Natalia Aspesi: sulla Shoah almeno il cinema ha buona memoria
di Natalia AspesiPer scrivere a Natalia Aspesi: n.aspesi@repubblica.it o Il Venerdì, via Ferrante Aporti 8, 20125 Milano.
Scrive il professor Dario Calimani, presidente della Comunità ebraica di Venezia
Ho letto su Repubblica queste sue parole: “...non si fecero cortei per salvare i sei milioni di ebrei sparsi nel mondo, l’immenso pogrom che non avrebbe lasciato un solo ebreo vivo, un’apocalisse di milioni di ebrei tolti alla vita. Per questo immagino che il nostro debito che dobbiamo a loro non si estinguerà mai, mai. Forse il film crudelissimo e armonioso di Glazer [La zona d’interesse] arriva in tempo perché stando qui, al riparo, dando il dovuto rispetto ai cortei per i palestinesi di Gaza, si rispettino anche gli ebrei che difendono il loro Paese; costato loro 6 milioni di morti”. È difficile, in questi giorni, leggere parole come quelle che ha scritto lei, che anziché abbracciare un’ideologia e sparare contro l’uno o l’altro dei contendenti assumono una prospettiva storica e non la cancella dema…
Per scrivere a Natalia Aspesi: n.aspesi@repubblica.it o Il Venerdì, via Ferrante Aporti 8, 20125 Milano.
Scrive il professor Dario Calimani, presidente della Comunità ebraica di Venezia
Ho letto su Repubblica queste sue parole: “...non si fecero cortei per salvare i sei milioni di ebrei sparsi nel mondo, l’immenso pogrom che non avrebbe lasciato un solo ebreo vivo, un’apocalisse di milioni di ebrei tolti alla vita. Per questo immagino che il nostro debito che dobbiamo a loro non si estinguerà mai, mai. Forse il film crudelissimo e armonioso di Glazer [La zona d’interesse] arriva in tempo perché stando qui, al riparo, dando il dovuto rispetto ai cortei per i palestinesi di Gaza, si rispettino anche gli ebrei che difendono il loro Paese; costato loro 6 milioni di morti”. È difficile, in questi giorni, leggere parole come quelle che ha scritto lei, che anziché abbracciare un’ideologia e sparare contro l’uno o l’altro dei contendenti assumono una prospettiva storica e non la cancella demagogicamente per fingere che la storia sia iniziata con il bombardamento di Gaza. Dalla sua prospettiva si capisce – non occorre giustificare – quanto sta accadendo a Gaza. La sua purtroppo è, a sinistra, una posizione rara. Si capisce allora la crisi dell’ebreo, diviso fra il sostegno indiscusso all’esistenza di Israele, che non può essere messa in dubbio e a rischio, e lo spirito umanitario che da sempre lo sostiene, partecipe e straziato di fronte a ingiustizie e massacri di qualsiasi genere, che lui per primo, per secoli, ha subìto. Dando, come dice lei, il dovuto rispetto ai palestinesi innocenti di Gaza, non allo strabismo demagogico dei cortei. L’ebreo in bilico. I conti con la memoria fra Shoah e antisemitismo è un libretto che ho scritto qualche tempo fa. Potrebbe dar facile conto di una crisi che la sinistra, in particolare, fa tanta fatica a riconoscere. Se mi fornisce un suo recapito, sarò lieto di inviarglielo.
La ringrazio per la sua lettera che, mi perdoni, mi ha commosso. So di essere, a sinistra, una persona che fa fatica a riconoscere questa visione che non nasce a Gaza, ma forse lei sa che data la mia età imparammo a capire l’indicibile del nazismo subito dopo la Seconda guerra mondiale. Le dirò poi che è stata la mia passione per il cinema, soprattutto il grande cinema, a non farmi perdere un film sulla Shoah e da lì, alle testimonianze e alla storia di quegli anni. Posso dire che è stato il cinema a non allontanarmi mai da quell’immensa fine che mai verrà pagata. Chi lo ha dimenticato ha perso la storia. La ringrazio davvero per il libro che intende mandarmi e che leggerò con passione.
Ancora su Giorgia e i suoi vestiti
Mi riferisco alla lettera pubblicata il 9 febbraio nella sua rubrica (che leggo sempre con grande interesse), in cui Sergio Cereda si chiedeva: “quanti vestiti possiede la nostra Presidente del Consiglio?”. Mai avrei immaginato chealmeno in una occasione si sia fatta prestare l’abito da Claudio Durigon.
Roberto Galliani
Quanta cattiveria, signora Aspesi, nel suo articoletto! Cosa deve fare o cosa deve mettere una donna premier che sfortunatamente (o per fortuna, viva le differenze) non ha il fisico e l’età della principessa del Galles? Questa mal-celata acredine non è degna della sua intelligenza, che ho sempre reputato libera e sincera... la invito a essere più misurata e non essere così partigiana (a che scopo poi?). Grazie, una sua affezionata lettrice.
Marcella Missiroli
L’argomento “vestiti di Giorgia Meloni” mi fa dire che l’abito di Armani indossato alla Scala nel 2022 non era nero (per ovvi motivi) ma blu ed era così perfetto da “slanciare” qualsiasi donna anche se non alta e non magrissima. Comunque penso che la signora potrebbe evitare di girare ufficialmente il mondo con colori e modelli che non aiutano il made in Italy a cui tanto tiene la destra. Ma chi la consiglia sul look? Io piuttosto ritengo modestamente che, nella veste di donna di potere, vuole imitare Merkel o Von der Leyen.
Clara Brunetti
A Roberto Galliani: alla signora Meloni verrà da ridere, forse, ma essere paragonata al sorridente, enorme Durigon della Lega potrebbe anche offenderla, spero di no. A Marcella Missiroli: mi spiace che lei trovi “cattiva e piena di acredine” la mia risposta sulla signora Meloni: evidentemente lei non ha mai letto quello che scrivo, che può magari prendere in giroma mai offendere le persone di cui parlo. Però posso dirle che la principessa del Galles ha solo cinque anni meno della Meloni, cioè sono quasi contemporanee, e che sì, ritengo anche se non lo dico che con tutti i suoi ministri, la signora ci riporti indietro di molti anni. A Clara Brunetti: è vero, la signora era bella alla Scala con l’abito di Armani color blu e non nero. Non credo però che voglia vestirsi come la Merkel e la Von der Leyen. La prima era vestita proprio da premier, la seconda, avendo una figura sottile, porta sempre abitia giacca che le stanno bene. La signora Meloni non vuole le nostre grandi firme per non essere giudicata anche per quello:ha scelto infatti abiti su cui non c’è nulla da dire.
Perché vince Geolier (e perché perde)
Se lei ha letto le interviste a Daniela Di Maggio, la madre del giovane musicista ucciso da un camorrista minorenne, capirebbe il perché dei fischi al rapper napoletano, fischi che persino Saviano non ha compreso. Il quasi vincitore di Sanremo ha un video sui social dove imbraccia un kalashnikov d’oro in una canzone chiamata Narcos. E poi, perché proprio nella prima serata, credo, far venire sul palco la Di Maggio se non per mettere le mani avanti nella certezza che Geolier avrebbe vinto Sanremo grazie ai like? Evidentemente questo terribile fenomeno tellurico tutto partenopeodi Geolier non poteva in alcun modo essere fermato, come infatti è avvenuto. Qualcuno si è preso la responsabilità (vivaddio) di scegliere all’ultimo minuto la figlia di Mango (puro nepotismo oppure omaggio in ritardo ad un grande della musica italiana sempre snobbato?) e la spinosa questione di far vincere una brutta canzone neomelodica che puzza di camorra a chilometri di distanzaè stata, bene o male, risolta. Grazie quindi all’oscuro funzionario Rai che ha evitato il peggio e riportato il rapper napoletano a casa sua, nel rione Gescal, dove non può fare più dannidi quelli che ha fatto fino a oggi. Grazie,
Luigi Lamberti
Lei mi fa vergognare di non aver partecipato alla festosa festosissima festa di questo Sanremo, ma come potevo sapere che sarebbe stato d’immenso successo, che firme di quelli che si occupano solo di cose grandiose avrebbero dedicato i loro meravigliosi pezzi a Ghali, italiano di famiglia tunisina (Pop, Hip hop, Rap) e a Geolier, un amatissimo rapper napoletano? Veramente avevo cominciato a vederlo, poi è comparsa una signora vestita d’oro invitata al Festival in quanto mamma del giovane musicista ucciso da un camorrista, e a me è passata del tutto la voglia. Quindi mi dispiace, lei è tra i milioni e milioni che hanno visto Sanremo,e potrebbe raccontarmene delle belle, ché tanto fra sei mesi non sapremo più chi l’ha vinto (una Mango?), e chi le ha dedicato i suoi alti favori. Personalmente non ho nulla da dire su Geolier perché io non l’ho ancora sentito (né tv, né radio, né altro accesi in casa mia). La mia età mi impedisce di amare il rap che mi pare noiosissimo. Io non so di Geolier, ma mi dicono che altri rapper che fanno impazzire le giovinette parlano di stupri e violenze varie: e loro molto contente.
Sul Venerdì del 23 febbraio 2024