Lotta ai tumori: dalla biopsia liquida all’intelligenza artificiale, ecco le novità in arrivo
di Giuliano AluffiIl 2024 sarà un anno importante per la lotta ai tumori, perché in Italia e all’estero diversi nuovi e promettenti approcci per facilitare la diagnosi e la cura precoce approdano alla sperimentazione clinica, ovvero la fase dove si inizia a capire se una terapia è efficace e sicura per gli esseri umani, assodata la sua efficacia sui modelli animali. E soprattutto per la diagnosi precoce dei tumori, purtroppo, c’è ancora molto da fare: oggi circa il 50 per cento di questi è scoperto quando è già in fase avanzata, ma la scienza promette dei guadagni di tempo che solo un decennio fa erano impensabili.
Il nuovo uso del Pap test
«Oggi potremmo anticipare anche di 7-9 anni la diagnosi di tumore all’ovaio, andando a riconoscere, nei risultati dei tamponi del Pap test, alcune alterazioni nei geni tipiche dell’esordio del tumore. Quest’anno iniziamo un trial clinico che speriamo ci confermi la validità di questo nuovo approccio» spiega Maurizio D’Incalci, capo del laboratorio di Farmacologia an…
Il 2024 sarà un anno importante per la lotta ai tumori, perché in Italia e all’estero diversi nuovi e promettenti approcci per facilitare la diagnosi e la cura precoce approdano alla sperimentazione clinica, ovvero la fase dove si inizia a capire se una terapia è efficace e sicura per gli esseri umani, assodata la sua efficacia sui modelli animali. E soprattutto per la diagnosi precoce dei tumori, purtroppo, c’è ancora molto da fare: oggi circa il 50 per cento di questi è scoperto quando è già in fase avanzata, ma la scienza promette dei guadagni di tempo che solo un decennio fa erano impensabili.
Il nuovo uso del Pap test
«Oggi potremmo anticipare anche di 7-9 anni la diagnosi di tumore all’ovaio, andando a riconoscere, nei risultati dei tamponi del Pap test, alcune alterazioni nei geni tipiche dell’esordio del tumore. Quest’anno iniziamo un trial clinico che speriamo ci confermi la validità di questo nuovo approccio» spiega Maurizio D’Incalci, capo del laboratorio di Farmacologia antitumorale dell’ Humanitas (Rozzano, Milano) e docente di Farmacologia alla Humanitas University. «E sarebbe un enorme passo avanti: soltanto il 10 per cento dei tumori alle ovaie viene scoperto in fase precoce, perché la malattia non dà sintomi per molto tempo».
Il Pap test oggi si usa per accertare la presenza di anomalie nella parte inferiore dell’utero, ma l’idea dei ricercatori è che possa dare anche altre informazioni preziose: «La maggior parte dei tumori alle ovaie si originano, in realtà, nelle tube. E lì rilasciano del Dna che da una parte va nell’ovaio e dall’altra nel canale cervicale: è proprio questo Dna tumorale che può essere cercato nei risultati del Pap test, che vogliamo usare per le diagnosi precoci» sottolinea D’Incalci. «Questo Dna ci offre un nuovo biomarker misurabile, l’instabilità genomica, ovvero un insieme di variazioni nei cromosomi che segnalano l’insorgenza di un tumore. Ora, per convalidare il nostro test, stiamo disegnando un trial clinico che coinvolgerà molti centri europei e 10mila pazienti».
Biopsia liquida per il colon
Un altro strumento prezioso per le nuove strategie antitumorali è la biopsia liquida, ovvero l’esame che permette di scoprire le minuscole tracce che le cellule cancerogene rilasciano nel sangue. È l’approccio del trial clinico Sagittarius, che parte quest’anno guidato dall’Ifom (Istituto di oncologia molecolare fondato da Firc-Airc) e che affronta il tumore che – secondo un nuovo studio pubblicato sul Cancer Journal – ha raddoppiato la sua incidenza tra gli under 50: quello al colon. «Questo è il primo studio europeo, e uno dei primi al mondo, che cercherà di stabilire se si può usare la biopsia liquida per personalizzare le terapie postchirurgiche del cancro al colon» spiega Silvia Marsoni, principal investigator presso l’unità di oncologia di precisione dell’Ifom. «Tutte le cellule, sia quelle normali che quelle tumorali, quando muoiono rilasciano nel sangue il loro Dna. E noi possiamo appunto trovare le tracce del Dna caratteristico dei tumori attraverso un esame del sangue.
Siccome il Dna emesso dalle cellule nel sangue si degrada in poche ore, se tre settimane dopo la rimozione chirurgica del tumore la biopsia liquida contiene ancora del Dna tumorale, ciò indica che sono rimaste delle micro metastasi da qualche parte nel corpo del paziente e che bisogna rimuoverle. Un altro vantaggio è che questo sistema ci consente anche di scoprire tumori più piccoli di 0,5 millimetri, troppo piccoli per essere visti dalla Tac e dalla risonanza magnetica».
Inoltre la biopsia liquida permetterà di evitare la chemioterapia a chi non ne ha bisogno. «Ogni anno in Italia abbiamo 40mila diagnosi di carcinoma del colon. Circa la metà dei pazienti si opera, e segue una chemioterapia. Questo test ci permetterà di applicarla solo a chi dopo la chirurgia ha ancora micrometastasi. I dati raccolti finora ci suggeriscono che ben il 70 per cento dei pazienti, dopo la chirurgia, non avrebbe bisogno di chemioterapia» spiega Marsoni. «Sagittarius, che coinvolge 26 istituti in Italia, Germania e Spagna ed è finanziato dal programma europeo Horizon Cancer Mission, ci dovrebbe confermare che la maggior parte dei pazienti non ha bisogno di chemioterapia post-chirurgica, ma solo di una sorveglianza poco invasiva attraverso biopsie liquide periodiche, e ci permetterà di usare il risultato della biopsia per indirizzare i pazienti verso il tipo di chemioterapia o immunoterapia più appropriato».
Immunoterapia e vitamina C
Proprio l’immunoterapia è al centro di un’altra sperimentazione che inizia nel 2024: lo studio pilota Alfeo, finanziato dal Pnrr e dalla Fondazione Oncologia Niguarda. «È un approccio innovativo che prevede, nel periodo di 3-4 settimane che segue la diagnosi di tumore al colon-retto e precede l’operazione chirurgica, di applicare un’immunoterapia (con Pembrolizumab), associata ad alte dosi di vitamina C, che stimoli il sistema immunitario a combattere il tumore» spiega Salvatore Siena, docente di Oncologia all’università degli Studi di Milano e direttore del Niguarda Cancer Center. «Gli studi pre-clinici ci dicono che questo approccio può ridurre le dimensioni del tumore operabile ed è più efficace della sola chirurgia».
È improntato alla tempestività nell’affrontare la malattia anche un altro importante trial del 2024, che si svolge in Inghilterra e riguarda la diagnosi del tumore al polmone: «Circa il 75 per cento di questi tumori viene diagnosticato quando è già in fase 3 o 4. Essendo un tumore particolarmente aggressivo, il tempo della diagnosi è critico: si è visto che quindici giorni di ritardo riducono di 200 giorni la sopravvivenza media. Per questo è importante accorciare il più possibile il tempo della diagnosi» spiega David Baldwin, medico e docente di medicina respiratoria al Nottingham University Hospital.
Radio e Tac in un giorno solo
«Abbiamo appena lanciato un trial che coinvolge 150mila pazienti per vedere se, grazie all’intelligenza artificiale applicata all’identificare masse sospette nelle radiografie del torace, si può sottoporre il paziente a Tac il giorno stesso della radiografia, così da ridurre i tempi della diagnosi e iniziare quanto prima il percorso di cura. Dovremmo poter dimezzare così il tempo necessario alla diagnosi. Guadagnare tempo è oggi ancora più utile che in passato, perché abbiamo farmaci molto efficaci che se usati da subito possono allungare significativamente la vita del paziente».
Anche gli anticorpi, insieme all’intelligenza artificiale, sono il futuro dell’oncologia: uno studio guidato dal Dana-Farber Cancer Institute di Boston aprirà quest’anno la strada per una cura più efficace di quelli che oggi sono i veri e propri killer in ogni tumore: le metastasi. «Stiamo sperimentando quello che equivale a una “bomba intelligente” contro le metastasi al cervello del tumore alla mammella» sottolinea Sarah Sammons, oncologa del Dana-Farber Cancer Institute di Boston. «Combiniamo un anticorpo monoclonale (Trastuzumab), che è capace di riconoscere una proteina (HER2) specifica del tumore alla mammella, con un farmaco (Deruxtecan). Quando una cellula metastatica è riconosciuta dall’anticorpo, riceve una dose del farmaco che la distrugge. È facile prevedere che gli “anticorpi coniugati” nel prossimo decennio rimpiazzeranno la chemioterapia standard».
Sul Venerdì del 2 febbraio 2024