la via principale. Il buco sulla colonna è ancora lì, traccia della fucilazione di un giovane. Ricordo anche il 25 aprile quando entrarono in città lungo corso Roma i partigiani, pantaloni corti cachi e mitra in mano. Sono passati ottanta anni e mi guardo intorno: come si è potuto disperdere tutto quello che era stato conquistato con sangue e sofferenza? Qual è il futuro che aspetta le mie nipoti? Le organizzazioni dei lavoratori del secolo scorso diffondevano l’importanza della cultura, a partire dalla lotta all’analfabetismo. Questa lezione i partiti di sinistra, tutti, se la sono dimenticata, presi ad occupare poltrone.
L’ignoranza si è impadronita del popolo, e questo l’ha ripagata con la ricerca di qualcuno che pensasse al posto suo. Non so chi votare alle Europee. So che andrò sicuramente al seggio per rispetto a quelli che sono morti per darmi questa possibilità, e poi? Voterò turandomi il naso o metterò una fetta di salame nella scheda?
Carlo Mattacchini
Scelga il meno peggio, caro Mattacchini. Ci sono periodi storici drammatici e però di limpida eloquenza, come quello che lei ha evocato, e periodi mediocri come quello che ci tocca vivere. È più difficile scegliere da che parte stare adesso, rispetto a prima. Si rischia molto di meno: ma se rinunciamo a votare rischieremo, presto, molto di più.
Gli antichi romani non salutavano così
Gentile Serra, mi sembra di ricordare, per insegnamenti scolastici, che il saluto romano era un simbolo di incontro pacifico in cui la mano alzata e aperta mostrava l’assenza di ogni mezzo utile ad offendere. Non mi sembra che nell’adottarlo il fascismo abbia inteso la stessa cosa, e quindi è improprio chiamarlo“‘saluto romano“. Sarebbe più semplice chiamarlo “saluto fascista“, o sono in errore?.
Valentina – Certaldo (Firenze)
Secondo l’antropologo Desmond Morris l’idea che il saluto romano fosse proprio dell’antica Roma è “un errore storiografico diffuso”. Pare che non esista alcuna prova documentale o iconografica che i romani salutassero così. Si tratta quasi certamente di una pura invenzione del fascismo per attribuirsi radici romano-imperiali, nell’illusione, rivelatasi tragica, di trasformare un Paese più arretrato e meno scolarizzato del resto dell’Europa in una “nuova Roma”.
La prevalenza del cretino obbediente
Caro Serra, dai diari di Galeazzo Ciano apprendiamo che quando Mussolini nominò Starace Ministro per la Propaganda, Ciano gli disse: «Duce, ma Starace è un cretino!». E il duce: «Lo so, ma è un cretino obbediente». Spero che a qualcuno fischino le orecchie.
Silvana Moffa
Difficile che a un cretino fischino le orecchie. Sente solo il suono delle campane a festa e pensa che siano in festa per lui.
Porto in scena Brecht. Arriverà la Digos?
Caro Serra,fra una settimana terrò un concerto-reading su Bertolt Brecht e Kurt Weill : secondo lei devo aspettarmi la Digos?
Adria Mortari
Per adesso no. Ma ci tenga informati.
Sul Venerdì del 2 febbraio 2024