Il Venerdì

L’esilio dorato del señor Priebke

Erich Priebke passa in rassegna gli studenti dell'Instituto Primo Capraro di Bariloche. Da Pagina 12
Erich Priebke passa in rassegna gli studenti dell'Instituto Primo Capraro di Bariloche. Da Pagina 12 

VIAGGI DA FERMO Prima di essere arrestato ed estradato in Italia, il boia delle Fosse Ardeatine visse indisturbato in uno splendido angolo dell’Argentina

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È uno dei punti panoramici più suggestivi dei dintorni di San Carlos de Bariloche, la città dell'Argentina (provincia di Rio Negro, Patagonia nord-occidentale, poco lontano dal confine con il Cile) che per quasi mezzo secolo fu la residenza indisturbata di Erich Priebke, il capitano delle SS che aveva avuto un ruolo determinante nella strage delle Fosse Ardeatine, a Roma nel 1944, e come lui di tanti ex gerarchi nazisti riusciti a scappare dall'Europa – con varie complicità – subito dopo la Seconda guerra mondiale. Un lago idilliaco, monti innevati sullo sfondo, il soprannome ben meritato di "Svizzera argentina". Nel suo libro Il carnefice (Mondadori) e nel suo articolo sul Venerdì di oggi (in anteprima online) Antonio Iovane ricostruisce come si arrivò allo scoop con cui un giornalista della Abc, nel 1994, riuscì a scovare e intervistare Priebke, dando il via alla procedura di estradizione che avrebbe permesso di processarlo e condannarlo a Roma.

Il "carnefice" a Bariloche aveva anche gestito una salumeria, che non esiste più o ha cambiato ragione sociale; ma se si digita "Priebke" nella tendina di ricerca, Google Maps porta qui sotto, davanti all'Instituto Primo Capraro, una scuola ancor oggi gestita, come dice lo stemma sulla porta, dalla Asociación Cultural Germano-Argentina. "Nella scuola si festeggiava il compleanno di Hitler", racconta questo articolo del giornale argentino Página 12. E Priebke, uno dei membri più in vista della comunità tedesca di Bariloche, era sempre in prima fila alle feste scolastiche.

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