Che cosa passa per la testa del nostro gatto
di Alessandra QuattrocchiTutti coloro che hanno frequentato gatti fin dall’infanzia, pensando magari di essere abbastanza informati su questi Lari delle nostre case, pezzetti di natura selvaggia in ambito domestico, potranno ricredersi leggendo due libri da poco usciti. La biologa Lisa Signorile con Il gatto (Flaco Edizioni) ha scritto ben più di quel che dice il sottotitolo Manuale d’uso e manutenzione. «Commetto l’errore di frequentare i gruppi social che parlano dei gatti e vedo che tutti pretendono di conoscerli e pochissimi li capiscono: un sacco di commenti fuorvianti e cattivi consigli. In genere dopo sei mesi al massimo mi buttano fuori. Ma se non capisci la creatura con cui convivi, come può essere la sua qualità di vita?», dice Signorile, che si è immersa negli ultimi studi scientifici e ci parla di anatomia, alimentazione, medicine; di sterilizzazioni e vita fuori e dentro casa; di come si affrontano l’inizio gioioso e la dolorosissima fine.
Tutti coloro che hanno frequentato gatti fin dall’infanzia, pensando magari di essere abbastanza informati su questi Lari delle nostre case, pezzetti di natura selvaggia in ambito domestico, potranno ricredersi leggendo due libri da poco usciti. La biologa Lisa Signorile con Il gatto (Flaco Edizioni) ha scritto ben più di quel che dice il sottotitolo Manuale d’uso e manutenzione. «Commetto l’errore di frequentare i gruppi social che parlano dei gatti e vedo che tutti pretendono di conoscerli e pochissimi li capiscono: un sacco di commenti fuorvianti e cattivi consigli. In genere dopo sei mesi al massimo mi buttano fuori. Ma se non capisci la creatura con cui convivi, come può essere la sua qualità di vita?», dice Signorile, che si è immersa negli ultimi studi scientifici e ci parla di anatomia, alimentazione, medicine; di sterilizzazioni e vita fuori e dentro casa; di come si affrontano l’inizio gioioso e la dolorosissima fine.
I gatti, spiega per esempio, hanno un udito bionico, migliore dei cani, per cogliere gli ultrasuoni con cui comunicano i topi. Questo significa anche che «sono molto più infastiditi di noi da urla o suoni ad alto volume», come i botti di Capodanno, mentre suoni troppo alti «possono causare sofferenza»: attenti ai vostri esercizi da soprano o al violino.
E continua: «I gatti hanno un secondo sistema olfattivo che a noi umani manca, i cui recettori sono situati nell’organo vomeronasale»: insomma, quando accolgono a ringhi e soffi il compagno tornato dal veterinario stanno reagendo come faremmo noi – che funzioniamo con la vista – di fronte a un fratello coperto di sangue. E la vista, appunto? Cosa guarda in quell’angolo vuoto, gli unicorni? «Il gatto vive in un mondo molto diverso dal nostro, semplicemente perché lo percepisce in un altro modo», risponde Jessica Serra, autrice di Nella testa di un gatto (Carocci Editore) godibilissimo libro quasi filosofico, molto ben tradotto da Cristina Spinoglio.
Etologa francese che ha avuto la fortuna di crescere in un parco naturale, Serra aveva studiato l’intelligenza di varie specie animali ma, mi dice, «ben pochi studi sono dedicati ai gatti; perché non sono accomodanti, non rispondono agli ordini… Da ragazzina avrei voluto sapere cosa facevano tutto il giorno i miei gatti avventurosi. Non immaginavo che trent’anni dopo ne avrei seguiti con un sistema Gps più di cento per La vie secrète des chats, programma sul canale francese TF1. «Abbiamo scoperto che alcuni sono stabili abitanti di due case…». Forse dunque non sono loro misteriosi, ma noi ignoranti.
Poteri taumaturgici
Quanto alla solita domanda: il gatto è più o meno intelligente del cane? La verità è che non siamo attrezzati a rispondere perché, come dice Serra, «tendiamo a confrontare le prestazioni di altre specie con le nostre» (l’uomo, misura di tutte le cose…). Il punto è che «li abbiamo addomesticati come caccia-topi senza bisogno di selezionare gli individui più cooperativi come per i cani, che infatti rispondono agli ordini».E un gatto ha consapevolezza di sé? Ci ama? Qualunque coinquilino di un gatto dirà che ovviamente sì, ma come osserva Lisa Signorile, «anche le cose ovvie bisogna dimostrarle scientificamente». E quindi torniamo alla casella di partenza: come farlo?Il libro di Serra ci aiuta a capire anche perché il gatto ci affascina: non solo la sua percezione del mondo, ma il suo essere “pensante” e il suo essere “emotivo”, i suoi straordinari poteri taumaturgici nei nostri confronti, il suo rapporto con l’umano. Racconta di Oscar, gatto di un ospedale del Rhode Island che «si sdraiava accanto ai pazienti solo poche ore prima che morissero», tanto che gli infermieri lo presero come un segnale per chiamare i parenti per l’ultimo saluto. Forse percepiva l’odore della pre-morte; sappiamo già che anche i cani hanno la capacità di individuare precocemente con l’olfatto alcune malattie.
Un’insospettabile doppia vita
Poi ci sono i gatti che fanno una doppia vita: come la pantofolaia che appena uscita la padrona «rivelava una personalità completamente diversa, camminando per chilometri, incontrando altri felini». È possibile quindi che il gatto sia «in grado di modulare i suoi ritmi di attività in funzione dell’uomo».Ci innamoriamo perdutamente di loro anche perché ci ricordano i tratti dei bambini, «le guance tonde, la fronte larga, gli occhi grandi», dice Serra. Non solo: «Sanno sollecitare l’interazione con l’umano nel momento giusto» e sono «una fonte d’ispirazione dell’arte di vivere, del carpe diem che ci ricorda quanto è prezioso l’istante presente». «Nella nostra società un po’ schizofrenica riescono ad alleviare sacche di solitudine», aggiunge Signorile. Certo, «hanno le dimensioni di un neonato e la voce sulle stesse frequenze. Ma ci sono anche altri meccanismi che sollecitano i nostri innatismi».La storia del gatto con l’uomo è diversa e molto più breve di quella del cane: «Si sono evoluti a una velocità pazzesca nel loro modo di contattarci. Secondo uno studio recente hanno almeno 250 segnali non verbali di comunicazione, oltre ai segnali vocali; incredibile per quella testolina di un animale che nasce come un cacciatore solitario. E poi hanno ognuno la propria spiccata personalità. Per questo da macchine acchiappatopi sono diventati effettivi compagni di vita. Insomma: fondamentalmente ci hanno addomesticato, molto in fretta. Anche se non sono contentissimi del risultato, ci devono ancora lavorare un po’».
Sul Venerdì del 1° marzo 2024