Angela Rayner: a pranzo con la regina rossa del Labour
dal nostro corrispondente Antonello GuerreraLONDRA – Insieme ad altri giornalisti inglesi, da quasi un’ora aspettiamo Angela Rayner a pranzo in Parlamento, nella gloriosa Churchill Room arredata di verde da Augustus Pugin. Ma eccola, nel suo spontaneo splendore: «Sorry, sorry, sorry! La votazione in aula non finiva più!» si scusa nel suo calcato accento del Nord inglese.
Rayner arriva trafelata dal terrazzo di Westminster con vista London Eye, nel suo vestito verde e a fiori rigogliosi. I capelli rossi e ribelli al vento. Gli scarponi neri stile Dr. Martens. «Ho sempre avuto un debole per le scarpe. Da quando eravamo così poveri in famiglia. Da bambina mi facevano lavare una volta la settimana, da mia nonna. Fino a quando mio padre mi cacciò di casa, a 15 anni, perché ero rimasta incinta. Da allora, appena guadagnavo qualche soldo, lo spendevo tutto in scarpe».
LONDRA – Insieme ad altri giornalisti inglesi, da quasi un’ora aspettiamo Angela Rayner a pranzo in Parlamento, nella gloriosa Churchill Room arredata di verde da Augustus Pugin. Ma eccola, nel suo spontaneo splendore: «Sorry, sorry, sorry! La votazione in aula non finiva più!» si scusa nel suo calcato accento del Nord inglese.
Rayner arriva trafelata dal terrazzo di Westminster con vista London Eye, nel suo vestito verde e a fiori rigogliosi. I capelli rossi e ribelli al vento. Gli scarponi neri stile Dr. Martens. «Ho sempre avuto un debole per le scarpe. Da quando eravamo così poveri in famiglia. Da bambina mi facevano lavare una volta la settimana, da mia nonna. Fino a quando mio padre mi cacciò di casa, a 15 anni, perché ero rimasta incinta. Da allora, appena guadagnavo qualche soldo, lo spendevo tutto in scarpe».
È davvero lei la nuova “Red Queen” del Regno Unito, come l’ha ribattezzata nella sua biografia non autorizzata Lord Ashcroft, ex presidente del partito conservatore? Chissà.
In ogni caso, compagni, fate attenzione a questa “regina rossa”. Oggi Angela Rayner è la donna più potente del Labour di Sir Keir Starmer, strafavorito alle elezioni di quest’anno: 43 anni, di Stockport, è la vice di Starmer ed è vicepremier designata del Regno Unito, qualora, come prevedono i sondaggi, il Labour dovesse trionfare al voto, probabilmente il prossimo autunno.
Rayner è un personaggio straordinario, unico nella politica britannica. È una figlia verace e viscerale del popolo, anzi del Nord dell’Inghilterra, poco fuori Manchester, dove è cresciuta in un disagio estremo. Due anni fa Starmer voleva declassarla. Lei gli rispose: «Scordatelo!». Alla fine, è rimasta. Per fortuna di Starmer.
Perché l’austero leader laburista, londinese doc, ex procuratore generale della Corona e talvolta riluttante ai bagni di folla, ha in Angela il suo Giano bifronte: pantaloni leopardati, felpe coatte con cappuccio e niente peli sulla lingua, Rayner è la sua portavoce nel Red Wall, ossia il “muro rosso” delle Midlands e del Nord d’Inghilterra quasi completamente bianco, ex operaio e oggi brexiter. Dove si parla un’altra lingua rispetto a Londra. E che nel 2019 fece trionfare Boris Johnson alle elezioni.
Angela viene dalla strada, è cresciuta in una famiglia dickensiana, in uno dei quartieri di case popolari più poveri dell’area metropolitana di Manchester: «Mai un Sunday Roast la domenica. La parola d’ordine era sopravvivere». Padre cattivo: «Altro che favolette e bacetti della buonanotte. Non vedevo l’ora di ficcarmi sotto le lenzuola per esorcizzare il terrore», ha detto in un’intervista al Times,«così facevo sempre la pipì a letto».
Madre bipolare, quasi non vedente, più volte aspirante suicida: «Pensava di portarci la panna, invece era schiuma da barba. Ridevamo e piangevamo». In casa neanche un libro: «Per questo a scuola mi sentivo stupida. Eppure ero intelligente». Lascia gli studi a 16 anni. Rimane incinta al primo rapporto sessuale, con un altro ragazzino. «Le mie amiche abortivano, io dissi no: un bambino era l’unica rivincita della mia vita». Diventa assistente sociale.
Ora di figli ne ha tre. A 37 anni è nonna. In Parlamento, appena può, svapa sigarette elettroniche. Adora il junk food. E si concede volentieri una pinta, anzi pure due o tre. Qualche settimana fa ha ammesso che, in vacanza in Spagna, ha bevuto birra e mojito per 12 ore di fila, per giorni. Al leggendario bar Strangers del Parlamento britannico le hanno persino dedicato un cocktail, “Grangela”. Da “gran”, nonna.
Perché a nonna Angela potete dire tutto, ma non che non sia autentica, come tutte le persone semplici di questo Paese: «So cosa si prova a essere gli ultimi degli ultimi». Nella sua circoscrizione di Ashton-under-Lyne, che da nove anni a questa parte l’ha scelta per tre volte a Westminster, è stata la prima e unica donna eletta in 183 anni di storia del seggio.
Entra in politica dopo essersi iscritta e aver fatto carriera nel sindacato Unison, dove presto conosce il marito Mark, dal quale divorzierà nel 2020 dopo aver avuto due dei suoi tre figli. Due anni fa, Rayner incendiò gli animi del Parlamento per aver chiamato i conservatori “scum”, feccia. Un lessico sboccato e pericoloso, per cui si è scusata solo giorni dopo: «Mi spiace, ho sbagliato. Ma io parlo come mangio».
Già. Angela è una Oliver Twist moderna, paladina laburista dei lavoratori e del bread and butter, del “pane e burro” popolare, come si dice da queste parti – anche se oggi a pranzo gustiamo zuppa di zucca e pollo gratinato con vellutata di verdure. Ammette di essere socialista e di non avere idee brillanti in economia: «Ma tranquilli, vi sembro una che spaventa gli imprenditori?», ci assicura. Era contro la Brexit, ora non vuole assolutamente tornare indietro.
In questi giorni, però, è stata travolta dalle polemiche. Si è scoperto infatti che nel 2015 non ha pagato circa 22 mila sterline di tasse sulla vendita di un immobile, al numero 80 di Vicarage Road, a Stockport. I tabloid di destra la attaccano. Lei risponde così: «Era la mia prima casa, dove risiedevo, quindi non ero tenuta a pagare imposte, ho fatto tutti i controlli anche con il commercialista».
A un certo punto, durante il pranzo, si commuove: «In quei mesi, il mio terzo figlio, Charlie, nasceva prematuro di 23 settimane, è stato molto male, non pesava neanche un chilo. Dovevo lavorare, io e Mark vivevamo in due case diverse, seppur vicine. È stata durissima. Non ho fatto nulla di male», mentre trattiene le lacrime.
Due anni fa, Rayner venne invece accusata, da un anonimo e sessista deputato tory, sul Daily Mail, di accavallare le gambe alla Sharon Stone di Basic Instinct per «distrarre» l’allora primo ministro Boris Johnson durante il question time ai Comuni. «Che vergogna», accusò lei all’epoca, attirandosi uno tsunami di solidarietà e crescente rispetto. A proposito, il Labour non ha avuto mai una leader donna, magari un giorno toccherà a lei? «Perché no? Alla fine, persino Boris Johnson è diventato primo ministro».
Sul Venerdì del 29 marzo 2024