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Natalia Aspesi: buoni film e capolavori

QUESTIONI (NON SOLO) DI CUORE Ogni settimana le risposte alle lettere dei lettori
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Cara Natalia, lei pubblica lettere sul cinema e sui comunisti e io, purtroppo per lei, non resisto. Sul secondo tema io ho votato serenamente e fiduciosamente comunista e non me ne sono mai vergognata, ci mancherebbe, per le seguenti ragioni: i comunisti in Italia hanno dato il maggior contributo alla Resistenza, hanno scritto con le altre forze antifasciste la Costituzione ed è anche grazie a loro se gli eredi del fascismo oggi siedono in Parlamento e gli oppositori di allora non sono rimasti in galera (parole di Vittorio Foa). Il comunismo ha avuto una lunga storia di pagine gloriose e pagine infami, ma il comunismo in Italia, per me, è stato Nilde Iotti, Pietro Ingrao, Enrico Berlinguer (vedere Babele di Augias, a tal proposito, e la mostra su Berlinguer a Roma). Per i film stranieri da Oscar, quest’anno ce ne sono stati di formidabili: Io capitano, La società della neve, La zona di interesse, La sala professori ecc. Ho amato Barry Lindon, per carità, grande rigore ma anche sottile…

Cara Natalia, lei pubblica lettere sul cinema e sui comunisti e io, purtroppo per lei, non resisto. Sul secondo tema io ho votato serenamente e fiduciosamente comunista e non me ne sono mai vergognata, ci mancherebbe, per le seguenti ragioni: i comunisti in Italia hanno dato il maggior contributo alla Resistenza, hanno scritto con le altre forze antifasciste la Costituzione ed è anche grazie a loro se gli eredi del fascismo oggi siedono in Parlamento e gli oppositori di allora non sono rimasti in galera (parole di Vittorio Foa). Il comunismo ha avuto una lunga storia di pagine gloriose e pagine infami, ma il comunismo in Italia, per me, è stato Nilde Iotti, Pietro Ingrao, Enrico Berlinguer (vedere Babele di Augias, a tal proposito, e la mostra su Berlinguer a Roma). Per i film stranieri da Oscar, quest’anno ce ne sono stati di formidabili: Io capitano, La società della neve, La zona di interesse, La sala professori ecc. Ho amato Barry Lindon, per carità, grande rigore ma anche sottile malinconia, però per me il cinema, come la letteratura, è emozione, vita, specie là dove sono difficili e contrastate. Quest’anno per i film anglosassoni avrei voluto che vincesse Martin Scorsese e il suo Killers of the Flower Moon. È un lavoro non proprio armonico, non elegante, ma potente come è tipico di Scorsese, con un grande tema: la persecuzione dei nativi americani messa in attoda quasi due secoli ormai, e che è drammaticamente attuale anche oggi, specie nei confronti delle donne (ne sparisce o muore una percentuale altissima ogni anno ad opera dei maschi, naturalmente, e non solo bianchi) e per lo stesso motivo avrei voluto che a vincere il premio per la miglior attrice fosse stata Lily Gladstone, magnifica protagonista, in un film corale, nativa appunto, e bravissima! Altro che Povere creature!!! Sempre con affetto.

Lettera firmata

Anche io, come lei, se sento parlare di comunisti e cinema perdo un po’ la testa. Anche per noi il comunismo ci ha fatto vivere il periodo più bello, più generoso, con il mondo sublime che forse solo qui abbiamo avuto e non c’erano donne a prepararci a una inevitabile mestizia. Lei parla dei film da Oscar e lei avrebbe premiato l’ultimo film di Scorsese, Killers of Flower Moon, perché torna a ricordare la persecuzione dei nativi americani, avendo come formidabile attrice Lily Gladstone, nativa americana di grande potenza. I premi sono stati dati, il film di Scorsese non ha avuto un solo premio. Anche Io capitano di Garrone non ha avuto premi. E qui bisogna dire che gli italiani parlano sempre troppo: secondo loro La zona di interesse ha vinto il premio dei film stranieri strappandolo a Io capitano. Qui, secondo me, si tratta di un buon film a confronto con un capolavoro.

L’8 marzo e la miseria di certi maschi

Vigilia dell’8 marzo in Roma, quartiere Prati (quartiere bene), una bella strada sotto gli alberi che in parte nascondono le luci dei lampioni, con alcuni bei negozi. Ore 19.45 circa, negozi chiusi, strada deserta. Mi fermo davanti a una vetrina illuminata per ammirare bellissime lenzuola stampate a tralci di rose. Una voce da ubriaco mi arriva alle spalle: «Ma ancora stai a pensa’ al letto, ma vai all’ospizio, qui serve carne fresca. Le donne so’ tutte in vendita». Mi volto e riconosco un personaggio piuttosto bizzarro ma nemmeno troppo, che si incontra continuamente nel quartiere, che mi era sempre sembrato innocuo anche se vagamente iettatorio. La parola “ospizio” suscita la mia furia: se avessi avuto un’arma (che non avrò mai) avrei sparato alle gambe e sarebbe stato, nell’immediato, un piacere. Un autocontrollo che funziona mi lascia solo uscire un «cretino idiota»: mi sento rispondere in tono ironico, da offeso, «grazie».Il giorno successivo festeggio dal parrucchiere con una costosa (posso permettermela) rimessa in forma. Ma che tristezza l’8 marzo con una così deprimente immagine di miseria maschile.
Marta di Roma

Io ero in taxi come sempre felice e senza mai sapere il perché, e il gentile tassista arrivato all’indirizzo si ferma, pago, sto per scendere, con una certa fatica impiegando un nanosecondo in più e subito il mio conducente grida a chi sta dietro furiosamente aggredendo il clacson: «Ma non vede che ci ho la vecchia che sta per scendere?». La vecchia scende e non so perché mi viene da ridere. I vecchi non piacciono a chi va in macchina e neppure a chi gira in moto: trovandomi in mezzo alle strisce pedonali, cioè vicino alla morte, non manca mai il giovane con tutta la vita davanti che mi minaccia appunto la subitanea fine. Mi spiace che lei, gentile signora, non ha imparato ancora a ridere dei molti (milioni) che sanno loro come deve essere la donna, popputa a fresca e che va in giro nelle strade vuote. Forse lei quel giorno era di cattivo umore e non ha risposto col dovuto rispetto (tipo terrorizzandolo, «vecchia checca!»). Che poi le parole di uno sconosciuto svitato possano davvero turbarla, le facciano pensare “alla deprimente immagine di miseria maschile”, più che del parrucchiere avrebbe bisogno di veri amici che con leidi queste cose ridano.

Le vittime di violenza non entrino in politica

Cara Daniela, ti seguo attraverso i mass media da subito dopo l’efferato delitto di Giogiò, che ha segnato dolorosamente la tua esistenza e quella della tua famiglia. Ti è caduta addosso, quella tragica notte dello scorso fine agosto, un gran macigno, che a nessun genitore dovrebbe mai cadere. Un peso enorme difficile da sopportare, che tu hai trasformato con una energia unica in qualcosa di magicamente positivo. Dobbiamo tutti apprezzare la tua forza, affinché qualcosa possa cambiare a Napoli, ma principalmente sul tema della giustizia del nostro Paese. Dopo la tua presenza sul palco del Festival di Sanremo, dopo voci che riguardano la tua persona, circa una possibile candidatura che ti è stata o sarà offerta. Sinceramente me le aspettavo, perché già tanti altri familiari di vittime della criminalità organizzata hanno raccolto in passato candidature elettorali. Quindi, nel mio piccolo, desidero esprimerti il mio pensiero. Resta a combattere sul campo da semplice soldatessa, lontano dalle sirene e riflettori della politica. La tua battaglia è un’altra e la puoi condurre in modo forte, deciso e indipendente, rimanendo all’esterno. Sono certo che riuscirai a portare avanti i tuoi valori e principi in ricordo di Giogiò dialogando con tutti, forte della tua determinazione. La politica lasciala fare ai politici. Non credo affatto che un piede dentro al circolo della politica, possa darti risultati diversi. Anzi. Stai sicura che a poco servirebbe, meglio raccogliere forze e spinte esterne esercitando così le giuste pressioni e restando libera per provare a garantire un futuro che sia costruttivo e protagonista nella vita sociale.

Nicola Campoli, Napoli

Prima cosa da dirle: è vero che oggi chiunque diventi famoso per gli orrori della vita può entrare in politica, come ci mostra continuamente la quotidianità. Dove ormai, rimasti alcuni eletti, la gente che fa politica è il nulla, il non sapere nulla, roba appunto che solo gli incapaci, quelli che gridano di più, i più pasticcioni, riescono ad affrontare. Preghi anche lei la signora di comportarsi per quella che è, una donna dalla vita distrutta dalla assurda morte di un bravo figlio per l’incapacità della politica di difenderlo. Perché ogni volta che un figlio si spegne, un giovane che tentava di portare il meglio nel suo difficile mondo, siamo noi, gli abbandonati, a subirne il male.

Sul Venerdì del 22 marzo 2024

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