Sanremo è come Lourdes
di Natalia AspesiPer scrivere a Natalia Aspesi: n.aspesi@repubblica.it o Il Venerdì, via Ferrante Aporti 8, 20125 Milano.
Scrive la lettrice Brunetta Convoglio:
Ho visto quasi sempre il festival di Sanremo compreso questo; con mio marito, senza i miei due ragazzi che lo snobbavano, con gli amici, e adesso me lo vedo da sola. Sono in là con gli anni, eppure questa sosta di febbraio in un certo senso ha accompagnato la mia vita. Nulla oggi ha più un senso, musiche che a me paiono brutte e non si capisce perché Amadeus sia così contento, sempre felice per ogni sua mossa. Eppure non riesco a rinunciarci, proprio perché in un certo senso ha segnato la mia vita. Quando ero felice, quando sono nati i figli, quando mio marito purtroppo si è spento, adesso che sono nonna di giovani belli e un po’ storditi. Mi ricordo i bei tempi quando era a Sanremo che sentivamo Modugno, Villa, Carla Boni, la Cinquetti e poi per un anno sapevamo cosa cantare. Adesso da anni queste canzoni mi sembrano brutte, voci inesistenti,…
Per scrivere a Natalia Aspesi: n.aspesi@repubblica.it o Il Venerdì, via Ferrante Aporti 8, 20125 Milano.
Scrive la lettrice Brunetta Convoglio:
Ho visto quasi sempre il festival di Sanremo compreso questo; con mio marito, senza i miei due ragazzi che lo snobbavano, con gli amici, e adesso me lo vedo da sola. Sono in là con gli anni, eppure questa sosta di febbraio in un certo senso ha accompagnato la mia vita. Nulla oggi ha più un senso, musiche che a me paiono brutte e non si capisce perché Amadeus sia così contento, sempre felice per ogni sua mossa. Eppure non riesco a rinunciarci, proprio perché in un certo senso ha segnato la mia vita. Quando ero felice, quando sono nati i figli, quando mio marito purtroppo si è spento, adesso che sono nonna di giovani belli e un po’ storditi. Mi ricordo i bei tempi quando era a Sanremo che sentivamo Modugno, Villa, Carla Boni, la Cinquetti e poi per un anno sapevamo cosa cantare. Adesso da anni queste canzoni mi sembrano brutte, voci inesistenti, il tutù sul vestito di una signora con i capelli blu che era la mia amica Bertè che un tempo mi era molto cara. Che sia un segnale della mia fine?
Io appartengo alla vasta schiera che non vede il Festival da decenni, quindi mi trovo poi a leggere pagine e pagine dei giornali che non sapendo ormai che dire nella parte banale per gli sciocchini, parlano a lungo persino del Festival di Sanremo! È infatti la notizia più importante dell’anno, sempre in prima pagina anche se si tratta di John Travolta che a 70 anni ancora se la prende col ballo del qua qua. Tutti vorrebbero esserci e salire sul famoso palco.I trattori? Il figlio ucciso? L’ammalato di neoplasia cronica?, Forse la bella signora in ceppi ungheresi? Il divo offeso che non dà la liberatoria? Lo stesso divo che mostra in un nanosecondo le scarpe da pubblicità occulta? Bianche poi, come sempre orribili. Passare ormai da Sanremo è come trovarsi a Lourdes a pregare, un miracolo lo si aspetta. C’è qualcosa di strano, di occulto, tra cantanti che hanno un nome solo, un segnale per distinguersi; il gay, il truccato, il bel giovanotto semifemmina, la signorina con le giarrettiere, il terribile tutù, perché quasi nessuno osa apparire come è, tipo Taylor Swift. Si sente quasi la mancanza della Ferragni che se non altro è una signorina che se non si guardasse sempre al telefono per restarne abbagliata, potrebbe, come l’anno scorso, sembrare elegante.
Sbandierare il tricolore e dimenticare gli eroi
Possibile che ci siano forze politiche che sbandierano a tutto spiano il Tricolore ma sono pronte a calpestare, a vanificare i sacrifici di martiri ed eroi? Come si possono dimenticare uomini come Oberdan,i fratelli Cervi e tutti gli altri? Come si possono cancellare dalla memoria i giovani fulminati sulle barricate napoletane e quelle delle Cinque Giornate di Milano? Non riesco ad immaginare come questi signori siano capaci di rinnegare il ricordo di vittime come quelle delle Fosse Ardeatine, i partigiani e le tante donne stuprate e violentate? Si vuole eliminare con un colpo di spugna il loro ricordo. Tutti questi sono stati uomini che hanno sacrificato la loro vita per costruire un’Italia unita, non permettiamo a nessuno di sporcare il loro sangue e la loro fede.
Lettera firmata, Napoli
Si può partire da lontano e ritrovarsi insieme, a parlare, senza nominarlo, di fascismo o quel che ne resta, una tragedia che si è forse un po’ modernizzata ma alla fine semifascismo resta. Ma questo gentilissimo signore di Napoli lo vede nel passato. Troppo lontano: abbiamo avuto altri tempi, anche il terrorismo, ma mai il tempo è stato così vuoto e senza la voglia di una speranza. Dicono che così va il mondo, che l’Europa si ritroverà a giugno molto a destra. Chissà, ma ciò che tutti noi sentiamo, è che qualcosa è davvero cambiato nel mondo che quella che per noi era la sinistra si è accasciata, stordita. Non si può tornare indietro, né andare avanti, per lo meno su quello che pareva di sinistra e non lo è più.
Gigi Riva, un grande non solo per i tifosi
Si sono celebrati i funerali del grande Gigi Riva ma non le scrivo per commentare questo triste evento. Non mi sono mai interessato al calcio eppure ho sempre ammirato il grande campione non tanto per le sue eccezionali doti di atleta che per mia incompetenza non sono mai stato in grado di apprezzare, ma soprattutto come uomo. Avevo dieci anni quando il Cagliari conquistò grazie a lui lo scudetto ed a distanza di oltre cinquant’anni è sempre vivo in noi sardi l’orgoglio di quel primato. La mia maggiore ammirazione è per l’uomo che ha rinunciato a compensi da capogiro per restare nella squadra del Cagliari, per restare a Cagliari non come ospite ma come qualsiasi cittadino. Accadeva cinquant’anni fa, quando i tifosi andavano negli stadi per divertirsi nel vedere la loro squadra del cuore giocare, vincere e magari conquistare lo scudetto, quando i giocatori avevano compensi di tutto rispetto ma di certo non milionari come quelli attuali. Oggi ci sono gruppi di persone (tifosi?) che riempiono gli spalti negli stadi ma il loro modo di inneggiare assomiglia sempre più a raduni di nostalgici di un’epoca vergognosa della storia d’Italia che andrebbe ricordata nel rispetto di chi ha combattuto e dato la vita. Un affettuoso saluto.
A.S.
A.S. è uno dei rari esemplari che non si sono mai interessati al calcio, io ho anche amici di grande prestigio e cultura che per un goal della loro squadra potrebbero, forse, anche uccidere. Appartengo a una sottosquadra che non ha mai neppure visto una partita, quindi direi di essere del tutto fuori, lontano da chi potrebbe vincere lo scudetto. Ma qui l’uomo, Gigi Riva, è stata una persona di grande valore al di là della sua professione-passione. Io per esempio ho un bravo collega con lo stesso nome, persona di grande gentilezza perduto nel frastuono della nostra professione. Anche per A.S. ci sono oggi sugli spalti, “raduni nostalgici di un’epoca vergognosa”; anche qui il fascismo non c’è. Eppure quell’orrido nucleo di fascistizzanti tenuti in gran conto da chi si occupa delle squadre, può anche arrivare ad ammazzare.
Sul Venerdì del 16 febbraio 2024