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Stephen Marley, figlio d’arte che non delude

La copertina dell’album di Stephen Marley Mind Control (2007) 
La canzone della settimana è “Inna Red” cantanta da Stephen Marley insieme a Ben Harper
1 minuti di lettura

Questo è un “figlio di”, non sarà mai grande come suo padre, ma ora che Bob non c’è più, Stephen Marley ha pochi rivali sulla scena reggae, e tutti in famiglia, fratelli e fratellastri: Ziggy, Damian, Julian e Ky-Mani i più prolifici. Stephen ha una carriera brillante e più di una perla incastonata nella discografia.
I riconoscimenti non sono mancati: otto Grammy, tre come solista, due come produttore del fratello minore Damian (per gli album Halfway Tree e Welcome to Jamrock) e altri tre con il fratello maggiore Ziggy Marley, quando entrambi erano nel gruppo dei Melody Makers.

Stephen, 51 anni, è un Marley doc: ha dato nuovi germogli a un albero genealogico già ricco di rami e radici (il figlio maggiore, Jo Mersa, musicista che ha inciso l’EP Comfortable, è morto tre anni fa per un attacco di asma; la figlia, Mystic, ha pubblicato Beatdown, l’ep d’esordio; il minore, Yohan, ha fatto uscire i singoli Burn It Down, scritto dallo sfortunato Jo Mersa, e Goodbyes).

Questo è un “figlio di”, non sarà mai grande come suo padre, ma ora che Bob non c’è più, Stephen Marley ha pochi rivali sulla scena reggae, e tutti in famiglia, fratelli e fratellastri: Ziggy, Damian, Julian e Ky-Mani i più prolifici. Stephen ha una carriera brillante e più di una perla incastonata nella discografia.
I riconoscimenti non sono mancati: otto Grammy, tre come solista, due come produttore del fratello minore Damian (per gli album Halfway Tree e Welcome to Jamrock) e altri tre con il fratello maggiore Ziggy Marley, quando entrambi erano nel gruppo dei Melody Makers.

Stephen, 51 anni, è un Marley doc: ha dato nuovi germogli a un albero genealogico già ricco di rami e radici (il figlio maggiore, Jo Mersa, musicista che ha inciso l’EP Comfortable, è morto tre anni fa per un attacco di asma; la figlia, Mystic, ha pubblicato Beatdown, l’ep d’esordio; il minore, Yohan, ha fatto uscire i singoli Burn It Down, scritto dallo sfortunato Jo Mersa, e Goodbyes).


Se ne parliamo in questa rubrica è perché Stephen ha inciso alcuni dei migliori album reggae dopo la prematura scomparsa del capofamiglia. Il pluripremiato Mind Control del 2007 (ripubblicato l’anno successivo in una seducente versione acustica) è quello che più esalta il suo timbro dolente e malinconico e meglio lo mette in sintonia con lo spirito di Bob. Ascoltate Inna Red, un duetto con Ben Harper, e capirete che buon sangue non mente: un dialogo intimo con il suo “io” inquieto, illuminato dalla luce di Jah e “tranquillizzato” da uno spinello di ganja. Canta: Non ho dormito neanche un attimo stanotte / Le mie spalle erano pesanti come piombo / Ho sentito che qualcosa non andava per il verso giusto / Ho dovuto rollarmi una piccola canna per placare i pensieri. A noi è sufficiente ascoltarlo per chiudere gli occhi e dondolare nel vuoto.

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