Michele Serra: per la pace meglio Ghali di niente
Caro Serra, forse è giusto continuare a fare appelli sul “cessate il fuoco”, anche se vengono fatti dal palcoscenico di Sanremo da artisti che non sappiamo fino a che punto siano sinceri o furbi; forse è giusto richiamare l’attenzione sull’emergenza climatica, sulla situazione delle carceri; forse è giusto dire no al razzismo e a tutte le discriminazioni. Si potrebbe andare avanti con altre giuste rivendicazioni per finire, però, col dire che oggi sembra tutto inutile, fiato ed energie sprecati. Un tempo non troppo lontano sembrava esserci la speranza che qualcosa potesse cambiare perché la politica e buona parte della società davano l’impressione di poter promuovere o comunque accettare dei cambiamenti. Attualmente la classe dirigente è attenta solo al consenso e non rivolge la propria attenzione ai problemi fondamentali che attanagliano il mondo; la gran parte delle persone sembra indifferente e chiusa nel proprio privato.
Calogero Barranco
Caro Barranco, non siamo mai stati tanto …
Caro Serra, forse è giusto continuare a fare appelli sul “cessate il fuoco”, anche se vengono fatti dal palcoscenico di Sanremo da artisti che non sappiamo fino a che punto siano sinceri o furbi; forse è giusto richiamare l’attenzione sull’emergenza climatica, sulla situazione delle carceri; forse è giusto dire no al razzismo e a tutte le discriminazioni. Si potrebbe andare avanti con altre giuste rivendicazioni per finire, però, col dire che oggi sembra tutto inutile, fiato ed energie sprecati. Un tempo non troppo lontano sembrava esserci la speranza che qualcosa potesse cambiare perché la politica e buona parte della società davano l’impressione di poter promuovere o comunque accettare dei cambiamenti. Attualmente la classe dirigente è attenta solo al consenso e non rivolge la propria attenzione ai problemi fondamentali che attanagliano il mondo; la gran parte delle persone sembra indifferente e chiusa nel proprio privato.
Calogero Barranco
Caro Barranco, non siamo mai stati tanto informati, non ci siamo mai sentiti tanto impotenti. Non che gli appelli degli intellettuali, le petizioni pubbliche, i j’accuse degli artisti siano mai serviti a molto (erano e sono spesso pura retorica, o smania di apparire), ma l’idea che sia esistito un rapporto di causa/effetto tra mobilitazione delle coscienze e azione politica, e che quella connessione sia diventata molto più debole, è legittima. Si è indebolita la politica; è fortemente diminuito l’investimento emotivo e culturale che le persone facevano sulla politica, convinte che fosse quella la leva principale che poteva cambiare le cose. Un dato oggettivo illustra la drastica diminuzione del prestigio della politica, ed è l’aumento esponenziale dell’astensionismo, elezione dopo elezione. A me pare che il voto sia una specie di “atto primo” della cittadinanza, e rinunciarvi sia deleterio e deprimente. Ma io sono io, e non posso giudicare per conto di tutti. Spero (e a tratti credo) che la politica – ovvero la capacità di passare dalle parole ai fatti – tornerà a vivere in altre forme. Non sottoscrivo più “appelli degli intellettuali”, con rarissime eccezioni, proprio perché ne colgo lo scopo autocelebrativo, o autoconsolatorio. Però, in questo lungo passaggio d’epoca, non mi dispiace che un cantante a Sanremo si senta in obbligo di pronunciarsi per la pace. Come dire: è meglio che niente. È meglio del silenzio, della rassegnazione e della resa.
Capitali della cultura
ma solo per gli altri
Caro Serra, è carente l’informazione sulle “Capitali europee della cultura”, tranne quando il titolo riguarda città italiane: Firenze (1986), Bologna(2000), Genova (2004) Matera (2019). Sappiamo anche, con gioia, che nel 2025 sarà premiata Gorizia. Silenzio invece sull’anno in corso: nel 2024 il titolo lo hanno avuto tre antiche città: Tartu in Estonia, Bad Ischl in Austria e Bodo in Norvegia, già attive con mostre, concerti, restauri di celebri monumenti storici e altre centinaia di iniziative tra cui la lettura dei capolavori della letteratura europea nelle piazze e nelle scuole. La Norvegia non aderisce alla Ue, ma ogni tre anni tra i premiati si aggiunge proprio una città che non fa parte della Ue: un augurio, un omaggio. Nella motivazione delle scelte fatte dalla Commissione si legge: “Le tre città sono state scelte per valorizzare le loro ricchezze non solo artistiche e per diffondere le diversità e le caratteristiche comuni delle culture europee.Tutto per contribuire a migliorare la comprensione reciproca tra i cittadini d’Europa”. Ma se l’informazione dell’avvenimento tace, noi lettori tradiamo quello spirito indispensabile di “conoscenza di altre realtà vicine ma ancora lontane” che animava il ministro della Cultura del governo greco, Melina Merkouri nel 1985, quando inventò e propose l’iniziativa per avvicinare i cittadini europei.
Tina Lepri (Roma)
Cara Tina Lepri, il nostro sistema mediatico è molto provinciale (lo sono un poco di meno i giovani, che non per caso si informano altrimenti) e lei fa benissimo a dirci una cosa che sanno in pochi – io non la sapevo. E dunque Tartu, Bad Ischl e Bodo: a qualche lettore del Venerdì potrebbe venire voglia di andarci, e vedere che cosa succede. Non mi stupisce apprendere che sia stata Melina Merkouri, spirito aperto e irrequieto, la “madre” delle Capitali della cultura europee. Che vuol dire europee.
Salviamo le città d’arte
dal turismo di massa
Il 4 febbraio è morto a Firenze Antonio Paolucci. Aveva combattuto contro la mercificazione dell’arte, contro il vassallaggio delle città d’arte al dio turismo. In città come Firenze o Venezia non possiamo tornare a fare gli operai come cinquant’anni fa. Però possiamo produrre e vendere arte e artigianato di qualità. Possiamo creare percorsi di messa in opera delle arti nelle piazze, nelle strade. Possiamo ricreare il legame di amicizia tra arte e materia, tra arte e natura, tra bellezza e manualità, anche nel rapporto con la terra. Possiamo legare il turismo, troppo di massa, alla campagna, e rivedere lo statuto degli agriturismi per fare delle vere e proprie aziende didattiche, esperienziali, più naturali e sostenibili. Forse è un sogno. Antonio Paolucci lo ha accarezzato.
Domenico Poeta (Siena)
Riqualificare il turismo di massa, salvando le nostre città d’arte che da quel turismo sono devastate, è un’impresa disperata. Ma sognare di poterlo fare non solo è legittimo. È indispensabile.
In ricordo di un signore,
Ugo Palmiro Intini
Alla triste notizia della sua dipartita ho cercato sul web la voce Ugo “Palmiro” Intini. Senza alcuna volontà irrispettosa. Tutt’altro. “Uno di casa”, come l’aveva definito Laura Pellegrini, al secolo Ellekappa. Circa quel simpatico soprannome, che l’ha accompagnato per decenni, avrei scommesso su Fortebraccio: non poteva che esser lui ad averlo coniato. Poi, fatti due conti, sono giunto alla conclusione che il direttore di Cuore ne era stato l’ideatore. Fa pensare che il portavoce di Craxi se ne sia andato nel pieno delle polemiche sulla Rai e un servizio pubblico asservito ai potenti. Forse è sempre stato così, no? Anche se i personaggi di allora eran di un’altra pasta, compreso Ugo Palmiro, coerente fino alla fine.
Andrea
Caro Andrea, parliamo di un altro secolo, ma è bello farlo in memoria di una persona per bene. Sì, fui io a chiamarlo Ugo Palmiro: era ossessionato da Palmiro Togliatti, lo tirava in ballo anche quando si stava litigando (tra socialisti e comunisti) su tutt’altro, ritenni di appioppargli quel doppio nome immaginando che, a furia di nominare Togliatti, ne fosse rimasto posseduto. Passò del tutto immacolato dalla bufera di Tangentopoli e fu tra i non molti socialisti craxiani a non confluire in Forza Italia e insomma a rimanere a sinistra. Anticomunista, libertario, vicino ai radicali, gli riconosco il solo torto politico, comune a quasi tutto lo schieramento socialista, di avere polemizzato (ricambiato) quasi sempre con i comunisti, come se non esistessero altri avversari e altre questioni. Molti anni dopo le nostre scaramucce a mezzo stampa partecipai volentieri a un suo incontro elettorale – mi dispiace non ricordare l’anno – e fu una “reunion” molto amichevole. Se ne è andato con discrezione, come capita ai signori.