Michele Serra: il Ponte dei sospiri
di Michele SerraCarissimo Michele, i ponti uniscono. Sempre. Non allontanano dalla Costituzione, dai suoi valori. Viene stilato un elenco di inconvenienti, anche con molta leggerezza. Da dove tanta presunzione? È dal 1970 che Sergio Musmeci e Pierluigi Nervi hanno presentato progetti per un ponte a campata unica, realizzabile con materiali oggi ancor più evoluti. Sono cinquant’anni che aspetto. La realizzazione creerà disagi. Sì, come per ogni opera che porterà benefici. Come una nuova linea per il tram o la metro. La rete ferroviaria in Calabria e in Sicilia è vergognosa? Si realizza il Ponte e si modernizza la rete ferroviaria. La rete stradale è un disastro? Si realizza il Ponte e la manutenzione della rete stradale. Manca una rete idrica affidabile? Si realizza il Ponte e un efficiente sistema idrico regionale. Ci sono la mafia e la ‘ndrangheta? Si realizza il Ponte e si combattono mafia e ‘ndrangheta. Invece del Ponte serve il Ponte e tutto “l’invece”. È segno di rispetto non citare la Costituzi…
Carissimo Michele, i ponti uniscono. Sempre. Non allontanano dalla Costituzione, dai suoi valori. Viene stilato un elenco di inconvenienti, anche con molta leggerezza. Da dove tanta presunzione? È dal 1970 che Sergio Musmeci e Pierluigi Nervi hanno presentato progetti per un ponte a campata unica, realizzabile con materiali oggi ancor più evoluti. Sono cinquant’anni che aspetto. La realizzazione creerà disagi. Sì, come per ogni opera che porterà benefici. Come una nuova linea per il tram o la metro. La rete ferroviaria in Calabria e in Sicilia è vergognosa? Si realizza il Ponte e si modernizza la rete ferroviaria. La rete stradale è un disastro? Si realizza il Ponte e la manutenzione della rete stradale. Manca una rete idrica affidabile? Si realizza il Ponte e un efficiente sistema idrico regionale. Ci sono la mafia e la ‘ndrangheta? Si realizza il Ponte e si combattono mafia e ‘ndrangheta. Invece del Ponte serve il Ponte e tutto “l’invece”. È segno di rispetto non citare la Costituzione a sproposito. La tutela del paesaggio riguarda anche la possibilità di goderlo: con i ponti si possono raggiungere e godere più facilmente altri paesaggi e altre culture. Dello Stretto di Messina scrisse Omero, e poi anche Tucidide, Virgilio, Lucrezio, Ovidio, Dante, Goethe, Pascoli e D’Arrigo. Che l’abbiano proposto Rutelli, Berlusconi, Salvini (!) può essere infelice, ma il Ponte è per tutti. Possiamo provare a pensarlo utile e non conflittuale.
Alberto Gola
Caro Gola, i ponti sono bellissimi. Concettualmente e spesso anche architettonicamente. Dunque non penso che chi si oppone al ponte lo faccia per pregiudizio “ideologico”. Nemmeno penso che le controindicazioni ambientali siano insuperabili. La perplessità più evidente, a mio avviso, è un’altra: riguarda l’effettiva fattibilità di una campata unica di tre chilometri e mezzo. Sarebbe la prima volta nel mondo: la campata unica più lunga non raggiunge i due chilometri. E porta solo una strada, non anche una ferrovia. Il che non significa, a priori, che l’impresa sia impossibile. Ma vuol dire che, per realizzarla, ci vorrebbero autorevolissime pezze d’appoggio di ingegneri e architetti “indipendenti”, ovvero non coinvolti nel business, che garantissero l’opera non come un’ipotesi coraggiosa, ma come una certezza. Se queste voci autorevoli esistono, non sono certo quelle che si odono. Da quando sono nato sento parlare del Ponte quasi esclusivamente i politici. L’odore di propaganda è fortissimo, e il fatto che il Ponte non sia stato fatto rafforza, anno dopo anno, il sospetto che quell’idea abbia avuto in primo luogo la funzione di vanteria politica. Per dirla come al bar: se a dire “quel Ponte si può e si deve fare” fosse Renzo Piano, gli crederei. Se è Salvini, che credito posso dargli? Più di vent’anni fa Berlusconi annunciò che i lavori sarebbero cominciati entro un anno. Ma le pare serio? Ho sentito l’ex ministro Lunardi, tra i grandi fan del Ponte, dire che «solo dagli anni successivi al Duemila disponiamo delle tecnologie necessarie per farlo». Ma allora, perché lo si promette dal 1969(governo Forlani)? Il progetto di Musmeci e Nervi che lei rievoca, su quali fondate basi “tecniche” si fondava? Sono sicuro, caro Gola, che il suo lungo sogno abbia basi sincere e appassionate. Da come lei parla del Ponte, capisco che lo considera, per il Sud, un possibile spartiacque tra un “prima” precario e un “dopo” prospero. Ma i sogni si realizzano con il lavoro, i materiali, i quattrini e una ferrea convinzione della loro necessità e della loro fattibilità materiale. Con i plastici a Porta a Porta non si fanno i Ponti, si fa show e si fa propaganda.
Questa politica
non guarda al domani
Caro Michele, dopo aver letto che una parte dei politici europei (la maggioranza dei popolari, la minoranza dei liberali, le destre al completo più qualche politico sparso qua e là) ha votato contro la Nature Restoration Law, ho cercato nella libreria I limiti dello sviluppo (Club di Roma – 1972). Pagina 29: «Interessi dell’uomo inquadrati nello spazio e nel tempo. Ogni individuo si colloca in una certa posizione nel diagramma: la maggioranza tuttavia è interessata esclusivamente ai problemi della propria famiglia o degli amici in un futuro a breve termine. Altri guardano più avanti, o a un ambito più ampio rappresentato da una città o una nazione. Soltanto pochi hanno una prospettiva realmente globale, estesa ai vari e complessi problemi dell’intero mondo in un futuro non troppo vicino». Ora, non trovi che i politici europei che hanno votato contro la NRL abbiano comunque disatteso il compito loro assegnato di “guardare oltre nel tempo e nello spazio”?
Paolo Marconato
Difficile dirlo meglio: e dai Limiti dello sviluppo è passato, forse inutilmente, più di mezzo secolo. Nel frattempo lo “sguardo corto” della politica ha fatto progressi, nel senso che si è ulteriormente accorciato. Non ne darei la colpa solo alla politica. La società intera, stordita dal piacere immediato dei consumi e del benessere (l’Occidente) o ansiosa di farlo (il resto del mondo) ha smesso di pensare al futuro con quel minimo di lungimiranza e saggezza che ci consentirebbero di sentirci meno ingordi e più intelligenti. Sento però di poter aggiungere una nota di quasi-ottimismo: che almeno un pezzo della politica e della classe dirigente, negli anni a noi più prossimi, si stia ponendo il problema “ambiente” in termini un poco più solidi e riflessivi, è un vero e proprio miracolo. Vuol dire che l’umanità, quando andrà a sbattere, forse riuscirà a farlo avendo ridotto almeno di un poco la velocità, e sarà più preparata all’impatto con la realtà.
Le manganellate
di chi indossa una divisa
Caro Serra, dopo il primo moto di furore che mi ha colpito guardando i filmati di quei ragazzi presi a randellate da quegli ossessi, un sentimento di pietà e pena, per gli ossessi, mi è arrivato addosso come un’onda di libeccio. Forse quei “figli del popolo” è gente repressa, senza futuro, ripiegata su se stessa, costretta a manganellare chi un futuro rappresenta? Forse la vita di quei “figli del popolo” è molto grama: fuori di casa, chiusi in caserme, è come se vivessero in un incubo perenne, completamente ciechi e sordi? Forse solo fascisti convinti? Mi vengono in mente i Bobbies che andavano a mani nude a pattugliare la città.
Irma Siani
Dietro quelle visiere e quegli scudi, dentro quei gipponi, ci sono persone. Molto diverse l’una dall’altra, immagino. Qualche fascista convinto ci sarà di sicuro, anche qualche frustrato contento di menare le mani, ma nella maggior parte dei casi penso siano giovani uomini e donne (se ne vedono parecchie) che fanno un lavoro delicato, difficile e importante. Credo anche io che la loro educazione civile debba essere al primo posto nel loro addestramento, e temo che non sempre sia così. Ma dai tempi dei celerini di Scelba, o da quando i carabinieri sembravano i gendarmi di Pinocchio, molte cose sono cambiate, e parecchie in meglio. Bisogna incalzare i governi perché mettano al primo posto il rispetto dei cittadini. Sono sicuro che, di riflesso, aumenterà anche il rispetto per chi indossa una divisa. Odio la parola “sbirri”, quando la sento penso che la democrazia non sia servita a niente, né agli “sbirri” né a chi li chiama così.