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Michele Serra: giudichiamo l’arte e non gli artisti

PER POSTA: le risposte ai lettori del Venerdì. La cancel culture: giudica i secoli trascorsisecondo la morale odierna
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Caro Serra, ho letto che c’è in giro gente che ha intenzione di boicottare il centenario della morte di Giacomo Puccini. “Misogino, imperialista, razzista, fascista” sono gli attributi che giustificherebbero l’ostilità nei confronti del musicista. Ignoro se l’uomo Puccini fosse quello descritto dai suoi avversatori; ma attribuisco alla cosa scarsa importanza. Dopo avere letto Viaggio al termine della notte non mi sono posto il problema delle idee politiche di Louis-Ferdinand Céline (anche di lui dicono che fosse fascista e razzista), semplicemente sono rimasto affascinato dalla bellezza del romanzo. Wagner: è noto che fosse antisemita e che Hitler fece della sua musica un elemento fondante dell’identità nazionale. Ma, quando lo ascolto, sono affascinato da melodia, armonia e ritmo. Il talento non è necessariamente associato alla virtù. Come dice Proust, l’arte è un prodotto di un io diverso da quello che si manifesta nella vita sociale. Se è così, non resta che concentrarsi su quell’i…

Caro Serra, ho letto che c’è in giro gente che ha intenzione di boicottare il centenario della morte di Giacomo Puccini. “Misogino, imperialista, razzista, fascista” sono gli attributi che giustificherebbero l’ostilità nei confronti del musicista. Ignoro se l’uomo Puccini fosse quello descritto dai suoi avversatori; ma attribuisco alla cosa scarsa importanza. Dopo avere letto Viaggio al termine della notte non mi sono posto il problema delle idee politiche di Louis-Ferdinand Céline (anche di lui dicono che fosse fascista e razzista), semplicemente sono rimasto affascinato dalla bellezza del romanzo. Wagner: è noto che fosse antisemita e che Hitler fece della sua musica un elemento fondante dell’identità nazionale. Ma, quando lo ascolto, sono affascinato da melodia, armonia e ritmo. Il talento non è necessariamente associato alla virtù. Come dice Proust, l’arte è un prodotto di un io diverso da quello che si manifesta nella vita sociale. Se è così, non resta che concentrarsi su quell’io, quando si parla di arte.

Marco Paci - Prato

Questione molto attuale. La imposterei così: se decidiamo che il giudizio sulla persona-artista è più rilevante del giudizio sulla sua opera, dobbiamo prepararci a un grandioso, spietato processo di revisione storica. Che procederebbe a ritroso, come un’enorme pialla, cancellando buona parte di ciò che l’uomo ha prodotto, perché niente esclude che ogni autore, ogni pensatore, ogni artista sia stato anche uno scellerato. Caravaggio fu un tipaccio e un assassino: bisognerà dunque chiudere i suoi quadri in una segreta. Peggio ancora se decidiamo che i criteri per decretare la scelleratezza, lungo i secoli e i millenni, debbano essere proprio i nostri, e solo i nostri. È questa la miope, ottusa tendenza della cancel culture: giudicare i secoli trascorsi e le generazioni precedenti secondo la morale odierna. Una specie di negazione ideologica del concetto stesso di storia, che è un tracciato cangiante e complesso, non leggibile con piccole categorie mentali. Se invece decidiamo che l’opera sia più rilevante (direi molto più rilevante) del suo autore, come sostiene lei, caro Paci, e io con lei, be’, allora siamo costretti a recedere dai propositi censori: su Wagner, su Céline, sulla lunga trafila di persone fisiche che ha lasciato al mondo una formidabile eredità immateriale fatta di sensibilità, armonia, bellezza, verità. Aveva ragione Proust, l’io che scrive, o dipinge, o compone musica, o immagina, è un io diverso rispetto alla persona che lo contiene. L’arte ha qualcosa (anche) di medianico, di inconscio, di inspiegabile. L’io artistico diventa ricettore di cose molto più grandi e importanti di quelle che l’io persona è in grado di recepire. Puccini fu, a sua volta, puro strumento dell’arte che lo possedeva. E il centenario non celebra l’uomo, celebra l’artista. L’uomo è morto cento anni fa, la sua musica sopravviverà anche a noi e ai suoi eventuali inquisitori.

Se la regina Elisabetta
querelasse i Sex Pistols

Gentile Serra, Giorgia Meloni porta in tribunale Brian Molko, leader del gruppo rock Placebo, reo di averla definita “fascista” dal palco di un concerto. Tralasciando le gravi considerazioni che su tale vicenda si potrebbero redigere (magari includendo la causa contro Saviano, e quella, per altro persa, del ministro Salvini contro Ilaria Cucchi), a fronte di un tale sprezzo del ridicolo ritiene ottimistico immaginare che la risata che li seppellirà si stia, seppure lentamente, avvicinando? Se l’immagina la Regina Elisabetta II far causa ai Sex Pistols per la loro versione di God Save The Queen?Patrizia RodiPer onestà di cronaca, pare che il leader dei Placebo abbia detto, a carico di Meloni, anche ben altro. Ma non c’è dubbio che il ruolo stesso dovrebbe suggerire ai leader politici un certo distacco dalla vox populi, che come è noto non sempre si esprime in bella grafia. Sorvolare sugli insulti non è facile, ma è sicuramente il modo più elegante, e anche più efficace, di avere ragione. Che non lo capisca un rissante sui social, è comprensibile. Che non lo capisca una presidente del Consiglio, lo è molto meno. Quanto alla risata che li seppellirà, il mio grande timore, cara Patrizia, è che la sentiremo solamente noi. Loro non capiscono quasi mai che cosa ci sia da ridere.

Gli spot sono bugiardi
e andrebbero vietati

Gentile Serra, mi domando come mai nessuno parli dell’invasione totale della pubblicità nella nostra vita, soprattutto in tv. Sono stufa di finte famigliole felici, papà con la faccia da ebete che aiutano le figlie a mettere la maglietta in lavatrice, gente che balla perché ha spruzzato il detersivo, mamme che camminano come pinguini, assorbenti sporchi e ormai, ultima moda, gente sul water. Non parliamo degli sconti del 70 per cento. O si imbroglia prima, o dopo. Dovrebbero essere vietati. Avrei altri mille esempi che fanno saltare i nervi. Per fare il bucato ci vogliono quattro detersivi: per il calcare, i batteri, la morbidezza, il profumo ecc. E l’acqua minerale: non serve più per bere ma per le ossa, la pelle, le rughe... È possibile essere sommersi da questa roba senza mai reagire ? Ah, dimenticavo: almeno una persona di colore per il politicamente corretto!

Violantina Basevi

Nella società delle merci, la pubblicità è la lingua dominante. Ci siamo assuefatti a lei come a un rumore di fondo, un chiacchiericcio diffuso. Per farne senza, bisogna fare senza gli attrezzi che la convogliano nella nostra vita, a cominciare dallo smartphone. E non è facile. Ma è la sola maniera. Ogni tanto bisogna spegnere tutto e respirare. Se si rimane connessi, da quegli animali sociali che siamo, la pubblicità è il prezzo da pagare. Non so darle soluzioni, cara Violantina, se non momenti di fuga e di ristoro. E di silenzio, che sta diventando la moneta più rara.

Come si fa la selezione?
Mistero dello Strega

Buongiorno Serra, le scrivo per avere delucidazione sulla selezione dei libri che aspirano allo Strega. Ho letto di oltre settanta libri presentati, ma non c’è Cuore nero di Avallone che a me è piaciuto molto! Le chiedo, se lo sa, quale è il modo di selezione e se c’è un motivo specifico per l’assenza di Avallone nel novero dei candidati.

Sandro Lodi

Fui tra i giurati, per pochi mesi, parecchi anni fa. Mi telefonavano editori, amici degli editori, amici degli scrittori, amici di tutti questi amici, per chiedermi di votare per questa o per quello. Capii che non era necessario avere letto tutti quei libri, come ingenuamente credevo. Si partecipava a un gioco di società del mondo editoriale. Molti sembravano divertirsi molto, io non capivo bene in che cosa consistesse il divertimento è così mi dimisi da giurato. E dunque, caro Lodi, non so dirle quali siano i criteri di selezione dello Strega: non li ho capiti nemmeno quando ero tra i selezionatori, figuriamoci adesso.

Sul Venerdì del 29 marzo 2024

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