Quelle geniali figlie di Saffo
di Daria GalateriaIl blu mezzanotte lo ha creato Eileen Gray. L’architetta raccontava la storia così: restò una notte a guardare il cielo; ogni stella emanava un minuscolo alone in cui il nero del cielo diventava il suo bleu de minuit. Era un colore nuovo per la palette di lacche apprese dal maestro giapponese Seizo Sugawara – a Soho si era incantata un giorno davanti a un paravento cinese esposto in vetrina. A scuola di disegno alla Slade School of Art di Londra alle donne erano preclusi i modelli nudi, e, dal 1904, a Parigi (Gray era irlandese, ma i suoi erano peers, pari, di Scozia) lei ritraeva cadaveri estratti dalla Senna. Viveva allora con una compagna della Slade, Jessie Gavin, che per uscire si dipingeva i baffetti e si faceva chiamare Jack – un conclamato “caso di clitoride” (sic) come denunciò, sui giornali e a processo, l’aviatore e parlamentare Noel Pemberton Billing a proposito dell’attrice Maud Allan (era una Salomé dei sette veli con un’aria di “pugile a riposo”) – Noel perse il process…
Il blu mezzanotte lo ha creato Eileen Gray. L’architetta raccontava la storia così: restò una notte a guardare il cielo; ogni stella emanava un minuscolo alone in cui il nero del cielo diventava il suo bleu de minuit. Era un colore nuovo per la palette di lacche apprese dal maestro giapponese Seizo Sugawara – a Soho si era incantata un giorno davanti a un paravento cinese esposto in vetrina. A scuola di disegno alla Slade School of Art di Londra alle donne erano preclusi i modelli nudi, e, dal 1904, a Parigi (Gray era irlandese, ma i suoi erano peers, pari, di Scozia) lei ritraeva cadaveri estratti dalla Senna. Viveva allora con una compagna della Slade, Jessie Gavin, che per uscire si dipingeva i baffetti e si faceva chiamare Jack – un conclamato “caso di clitoride” (sic) come denunciò, sui giornali e a processo, l’aviatore e parlamentare Noel Pemberton Billing a proposito dell’attrice Maud Allan (era una Salomé dei sette veli con un’aria di “pugile a riposo”) – Noel perse il processo (da non perdere, su quelle geniali tribadi, il libro Le figlie di Saffo di Selby Wynn Schwartz, da Garzanti).
Jessie Gavin un giorno si sposò, ma non volle assumere il nome del marito, cambiando invece il suo in Jackie, così che potessero continuare a chiamarla Jack. Si sposavano infatti; Romaine Brooks, la pittrice, lo fece nel 1903, e in pochi giorni si pentì; concesse 300 sterline l’anno al marito John, che andò a viverci a Capri col suo amante Edward (l’Italia unita era un Paese provvidenziale, perché per uniformare lo Statuto Albertino, il Codice napoleonico e le carte dei vari statarelli, alla fine dimenticarono, nel Codice Zanardelli, di prevedere pene per gli omosessuali).
Eileen Gray si legò a un architetto rumeno, Jean Badovici, e per lui andò in Riviera a creare una villa sul mare, che fu il capolavoro e il manifesto del modernismo. Scelse a Roquebrune un angolo di pini e mare; la casa era bianchissima, e così bella che è ancora oggi un pezzo di natura. Le finestre, dal pavimento al soffitto, sopivano la luce con le “palpebre” delle persiane e tende come vele; ogni cosa era squisita. Tutto finisce; quando il legame con Jean si allentò, Eileen gli lasciò la villa. Le Corbusier, il grande architetto, di cui Gray era collaboratrice e amica, era rancoroso di quella meraviglia. Costruì, proprio sopra, un suo minuscolo capanno (il Cabanon), e poi un giorno entrò nella casa immacolata di Eileen e la dipinse di furia a colori vistosi. Fu un raptus, come si vede dalla foto in cui alla fine è abbattuto, seminudo, esausto e ancora eccitato, su un materasso (anni dopo Le Corbusier sarebbe morto facendo il bagno lì davanti, di cuore).
Sul Venerdì dell’8 marzo 2024