Lingiardi: cadere sette volte e rialzarsi otto
di Vittorio LingiardiTatami è il tappeto su cui cadono e si rialzano i judoka e le judoka. È anche un film, il primo nella storia a essere co-diretto da un israeliano, Guy Nattiv, e un’iraniana, Zar Amir. Che descrivono la loro collaborazione come «un primo passo verso un cambiamento nella percezione dei rapporti tra i due Paesi». Lo hanno detto un anno fa, oggi fa ancora più effetto. Siamo a Tbilisi, capitale della Giorgia, per i campionati mondiali di judo ripresi dalle televisioni di tutto il mondo. Leila Hosseini è una judoka iraniana che gareggia per l’oro. Sta andando molto bene ma improvvisamente la Federazione nazionale e poi addirittura il governo le ordinano, per bocca dell’allenatrice Maryam, di fingere un infortunio e abbandonare la competizione. C’è il rischio che Leila si trovi ad affrontare una concorrente israeliana, e questo non deve accadere. È un vero ultimatum, non si scherza; le minacce di ritorsione, anche sui familiari, sono pesanti. Di fronte a una scelta così ingiusta Leila rimane…
Tatami è il tappeto su cui cadono e si rialzano i judoka e le judoka. È anche un film, il primo nella storia a essere co-diretto da un israeliano, Guy Nattiv, e un’iraniana, Zar Amir. Che descrivono la loro collaborazione come «un primo passo verso un cambiamento nella percezione dei rapporti tra i due Paesi». Lo hanno detto un anno fa, oggi fa ancora più effetto. Siamo a Tbilisi, capitale della Giorgia, per i campionati mondiali di judo ripresi dalle televisioni di tutto il mondo. Leila Hosseini è una judoka iraniana che gareggia per l’oro. Sta andando molto bene ma improvvisamente la Federazione nazionale e poi addirittura il governo le ordinano, per bocca dell’allenatrice Maryam, di fingere un infortunio e abbandonare la competizione. C’è il rischio che Leila si trovi ad affrontare una concorrente israeliana, e questo non deve accadere. È un vero ultimatum, non si scherza; le minacce di ritorsione, anche sui familiari, sono pesanti. Di fronte a una scelta così ingiusta Leila rimane paralizzata. Ma è una combattente. Da ieri nelle sale, inciso in un bianco e nero che cancella ogni ambiguità, Tatami è una storia d’invenzione ispirata, raccontano i registi, a fatti realmente accaduti: alla pugile Sadaf Khadem, alla campionessa di taekwondo Kimia Alizadeh, al judoka Saeid Mollaei, anch’egli candidato a un combattimento con un israeliano. Perché ambientare questa storia nel mondo del judo? Perché «è un’arte marziale che ha lo spirito dell’onore, dell’amicizia e soprattutto della resistenza; se avessimo scelto un altro sport non sarebbe stato lo stesso film». C’è un antico proverbio, credo proprio di origine persiana, perfetto per questo film e per tutte le volte che ti mettono al tappeto: “la vita è cadere sette volte e rialzarsi otto”. Va da sé che tutti gli attori iraniani del film sono in esilio.
Sul Venerdì del 5 aprile 2024