Nel ferrarese caccia alle nutrie tra fucili e polemiche
dalla nostra inviata Brunella GiovaraQui sul Po Morto girano i cosiddetti cosiddetti “partigiani”, di notte e anche di giorno, «liberano gli animali e distruggono le gabbie, o le buttano in acqua». Intanto si alza un volo di folaghe, dal canneto, e le si potrebbe anche tenere in mira per un attimo, ma c’è altro da fare. Battuta di caccia alla nutria, il roditore Myocastor coypus che «rovina gli argini, disturba i nidi degli uccelli, distrugge i raccolti», dice Luca Freguglia, capozona di Goro che organizza le uscite dei 20 cacciatori del posto, in possesso di regolare licenza, che hanno fatto un corso specifico, disponibili ad uscire soprattutto di sera, dal tramonto alle 23 «per non disturbare i residenti». Che, peraltro, sanno che se sentono i bang bang sono loro, i cacciatori «di questi toponi o topastri, alla gente fanno paura, bisogna eliminarli».La Regione Emilia Romagna ha appena raddoppiato le risorse per «l’emergenza nutrie». Quasi un milione di euro, e centomila sono per questa provincia di Ferrara che è fatta …
Qui sul Po Morto girano i cosiddetti cosiddetti “partigiani”, di notte e anche di giorno, «liberano gli animali e distruggono le gabbie, o le buttano in acqua». Intanto si alza un volo di folaghe, dal canneto, e le si potrebbe anche tenere in mira per un attimo, ma c’è altro da fare. Battuta di caccia alla nutria, il roditore Myocastor coypus che «rovina gli argini, disturba i nidi degli uccelli, distrugge i raccolti», dice Luca Freguglia, capozona di Goro che organizza le uscite dei 20 cacciatori del posto, in possesso di regolare licenza, che hanno fatto un corso specifico, disponibili ad uscire soprattutto di sera, dal tramonto alle 23 «per non disturbare i residenti». Che, peraltro, sanno che se sentono i bang bang sono loro, i cacciatori «di questi toponi o topastri, alla gente fanno paura, bisogna eliminarli».La Regione Emilia Romagna ha appena raddoppiato le risorse per «l’emergenza nutrie». Quasi un milione di euro, e centomila sono per questa provincia di Ferrara che è fatta di campi e acque, una formidabile rete dei vari rami del Po, e canali della bonifica e fossi, che in tutto misura 4.200 chilometri. Habitat ideale, la nutria ci vive benissimo nel Parco del Delta, che è un po’ come il Sudamerica sub tropicale da cui è arrivata in Italia, primi anni del Novecento. Sono fioriti gli allevamenti, se ne ricavava una pelliccia che era poi il castorino, parente povero del più prezioso castoro. Ma poi è passata di moda, e negli anni Settanta gli allevatori hanno semplicemente aperto le gabbie, liberato i prigionieri che si sono adattati e moltiplicati, qui meglio che altrove. E a differenza delle nutrie da città, semidomestiche e abituate agli umani, queste sanno che di giorno si sta nelle tane e di notte si esce a mangiare. «Perciò anche noi usciamo di notte e le cerchiamo con il faro». Ma, quelle, sempre più furbe.E quante ne avete uccise, voi? «In due anni, 1.400. Ne restano migliaia, che si riproducono due volte l’anno, con anche cinque cuccioli alla volta…», e sembra di capire che è un po’ come vuotare il mare con un cucchiaio, e che il suo Benelli calibro 12 – fucile da appostamento per caccia alle anatre e ai colombacci, in botte e nei capanni, come si usa da queste parti – non ce la farà mai, a raggiungere una soddisfazione. «Se le battute vengono fatte costantemente, il risultato c’è. Noi a Goro l’abbiamo ottenuto», spiega Diego Viviani (Beretta, sempre calibro 12, a tre colpi). «In altre zone i cacciatori escono una volta ogni tanto… Quindi la loro azione è meno efficace. Ma non ci sono alternative. Guardi questi argini, come sono sbriciolati. E pericolosi. E per noi gli argini sono tutto, visto che viviamo a tre metri sotto il mare. L’eradicazione chimica? Ma vogliamo davvero disperdere nell’ambiente altre sostanze nocive?».
Anche a badilate
A fine febbraio si è fatto un tavolo tecnico a Ferrara, e lì è venuto fuori un numero importante: la polizia provinciale, che è autorizzata a cacciare con la carabina ad aria compressa calibro 22, nel 2023 ha eliminato 44.115 capi. Non da sola, ma con 350 “coadiutori” autorizzati, come Viviani e Freguglia. E in quella riunione gli agricoltori si sono lamentati anche di altre specie che considerano nocive ai raccolti: il colombaccio e l’oca selvatica. «E poi decideranno di sterminare i lupi, e le volpi, e i daini, i gabbiani, le istrici… Qui si vuole una natura morta! Solo coltivazioni, un deserto agricolo che darà sì da mangiare, ma che non deve essere abitato da nessun essere vivente. A parte l’uomo». Micaela Cristofori è la delegata Oipa di Ferrara, che combatte il metodo dei piani di controllo, e dice che «i risultati fallimentari sono sotto gli occhi di tutti. Le nutrie, invece di diminuire, aumentano. Significa che sparargli non risolve il problema: il controllo delle nascite è l’unico strumento possibile ed efficace nel lungo termine».
Ma come? «Sterilizzazione in laparoscopia. Purtroppo ogni intervento costa cento euro».Nel parco urbano Giorgio Bassani, che arriva giusto alle mura di Ferrara, c’è un laghetto frequentato anche da nutrie, oltre che da studenti e mamme con bambini. Una convivenza pacifica, le nutrie non aggrediscono, non inseguono, non disturbano. E in questo bel paesaggio al tramonto, con le nutrie che si tuffano e nessuno dice beh, Enrico Forlani, responsabile delle guardie zoofile Oipa racconta la crudeltà di certe pratiche: «Abbiamo segnalazioni di catture in gabbia, con le nutrie lasciate sotto il sole per giorni a morire di sete. O di quelle uccise a forconate o a badilate…». Il capozona Freguglia aveva spiegato altro: «Il regolamento dice che, come viene catturata in gabbia, la nutria va soppressa. Come? Per fucilazione. Appoggi il fucile alla testa, e spari». Certo, non è bello, lo sa anche lui, che infatti preferisce cacciarle da libere. «Poi, la gente crede che noi andiamo in giro a sparare così, a caso… Abbiamo regole rigide. Dobbiamo avvisare i carabinieri, la comandante Artioli della Provinciale, e dobbiamo registrare l’uscita sul sito della Regione. Non siamo sparatori incoscienti». Poi, «se uno la nutria se la vuole portare a casa, noi siamo solo contenti. Ma non devono stare qui».Così ha fatto ad esempio Sonia Calanca, attivista Lav, che da tre anni vive a Castello d’Argile con Storm, nutria ormai da 15 chili, e dieci gatti, e «vanno d’accordissimo. Storm è stra-affettuoso. Sono animali intelligenti, gregari, come i furetti». E cosa mangia? «La mattina, biscotti: savoiardi. Per il resto, verdure».
La Lav ha fatto campagne di sterilizzazione forse efficaci «perché nella mia zona sono molto calate», e ha «una mamma e un cucciolo nella stalla, in attesa di adozione». Una ogni diecimila, forse, si salva così dalle fucilate.«L’eradicazione prevista dalla Regione non è possibile, in un territorio come questo». Barbara Faccini è professore associato del dipartimento di Scienze dell’Ambiente e della prevenzione, Università di Ferrara, oltre che attivista di Animal Liberation, assieme al padre Giancarlo.«Si può pensare a un contenimento numerico, ma certo non con gli abbattimenti. E poi mancano i dati, nessuno ha mai fatto un censimento scientifico, ci si basa solo sui rilievi dei cacciatori, e sui danni all’agricoltura della Provincia». Denuncia una certa opacità, insomma. E come dice Micaela Cristofori, «esiste un business nutria, un pozzo senza fondo che fagocita interessi economici, politici, e un bacino elettorale che va da destra a sinistra, perciò non c’è la volontà di risolvere la questione». Ma non con i metodi cruenti, ci deve essere pure un’alternativa, «sennò siamo alla nutria espiatoria».
Attente al lupo
Ci vorrebbe un predatore naturale, che è il lupo, sceso in pianura dopo 250 anni: «Dove c’è, come nelle valli di Argenta, le nutrie si sono ridotte parecchio» racconta Davide Celli, figlio dell’etologo Giorgio, consigliere di Europa Verde a Bologna. «Ucciderle così è una crudeltà insopportabile. Sono campagne di sterminio, persino l’Ispra è contraria». «Serve il contenimento, perché la nutria è una specie aliena e invasiva. La Regione prevede l’eradicazione, ma è impossibile da raggiungere», dice Paola Fagioli, della segreteria regionale di Legambiente, che è partner del progetto europeo Life Green4Blue per la tutela della biodiversità in pianura e il potenziamento dei canali artificiali come corridoi ecologici. E quindi? Si sta sperimentando un vaccino. Nome commerciale: Gonacon. «Si tratta di un’iniezione di vaccino immuno contraccettivo, già utilizzato nei parchi naturali americani su ungulati, asini e cavalli selvatici, cervi», spiega Andrea Morsolin, agronomo del Consorzio di bonifica renana, project manager di Life Green4Blue. «Un farmaco che provoca il calo della fertilità, e quindi va incontro alle richieste degli animalisti. La nutria mantiene la sua territorialità, quindi impedisce l’arrivo di nuovi esemplari. È una nuova tecnica di controllo, non chirurgica», in sperimentazione nel dipartimento di Veterinaria dell’Università di Bologna. E cosa pensa del progetto di eradicazione completa della specie? «Utopistica. Non sappiamo neanche quante sono. Sappiamo che la popolazione è esplosa, ma non si hanno dati, ne avremo più completi nel settembre del 2025». Nel frattempo, fucilate. E gare notturne. Tra chi cattura e sopprime e i “partigiani” che aprono le gabbie, qui, sugli argini del Delta.
Sul Venerdì del 22 marzo 2024