Tasmania, salviamo il pesce rosso con le mani
di Simone PorrovecchioUn bizzarro animale a metà tra un pesce e un rospo, con il muso imbronciato, la grande bocca larga rivolta verso il basso, un corpo che pare immerso in una vernice rosso brillante e due mani smisurate con le quali cammina invece di nuotare: potrebbe essere il protagonista di una fiaba per bambini o un film di animazione. Invece il Thymichthys politus, in lingua inglese red handfish, il pesce rosso con le mani, vive nel mare della Tasmania anche se oggi, probabilmente, è la creatura marina più rara al mondo e per questo simbolo di una straordinaria battaglia contro l’estinzione.
Secondo i ricercatori dell’Istituto australiano per gli Studi marini e antartici, ne restano al massimo cento esemplari, e solo su due piccoli tratti di barriera rocciosa, cias…
Un bizzarro animale a metà tra un pesce e un rospo, con il muso imbronciato, la grande bocca larga rivolta verso il basso, un corpo che pare immerso in una vernice rosso brillante e due mani smisurate con le quali cammina invece di nuotare: potrebbe essere il protagonista di una fiaba per bambini o un film di animazione. Invece il Thymichthys politus, in lingua inglese red handfish, il pesce rosso con le mani, vive nel mare della Tasmania anche se oggi, probabilmente, è la creatura marina più rara al mondo e per questo simbolo di una straordinaria battaglia contro l’estinzione.
Secondo i ricercatori dell’Istituto australiano per gli Studi marini e antartici, ne restano al massimo cento esemplari, e solo su due piccoli tratti di barriera rocciosa, ciascuno di meno di 50 metri di diametro, al largo della Frederick Henry Bay, nella Tasmania sud orientale. Più o meno le dimensioni di un campo da tennis. Un areale estremamente limitato che si spiega proprio con il fatto che questa specie letteralmente cammina sul fondale, trascinandosi lentamente, invece di nuotare, una caratteristica che gli permette di ricoprire solo piccolissime distanze nell’arco della vita. Sono numeri che fanno apparire abbondanti perfino le specie australiane più a rischio di estinzione, come gli opossum, i wallaby, gli ornitorinchi o i bandicoot. Nel tentativo di non perderlo per sempre, ora è intervenuto anche il governo australiano, con la decisione di supportare finanziariamente i team di ricercatori che da anni monitorano i mari australiani sempre più caldi e sempre meno abitabili, organizzati in un network interdisciplinare sotto il nome di Handfish Conservation Project.
Sorvegliati speciali
La ministra dell’ambiente, Tanya Plibersek, ha appena concesso un’esenzione alla legge federale sulla protezione delle specie che vieta categoricamente la cattura delle specie classificate come a grave rischio: ora è permesso agli scienziati di prelevare fino a un massimo di 25 pesci con le mani, da ospitare all’Istituto per gli studi marini e antartici di Hobart, in Tasmania, dove verranno studiati per individuare quali siano esattamente le cause di questo inarrestabile declino. Il governo ha appena investito 240 mila dollari per migliorare la sicurezza e la qualità dell’acqua nei due siti dove è stata accertata l’esistenza della specie, adottando, tra le altre misure, barriere mobili per tenere alla larga predatori e il divieto assoluto di pesca e di traffico marittimo nell’area. Finanziamento che si aggiunge al precedente di oltre 600 mila dollari per la bonifica delle alghe che infestano quel tratto di barriera corallina e per le strutture necessarie all’istituto scientifico.
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«Al momento il pericolo più grande per il pesce rosso con le mani è la minaccia delle correnti calde sottomarine diventate da qualche anno sempre più frequenti ed estreme e alle quali il loro corpo non si adatta», spiega Rick Stuart-Smith, professore associato di Ecologia e Biodiversità all’università della Tasmania. «Ancora negli anni 90 si contavano diverse centinaia di esemplari nella Frederick Henry Bay, tanto che nelle acque basse si doveva stare attenti a non schiacciarli. Oggi, stando all’ultima stima effettuata prima della fine dell’anno, sono rimasti 10 esemplari in un sito e circa 90 nell’altro». Thymichthys politus è una delle 14 specie appartenenti alla famiglia Brachionichthyidae endemica dell’Australia sud orientale e della Tasmania. Altre due specie della famiglia sono a rischio: il pesce dalle mani maculate (Brachionichthys hirsutus), il cui numero al momento è inferiore ai tremila esemplari, e il pesce con le mani di Ziebell (Brachiopsilus ziebelli), osservato l’ultima volta nel 2007, e che si teme sia già estinto.
Inquinamento e troppi ricci di mare
«Oltre al cambiamento climatico, le minacce principali sono l’inquinamento e il pascolo eccessivo del suo habitat da parte del riccio di mare dalle spine corte, che sta prosperando grazie al declino del suo unico predatore, l’aragosta, e alle temperature dell’acqua», dice sempre lo studioso.
Anche la genetica non aiuta il pesce che cammina: in realtà questo animale sarebbe in grado di nuotare, ma non avendo una vescica natatoria che lo supporti nel movimento preferisce muoversi usando le pinne pettorali a forma di mano.
«Come si può immaginare, si tratta di una peculiarità che rende questi pesci estremamente suscettibili a qualsiasi declino della qualità del loro piccolo habitat, perché, di fatto, non possono spostarsi alla ricerca di mari più favorevoli», spiega Tyson Bessell, ecologista delle Specie a rischio dell’università della Tasmania.
«La distanza massima raggiunta dal pesce che abbiamo osservato è di 100 metri, percorsa in 540 giorni. Quella più piccola è di 30 centimetri, in ben 500 giorni». E tuttavia il declino di questa specie iconica della Tasmania forse può essere bloccato: il tentativo in corso è quello di far riprodurre il numero di esemplari in cattività in un ambiente artificiale, per poi reintrodurli in un secondo tempo nel loro habitat originario, nel frattempo sottoposto a controlli.
Forse esistono altre popolazioni nella Tasmania Sudorientale, ma sono incredibilmente difficili da trovare: gli adulti sono in genere lunghi solo cinque centimetri e vivono nascosti sotto le alghe. L’università della Tasmania, nel frattempo, ha creato un sito per gestire gli eventuali avvistamenti da parte di cittadini: la segnalazione va fatta compilando un formulario disponibile all’indirizzo handfish.org.au/red-alert.
Sul Venerdì del 2 febbraio 2024