Carlo Lucarelli: le prime manette di Pietro Pacciani
di Carlo LucarelliSono tre, lei, lui e l’altro. Lei si chiama Miranda e ha sedici anni. Lui si chiama Severino e ne ha quarantuno, di professione fa il venditore ambulante di stoffe, gira per i poderi del Mugello a comprare stracci e pelli di coniglio ed è così che l’ha notata, l’ha seguita mentre portava al pascolo le pecore e l’ha convinta ad andare con lui tra i cespugli della Tassinaia in quel bel pomeriggio di aprile del 1951.
L’altro si chiama Pietro, di anni ne ha ventisei, e avrebbe dovuto esserci lui con Miranda, perché è la sua fidanzata. Si sono conosciuti quasi un anno prima, si sono messi insieme e adesso è lì, nascosto dietro un albero, a guardarla assieme a quel tizio, il commerciante. Pietro lo conoscono tutti come un giovane piuttosto rozzo e anche violento, uno che gli va subito il sangue alla testa e parte come un cinghiale, ma in quel momento no, se ne sta fermo, immobile, e guarda. Ci sta un pezzo, come ipnotizzato, poi qualcosa gli scatta dentro e parte, appunto, come un cinghiale…
Sono tre, lei, lui e l’altro. Lei si chiama Miranda e ha sedici anni. Lui si chiama Severino e ne ha quarantuno, di professione fa il venditore ambulante di stoffe, gira per i poderi del Mugello a comprare stracci e pelli di coniglio ed è così che l’ha notata, l’ha seguita mentre portava al pascolo le pecore e l’ha convinta ad andare con lui tra i cespugli della Tassinaia in quel bel pomeriggio di aprile del 1951.
L’altro si chiama Pietro, di anni ne ha ventisei, e avrebbe dovuto esserci lui con Miranda, perché è la sua fidanzata. Si sono conosciuti quasi un anno prima, si sono messi insieme e adesso è lì, nascosto dietro un albero, a guardarla assieme a quel tizio, il commerciante. Pietro lo conoscono tutti come un giovane piuttosto rozzo e anche violento, uno che gli va subito il sangue alla testa e parte come un cinghiale, ma in quel momento no, se ne sta fermo, immobile, e guarda. Ci sta un pezzo, come ipnotizzato, poi qualcosa gli scatta dentro e parte, appunto, come un cinghiale ferito. Vola addosso a Severino e lo colpisce con un coltello, come un forsennato, gli fa saltare via un orecchio, lo pugnala al petto, alla schiena, al volto, diciannove volte. Poi comincia a colpirlo col tacco di una scarpa, fracassandogli la testa. Una violenza bestiale.
Miranda è terrorizzata, Pietro la prende, la fa stendere sull’erba e ha un rapporto sessuale con lei accanto al corpo di Severino. Alla fine, si prende il suo portafogli, e la sera torna per buttare il commerciante in un laghetto vicino, ma è pesante e non ci riesce. Lo arrestano il giorno dopo. Il fratello di Severino è andato a cercarlo con alcuni amici, hanno raccolto un po’ di voci e sono arrivati fino a Miranda, che si è fatta scappare qualcosa, anche se a Pietro aveva giurato di non dire niente.
Così chiamano i carabinieri, che lo vanno a prendere a casa. Pietro si affaccia alla finestra e dice subito «io non ho fatto nulla», col suo accento toscano di Mercatale, provincia di Firenze. Lo processano e lo condannano a tredici anni, mentre Miranda se ne prende sei per complicità in omicidio, perché era lì, non ha detto niente e l’ha anche aiutato a nascondere Severino.
C’è una foto di Pietro e Miranda in manette tra i carabinieri, lui con le spalle curve, il mento sul petto e la testa di capelli ricci che gli nasconde il volto.Non è l’ultima volta che Pietro avrà le manette ai polsi. Pietro, Pietro Pacciani, accusato di una serie di delitti altrettanto e ancora più feroci. Quelli del Mostro di Firenze.
Sul Venerdì del 29 marzo 2024