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La frontiera del dolore

Una scena del film Il confine verde. 
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Zielona Granica in polacco, Green Border in inglese, Il confine verde in italiano, questo di Agnieszka Holland è uno dei migliori film in circolazione. Documentario e romanzo, boicottato dalle destre nazionaliste, racconta una storia di rifugiati braccati, respinti, bastonati dalle milizie bielorusse e polacche che presidiano il confine tra i due Paesi.Holland raduna le schegge di cinque storie e con queste ricostruisce la coralità spezzata di una tragedia antica e quotidiana: la famiglia di rifugiati siriani; l’insegnante d’inglese afghana con il suo trolley; la giovane guardia polacca che aspetta un figlio dalla compagna e degli orrori al confine non è solo testimone; il gruppo di volontari che cerca di soccorrere i profughi; la psicologa che diventa attivista dei diritti e si trova a riflettere sui limiti legali ed emotivi delle azioni umanitarie.

Il contenitore di questi dolori è un bosco labirintico e gelato nel cuore dell’Europa, a metà strada tra Minsk e Varsavia. Siamo nel pie…

Zielona Granica in polacco, Green Border in inglese, Il confine verde in italiano, questo di Agnieszka Holland è uno dei migliori film in circolazione. Documentario e romanzo, boicottato dalle destre nazionaliste, racconta una storia di rifugiati braccati, respinti, bastonati dalle milizie bielorusse e polacche che presidiano il confine tra i due Paesi.Holland raduna le schegge di cinque storie e con queste ricostruisce la coralità spezzata di una tragedia antica e quotidiana: la famiglia di rifugiati siriani; l’insegnante d’inglese afghana con il suo trolley; la giovane guardia polacca che aspetta un figlio dalla compagna e degli orrori al confine non è solo testimone; il gruppo di volontari che cerca di soccorrere i profughi; la psicologa che diventa attivista dei diritti e si trova a riflettere sui limiti legali ed emotivi delle azioni umanitarie.

Il contenitore di questi dolori è un bosco labirintico e gelato nel cuore dell’Europa, a metà strada tra Minsk e Varsavia. Siamo nel pieno della crisi causata nell’estate del 2021 dal tiranno bielorusso Lukashenko che in funzione antieuropea favoriva e dirigeva le rotte migratorie verso una Polonia tutt’altro che ospitale. In questa logica disumana di inganni, espulsioni e violenze, ogni corpo innocente diventa un oggetto di guerra, un’arma biologica palleggiata tra due frontiere. Green Border, che ha vinto il premio speciale della giuria alla Mostra di Venezia, è un film duro che descrive come funziona la disumanizzazione dell’altro. Holland pone domande scomode, per esempio quando mette a confronto il diverso trattamento ricevuto, al confine polacco, dai migranti siriani e da quelli ucraini. Non indica soluzioni facili, conosce bene la complessità della storia. Ma non fa sconti, e risveglia lo sguardo – il nostro e quello del cinema – dal morbido giaciglio del torpore morale.

Sul Venerdì del 9 febbraio 2024

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