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Masone, il paese della Liguria dove (a sorpresa) nascono tanti bambini

Alcune neomamme, da sinistra: Alice Pastorino con Vittorio, Elena Carlini con Tommaso, Veronica Macciò con Emanuele; Michela Ottonello con Pietro. Foto di Andrea Leoni 
Nella regione più anziana d’Italia, c’è un paese di tremila abitanti dove nel 2023 ci sono state 26 nascite. Merito dell’aria buona e del bonus bebè. Ma non solo...
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MASONE (Genova). Cos’è questo improvviso squittire allegro? Quell’agitarsi di manine grassottelle, occhioni spalancati, gengive sbavanti? E il traffico di carrozzine, il concerto di sonagli, l’inconfondibile profumo di pulito, di buono? Strano, molto strano. Soprattutto perché siamo nella regione più anziana d’Italia: dove una persona su 3 ha più 65 anni, una su 10 ne ha compiuti almeno 80. Dove nascono sempre meno bambini. Invece. Benvenuti a Masone, provincia di Genova, Liguria.

Il sindaco, Omar Missarelli, ha appena distribuito il bonus bebé del 2023. Ventisei nuovi nati in un paese di poco più tremila abitanti arrampicato sugli Appennini. Un piccolo e sorprendente record, forse di più: il segnale che un altro mondo – meno caotico, più semplice e solidale – è ancora possibile. «Le previsioni per il 2024 sono anche migliori», dice il primo cittadino. Gli piace scherzare: «Tutta colpa del freddo invernale e di una cattiva connessione internet: i social non funzionano, le televisioni …

MASONE (Genova). Cos’è questo improvviso squittire allegro? Quell’agitarsi di manine grassottelle, occhioni spalancati, gengive sbavanti? E il traffico di carrozzine, il concerto di sonagli, l’inconfondibile profumo di pulito, di buono? Strano, molto strano. Soprattutto perché siamo nella regione più anziana d’Italia: dove una persona su 3 ha più 65 anni, una su 10 ne ha compiuti almeno 80. Dove nascono sempre meno bambini. Invece. Benvenuti a Masone, provincia di Genova, Liguria.

Il sindaco, Omar Missarelli, ha appena distribuito il bonus bebé del 2023. Ventisei nuovi nati in un paese di poco più tremila abitanti arrampicato sugli Appennini. Un piccolo e sorprendente record, forse di più: il segnale che un altro mondo – meno caotico, più semplice e solidale – è ancora possibile. «Le previsioni per il 2024 sono anche migliori», dice il primo cittadino. Gli piace scherzare: «Tutta colpa del freddo invernale e di una cattiva connessione internet: i social non funzionano, le televisioni restano spente. Credo che le giovani coppie abbiano riscoperto un modo più tradizionale per passare il tempo insieme, la sera». Ride.

Nemmeno don Rinaldo, il vecchio parroco in pensione, ricorda una stagione così: anche perché ad agosto è diventato centenario e purtroppo la memoria non è più quella di un tempo. Però erano sicuramente anni che qui non si registrava un simile incremento delle nascite. Il sindaco ora è serio, e racconta: «A Masone si vive bene, se ci si accontenta. L’aria è buona, e così la cucina. Ci si aiuta gli uni con gli altri: è come una grande famiglia. Il tasso di criminalità è così basso che non possiamo neppure partecipare agli appalti per l’installazione delle telecamere di sicurezza».

Valle Stura, quattrocento metri di altitudine. Alle spalle di Genova, nel verdissimo parco naturale del Beigua, non lontano dalle morbide Langhe piemontesi. Rilievi aspri. Inverno freddo. Piove spesso. Già nel Medioevo, grazie al carbone e all’acqua dei torrenti, a Masone si forgiava il ferro: proveniente dall’isola d’Elba, il minerale veniva sbarcato nel capoluogo ligure e portato su lungo la via del Sale. Nello stemma comunale ci sono un incudine, un martello, una quercia e un rio. Il “paese dei chiodi”, lo chiamavano. Ancora oggi, almeno 250 famiglie del posto lavorano in aziende del settore o in piccole imprese artigianali che battono le àncore per i gozzi genovesi, modellano cancelli, temprano grate, forgiano coltelli. Terra di funghi, che dicono siano tra i più saporiti d’Italia e dunque del mondo. Cacciatori e pescatori di fiume. Contadini, qualche allevatore.

Nonostante il disastro delle autostrade liguri, in 20 minuti al volante si arriva al mare, Riviera di Ponente. In meno di mezz’ora si raggiunge il centro di Genova. Lo stadio Meazza di Milano dista un’oretta e qualcosa, Torino poco di più. «Col treno è diventato un po’ complicato: speriamo che i soldi del Pnrr vengano impiegati anche per un by-pass ferroviario e per togliere di mezzo una frana che incombe da 30 anni».

Stabilità economica

Il segreto, sostiene il sindaco, è che da queste parti il tempo scorre senza fretta. Elogio della lentezza. E della semplicità. «I paesi dell’entroterra si sono tutti spopolati. Qui è successo di meno. Abbiamo una certa stabilità dal punto di vista economico. E la pandemìa ha fatto riscoprire le seconde case dei nonni a quelli che nel frattempo erano diventati cittadini. Respiri serenità».

Una veduta di Masone (Genova). Foto di Andrea Leoni 

Ecco perché la sala consiliare è gioiosamente assediata dai neonati e dai loro genitori. Cinquecento euro a piccoletto, più tre borse di studio per altrettanti universitari meritevoli, fa circa quindicimila euro: che per il bilancio di un Comune come questo, equivalgono a un tesoro. «Ne vale la pena. Non c’è investimento migliore per il futuro».

A ritirare il bonus anche due consigliere municipali, radiose: Michela Ottonello, impiegata, è la mamma di Pietro; Alice Pastorino, insegnante, di Vittorio. «La vallata è uno stile di vita: non possiamo più farne a meno. È la libertà di avere i tuoi spazi, di muoverti con calma. Di avere tutto quello che ti serve a portata di mano. Di poter contare su persone che conosci da sempre. Di parcheggiare ovunque, e con le chiavi nel cruscotto dell’auto. Di lasciare che i bambini giochino tranquillamente, all’oratorio o per la strada».

Elena Carlini e il piccolo Tommaso. Lei ha vissuto e lavorato per 8 anni a Torino. «Una città bellissima. Ma una città, appunto. Le mamme andavano coi loro bimbi al parco, restavano a controllarli e non li perdevano d’occhio un istante. Qui è diverso». Veronica Macciò ha in braccio Emanuele, che sorride sempre. Sottolinea il concetto di comunità: «Tutti sono disponibili a dare il proprio contributo. Ci sono più di cento iscritti alla Croce Rossa, tante associazioni che fanno proposte per il tempo libero. Chi può, volontariamente, aiuta a spazzare le strade del centro. I nonni-vigile, sempre presenti. Quando sai di poter contare su tante persone amiche, è più facile decidere: e rimani. Credo proprio che i nostri figli cresceranno qui. Magari, anche i nipoti ».

Tutti a scuola

Il piano terra del Municipio ospita l’asilo-nido, con tre sezioni e 60 iscritti. Al secondo piano, sopra l’ufficio del sindaco, ecco le aule coi 120 scolari delle elementari. Le scuole medie (90 studenti) distano poche centinaia di metri. «Le lezioni cominciano alle 8.20, però sappiamo che molti genitori sono pendolari che devono uscire di casa alle 7. Allora mettiamo a disposizione un servizio gratuito di pre-scuola, grazie al personale retribuito dal Comune», spiega Anna Carlini, assessora ai servizi sociali e alla scuola. Che qualche anno fa ha avuto tre figlie, e la maggiore delle sue ragazze è già tre volte mamma.

Ivana Ottonello, professoressa, dirigente scolastico dell’Istituto comprensivo Valle Stura: «Piccolo è bello. Perché può offrire tantissimo», spiega. «Zone come questa posso essere penalizzate dal punto di vista della mobilità e dei servizi. La nostra risposta è stata fare rete, creando una grande sinergia tra tutti: facilita le relazioni, e la risoluzione dei problemi. I genitori collaborano. E i servizi sono rimasti nella valle».

C’è la Casa Gialla per i servizi riabilitativi: attrezzata dal Comune, inclusiva. «Facciamo attività per tutti, cercando, nei limiti del possibile, di trovare sempre una risposta alle esigenze». Masone fa da riferimento anche per gli altri paesi della valle, come Campoligure o Campomorone. «Una scuola attenta ai dettagli trattiene le persone sul territorio».

Oratorio e krumiri

C’è un oratorio che funziona tutto l’anno, durante l’Estate Ragazzi garantisce attività e laboratori. «E poi la Pro Loco, i commercianti, gli alpini. Danno una mano». L’orgoglio sincero, nelle parole di Missarelli, rende ogni cosa più vera. Nove bar, sei ristoranti e almeno due specialità gastronomiche da provare: la pute, un minestrone di verdure con fagioli abbondanti nel quale alla fine si fa cuocere la polenta (viene servita calda, oppure a fette, una volta raffreddata) e i biscotti krumiri, che qui giurano essere migliori – e la ricetta, più antica – di quelli di Casale Monferrato.

Una chiesa medievale dei monaci Benedettini, una caserma dell’Ottocento (Forte Geremia), una spada conficcata nella roccia per i curiosi che vogliono scattarsi una foto, la Cascata del Serpente, una lunga serie di sentieri che fanno la felicità di escursionisti e appassionati di mountain bike. «Ci piacerebbe dare un po’ di impulso al turismo. Abbiamo anche quattro bed and breakfast», insiste il sindaco.

Ma intanto viene sopraffatto dalle risatine felici dei piccoli. La maggior parte ancora gattona, qualcuno ha cominciato a stare in piedi. No, non pare proprio di stare in Liguria.

Sul Venerdì del 2 febbraio 2023

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