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Natalia Aspesi: quando la moglie non vuole più

Disegno di Mojmir JeŽek 
QUESTIONI (NON SOLO) DI CUORE: ogni settimana le risposte alle lettere dei lettori
4 minuti di lettura

Per scrivere a Natalia Aspesi: n.aspesi@repubblica.it o Il Venerdì, via Ferrante Aporti 8, 20125 Milano.

Il signore che le scrive reputa “cattiva” la moglie che non desidera più fare l’amore con lui. Cara Natalia, Lei non minimizza affatto. A quella frase io ho fatto un salto sulla sedia. Quindi la cattiva moglie è quella che non ci sta più. Impossibile decidere per sé. È dunque un obbligo? Sicuri? Non è dunque possibile per mogli altrettanto buone, intelligenti, affettuose che amano tutta la vita il loro compagno, sottrarsi al sesso quando non più interessate? Eppure sono buone, intelligenti, affettuose, fedeli. Ma “l’amore” è l’eufemismo da loro usato per ottenere ben altro. Ma quanto fa comodo gratis e senza neanche uscire di casa? È questo che “sposano” in un donna. Non importa che sia fedele, oculata, responsabile, impegnata, seria, purché sia “disponibile” a richiesta. Altrimenti dove sarebbe il problema a desiderare un amore romantico, affettuoso,ma non necessariamente fisico “…

Per scrivere a Natalia Aspesi: n.aspesi@repubblica.it o Il Venerdì, via Ferrante Aporti 8, 20125 Milano.

Il signore che le scrive reputa “cattiva” la moglie che non desidera più fare l’amore con lui. Cara Natalia, Lei non minimizza affatto. A quella frase io ho fatto un salto sulla sedia. Quindi la cattiva moglie è quella che non ci sta più. Impossibile decidere per sé. È dunque un obbligo? Sicuri? Non è dunque possibile per mogli altrettanto buone, intelligenti, affettuose che amano tutta la vita il loro compagno, sottrarsi al sesso quando non più interessate? Eppure sono buone, intelligenti, affettuose, fedeli. Ma “l’amore” è l’eufemismo da loro usato per ottenere ben altro. Ma quanto fa comodo gratis e senza neanche uscire di casa? È questo che “sposano” in un donna. Non importa che sia fedele, oculata, responsabile, impegnata, seria, purché sia “disponibile” a richiesta. Altrimenti dove sarebbe il problema a desiderare un amore romantico, affettuoso,ma non necessariamente fisico “fino alla morte”? Il “desiderio” d’amore sottintende ben altro che l’affetto. Ma che fine fa l’autodeterminazione del proprio corpo in quanto persona unica proprietaria dello stesso? Star bene anche così? Quale donna si sposa e fa famiglia – principalmente – per “fare sesso”? Una donna fa molto più sesso da single, senza figli, senza famiglia, senza casa sul groppone più magari un lavoro. Se il bisogno compulsivo è loro, non deve diventare un problema nostro. Non ci riguarda. Che sia chiaro. Che cos’è questa storia? Un fine pena mai? Aveva dunque ragione mia madre (classe ’30) quando diceva del matrimonio: «Se va bene sono 30 anni di galera, se va male è la galera a vita». Bene fanno le donne a non contemplare più il matrimonio e a lasciarsi aperta una via di fuga. Sarà più onerosa?Eh cari miei: a qualcuno piace giocare facile, ma la vita non va mai né come si teme, né come si spera.
E. Montenero

Gentile signora, lei è proprio arrabbiata davvero, e l’unica cosa che potrei dirle è che non solo lei, ma anche il buon uomo che la sposi (che l’ha sposata) subirebbe una bella fregatura. Anche lui. Anche lui si aspetta dal matrimonio una donna che sia sempre lì pronta a darsi a lui nell’eternità. Non per niente hanno poi inventato il divorzio, da cui, almeno per ora, possiamo riacquistare le libertà. Dunque un uomo si sposa per mille ragioni, compresa quella di avere sempre vicino una donna con cui far l’amore. Per lui è, diciamo, quasi una necessità, per lei no: quindi viene sempre il momento in cui lei rifiuta il sesso e ciò che lo rendeva sublime (a vari stadi, magari anche dal niente, tanto per fare) perché il sublime è diventato noiosissimo. Eppure coppie insieme da cinquant’anni ne conosco parecchie, e hanno l’aria di non desiderare altro: cosa ha dato loro la forza di capirsi, di venirsi incontro, di non lasciarsi sommergere dal fastidio dell’uno e dalle scuse dell’altra? Cose loro, davvero, sul serio. Resta il fatto che tutte le mogli del mondo a un certo punto non ne vogliano più sapere, soprattutto con i mariti all’antica che ancora non hanno imparato come si fa per farle contente. Ma anche lei signora, dopo cinquant’anni di amore coniugale ben riuscito, non preferirebbe gettarsi dalla finestra piuttosto che continuare a fare una cosa davvero vecchia come fare l’amore in una monotonia senza scampo? C’è anche in giro questa smania per cui le signore pretendono di essere amate sino alla morte, perché se non lo fai vuol dire che nessuno ti ama. Lei ha la fortuna di aver recuperato (mi sembra) la libertà e se la goda felice.

Ai miei alunni insegno l’importanza dell’amore

Una relazione. Una relazione vera implica uno sgambetto al nostro orologio. Una vera relazione scombussola ogni nostra altra relazione col mondo. Noi restiamo, tuttavia, noi stessi. Siamo noi stessi veramente e di più. Una relazione acutizza la nostra visione del mondo e siamo più ampi. La nostra memoria migliora. Una relazione ci mostra i nostri difetti e ce li mette davanti ma noi impariamo a conoscerli e ci superiamo. Una relazione vera ci matura e rende più forti ossa e cartilagini. Soprattutto, le cartilagini. Le nervature. Il nostro passo è più spedito e non ci accorgiamo dell’affanno. Una relazione non teme le intemperie. E una relazione ci conduce a piangere e ridere. Una relazione, tutto questo è. E molto di più. Per ciascuna, ciascuno, imprevedibile. Se si potesse dire “amore” sarebbe la stessa cosa. Non esiste relazione senza amore. E che cos’è, l’amore, se non intensità e relazione? Semplicemente, non ho mai concepito un‘esistenza senza l‘incontro che ti fa tornare tardi a casa. Senza l’incontro che non ti fa tornare affatto, a casa. Una relazione è ciò che, se sei tornato, ti fa tornare diverso. Non sei tu. Sei tu, sì. Ma ti porti dietro due paia di occhi e due paia di ciabatte. Sei più grande. Indossi un vestito nuovo. Una relazione è Sartre e Simone de Beauvoir, è Abelardo ed Eloisa. Non è da meno di questo. Una relazione è la libera, consapevole decisione di lottare assieme. Pure dividendo la spesa dell’acquisto di un gelato. Ed io, da sempre, ai miei alunni, ripeto: «Una cosa sola è importante nella vita, avere amato davvero, almeno una volta, ed essere stati amati, almeno una volta». Domenica 3 marzo 2024, Cranno.

Teodoro Margarit

Lei parla di una relazione che è molto più di amore, è una cosa che dura da tempo, il tempo che trasforma l’amore in una relazione, perché l’amore non vuole avere confini. È bello che da un professore gli allievi si sentano dire quanto sia importante aver amato almeno una volta, ed essere stati amati almeno una volta. Lei dice che basti? Che possa durare oltre, accettando e capendo altri amori (De Beauvoir e Sartre) o accettando e capendo la fine dell’amore continuando ad amarsi (Abelardo ed Eloisa)?

Non nominiamo l’orrido critico d’arte

Adorabile signora Aspesi, ma davvero non ha capito a quale Tal dei Tali si sia riferito il lettore Lamberti sul numero del 9 febbraio? A me è apparso evidente che abbia voluto alludere a quell’orrido critico d’arte che, se non sbaglio, anche lei si è sempre rifiutata di nominare. Mi stia bene e si goda al meglio la sua splendida vecchiaia.

Sandro Perroni

Guardi signor Perroni, mi è bastato quell’“adorabile signora“ a conquistarmi per sempre. Non me lo aveva mai detto nessuno, adorabile! Quanto al signore di cui lei parla e che io mai nominerò, devo dire che sto parzialmente, dico parzialmente, quasi cambiando idea. Ho sempre pensato con orrore a quei personaggi televisivi che, appena lui diceva parolacce o gridava follie, subito lo volevano, sperando in altre parolacce o follie. E tutti a chiedersi, ma come, vogliono ancora lui, ma non diceva parolacce? Questi scemetti alla ricerca del folklore parolaio trovano oggi il signore dalla parte sbagliata, cioè a destra destra. E uno a destra destra può dire cretinaggini? Ma che figura ci fa? Vedremo poveruomo, anche gli scurrili prima o poi trovano un ostacolo.

Sul Venerdì del 15 marzo 2024

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