Massimo Giannini: “Nell’universo di Elon Musk tra chip e distopie”
di Massimo GianniniL’Universo Distopico di Musk avanza a grandi passi. Non so se sia stato l’effetto Atreju, cioè l’apparizione del nuovo dio delle macchine intelligenti alla festosa “romanella” dei Fratelli d’Italia.
Non so nemmeno se sia proprio lì che il cozzo di due menti superiori, quella di Elon e quella di Lollo, abbia prodotto l’idea fulminante di spedire su Marte i rigatoni tricolore, magari proprio con i razzi Starlink, come il nostro ministro dell’Agricoltura e Cognato d’Italia ha annunciato dagli schermi del Tg1.
So però che da allora …
L’Universo Distopico di Musk avanza a grandi passi. Non so se sia stato l’effetto Atreju, cioè l’apparizione del nuovo dio delle macchine intelligenti alla festosa “romanella” dei Fratelli d’Italia.
Non so nemmeno se sia proprio lì che il cozzo di due menti superiori, quella di Elon e quella di Lollo, abbia prodotto l’idea fulminante di spedire su Marte i rigatoni tricolore, magari proprio con i razzi Starlink, come il nostro ministro dell’Agricoltura e Cognato d’Italia ha annunciato dagli schermi del Tg1.
So però che da allora l’uomo più ricco e più pazzo del mondo ha impresso una svolta alla Civiltà Moderna. Il chip fabbricato da Neuralink, e impiantato nel cervello di un povero cristo tetraplegico, dà insieme speranze e paure. Finora il tycoon americano ci aveva provato solo con la scimmia Pager, che nel 2021 era diventata famosa perché usando il pensiero giocava col videogame Ponge.
Ora tocca un umano, e chissà che quel micro-computer grande come una moneta, con i suoi mille fili sparsi sotto la corteccia cerebrale, non gli consenta un giorno di tornare a camminare. Dal quartier generale di Freemont – laboratorio del nuovo dottor Frankenstein – fanno sapere che «il paziente sta bene». Per un attimo ho pensato al dottor Godwin, che nel magnifico film Povere Creature – dopo averle trapiantato il cervello del suo feto – considera Bella Baxter «un esperimento, corpo e cervello non sono del tutto sincronizzati, ma sta progredendo a una velocità sorprendente…».
Poi ho riflettuto, e ho cambiato idea: anche l’uomo-cyborg di Musk «sta progredendo a una velocità sorprendente». Ma mentre Bella impara nel tempo a diventare padrona del suo destino («Dobbiamo sperimentare ogni cosa – dice Emma Stone, che la interpreta – non solo il bene ma anche il degrado, la tristezza, così conosceremo il mondo a allora il mondo diventerà nostro…»), per la creatura di Elon temo invece l’opposto. E cioè che, a un certo punto, a menare la danza sia l’Intelligenza Artificiale e non più quella umana. Da qualche parte ho anche letto che l’inarrestabile Musk ha ordinato ai suoi scienziati di accelerare con le ricerche: «Dovete fare come se il mondo stesse per finire…». Ho avuto un brivido.
Mi sono venute in mente Le tre stimmate di Palmer Eldritch, uno dei capolavori di Philip Dick, dove il protagonista è un misterioso pellegrino reduce da un viaggio interstellare, demiurgo distruttore che manipola la realtà e irrompe nell’Universo per minarne l’equilibrio già precario. Poi mi sono detto: per fortuna è solo un romanzo, e mi sono rasserenato. Ma un secondo dopo ho ripescato un altro classico di Philip Dick, Tempo fuori luogo, dove Jack, commesso di un supermarket di un’epoca imprecisata dove non distingui più il vero dal falso e lo ieri dall’oggi, pronuncia la sentenza definitiva: «È di scienza che ha bisogno il Paese, non di romanzi». Vorrei rileggerlo tutto, quel racconto. Ma purtroppo non posso: mi si è scaricato il chip.