Michele Serra: Santa Terra, cioè di tutti
di Michele SerraChiarissimo Serra,dimmi se sbaglio sulla questione israelo-palestinese e sulla formula due popoli, due Stati. 1) Israele nasce dalla cattiva coscienza europea nei confronti dello sterminio ebraico: l’Europa appoggia la trasformazione del movimento sionista in Stato di Israele avviando una lunga e infinita storia di occupazioni, scontri, guerre, compromessi, mai patti. 2) Israele è uno Stato democratico a tutti gli effetti; come tutti non è perfetto (se la parola ha un senso) ma ha pienamente diritto a difendere la propria esistenza soprattutto a fronte di deliranti progetti di ritorno della Shoah; e lo Stato palestinese non può consegnarsi a movimenti (Hamas) che progettano di muoversi in quella direzione. 3) La formula “due popoli due Stati” non è praticabile: A, per l’intreccio di fatto esistente tra gli abitanti dell’area, a tutti i livelli, B, perché nessuna religione può trasformarsi in Stato, negando così di fatto il diritto individuale alla propria scelta religiosa e tutti gli …
Chiarissimo Serra,dimmi se sbaglio sulla questione israelo-palestinese e sulla formula due popoli, due Stati. 1) Israele nasce dalla cattiva coscienza europea nei confronti dello sterminio ebraico: l’Europa appoggia la trasformazione del movimento sionista in Stato di Israele avviando una lunga e infinita storia di occupazioni, scontri, guerre, compromessi, mai patti. 2) Israele è uno Stato democratico a tutti gli effetti; come tutti non è perfetto (se la parola ha un senso) ma ha pienamente diritto a difendere la propria esistenza soprattutto a fronte di deliranti progetti di ritorno della Shoah; e lo Stato palestinese non può consegnarsi a movimenti (Hamas) che progettano di muoversi in quella direzione. 3) La formula “due popoli due Stati” non è praticabile: A, per l’intreccio di fatto esistente tra gli abitanti dell’area, a tutti i livelli, B, perché nessuna religione può trasformarsi in Stato, negando così di fatto il diritto individuale alla propria scelta religiosa e tutti gli altri diritti. 4) La via di uscita è in un unico Stato civile, laico, garante di diritti per tutti, compreso quello della libertà religiosa. Vista la specificità storico-geografica, lo Stato di Israele (nome attribuito per anzianità) diventa area di incontro delle tre religioni.
L’ebraismo resta così fedele alla propria “diaspora”, che non è dispersione ma “diffusione” a livello mondiale, aprendo ovunque (come ogni altra religione, che deve restare religione e non diventare Stato) scuole, sinagoghe, centri di cultura… poiché l’ebraismo è madre della religiosità (della cultura religiosa) e patrimonio irrinunciabile dell’umanità. Utopistico? Ma bisogna pur avere e indicare una prospettiva.
GS
Caro amico, l’idea che in quei luoghi possa sorgere uno Stato che accolga e dia pensiero e respiro alle tre religioni di Abramo (e, per la miseria, anche ai non credenti e ai tiepidamente credenti!) è, nel presente momento, di una magnifica ingenuità. Piace molto anche a me. Ma significa immaginare Israele libera da Netanyahu e dai suoi ministri ultras, la Palestina libera da Hamas, l’Islam moderato che mette nell’angolo quello jihadista, il sionismo che torna alle sue remote radici socialiste, insomma l’intero Medioriente che si laicizza, e il concetto stesso di “Terra Santa” che muta radicalmente di segno. Santa perché di tutti, non di questa o quella religione.
Pensi a Gerusalemme come è oggi, il condominio più rissoso, diviso del mondo, pietre contese da millenni, e capirà quanto disattesa sia stata l’intenzione dell’Onu, nel 1948, di farne quasi una “città aperta”, sottratta al dominio di questa o quella religione. Come facciamo, proprio ora, a crederci, se non con uno smisurato atto di fede nella saggezza residua di tutte le forze in campo? Sempre più spesso mi capita di scrivere, in queste due pagine di colloquio con i lettori, quanto pesi, sui destini dell’umanità, l’uso politico dell’identità religiosa. Hamas è l’obbrobrioso mutare di una ragione umanitaria profonda (la causa palestinese) in odio islamista per gli infedeli; l’assurda, interminabile, disumana rappresaglia di Israele a Gaza non ha più niente a che vedere con la necessità di Israele di sopravvivere, perché nessuna sopravvivenza può fondarsi sul massacro altrui. Che vuole che le dica, dunque, se non che la sua ipotesi mi sembra la più giusta e al tempo stesso la più impossibile delle soluzioni? E a che punto di impotenza siamo ridotti, se la cosa più giusta ci sembra anche la più impraticabile? La lettera che segue è una tragica ma non illecita lettura di quanto è avvenuto e avviene nella Striscia di Gaza.
Se mi tornano in mente le Fosse Ardeatine
Caro Serra, in risposta all’attentato di via Rasella - che secondo i difensori di Kappler e Priebke non andava considerata una legittima azione di guerra, ma un atto terroristico compiuto da “banditi” , come venivano appunto definiti i partigiani - i nazisti adottarono la regola di fucilare dieci italiani per ogni tedesco. Erano considerati potenziali ostaggi da destinare alle rappresaglie non solo i prigionieri partigiani, ma anche i loro familiari e l’intera popolazione civile.
Nessuna delle 335 vittime era coinvolta nell’attentato; nella selezione degli ostaggi si procedette alla fucilazione anche di personale sanitario, infermi e malati, nonché di civili inermi, estranei alla Resistenza, molti dei quali selezionati solo in quanto ebrei. Non voglio fare accostamenti automatici, ma come si fa a non pensare che, dopo la terribile azione terroristica compiuta da Hamas, a Gaza sono morti l’equivalente delle vittime delle Fosse Ardeatine, ogni giorno per quasi cento giorni di seguito? Per ogni israeliano ucciso nell’assalto del 7 ottobre sono stati eliminati almeno trenta palestinesi, in buona parte bambini, senza contare le atroci sofferenze delle migliaia di persone ferite. Gaza è quasi completamente distrutta, manca l’acqua e la fame viene utilizzata come strumento di guerra; i camion con gli aiuti internazionali sono bloccati dall’esercito israeliano. Non sono antisemita, sono antifascista e ho firmato la petizione che chiede che Netanyahu e i suoi ministri siano giudicati per crimini di guerra.
Marco Lepre – Tolmezzo (Udine)
La sanità in Lombardia? Due anni per un esame
Gentile Michele Serra, stamani sono andata al Cup della mia città, Cernusco sul Naviglio, per prenotare un ecocardiodoppler a riposo e una visita dermatologica. Per il primo esame si va al 2026, per il secondo al 2025. Ora, io ho compiuto 80 anni il dicembre scorso e mi chiedo: la magica sfera della Sanità mi garantisce che ci sarò ancora? O differire gli appuntamenti è un modo per risparmiare puntando sulla possibile dipartita degli anziani? Ho deciso di non cercare più privatamente, né con tariffa Smart, perché sono davvero stufa di dovermi piegare a questo sistema sanitario che favorisce il privato a tutto svantaggio del pubblico. E mi chiedo: sono un caso raro o siamo ormai abituati ad accettare passivamente questa ingiustizia che è diventato il Sistema Sanitario della Lombardia?
Katia Bortoletto
Non ho niente da aggiungere alla sua lettera, se non che la Lombardia non è sola in questa micidiale rinuncia a una sanità pubblica forte e funzionale. Mi duole però ricordare che in Abruzzo, dove la sanità pubblica è ai minimi termini per efficienza, gli elettori hanno appena confermato la maggioranza uscente. Evidentemente la ragion pratica e la ragione ideologica non arrivano alle stesse conclusioni. E i lombardi, esattamente come gli abruzzesi, eleggono sistematicamente giunte regionali attivamente disattente alle ragioni della sanità pubblica.
il voyeurismo macabro dei nuovi deficienti
Caro Serra, a Brescia, circa quindici anni fa, un ragazzo in moto si schiantò contro un furgone spaccandosi letteralmente in tre tronconi sparsi sull’asfalto. Quando arrivammo sul posto trovammo un gruppo di persone, tutte eccitate, che scattavano foto e filmavano la scena a breve distanza da quello strazio. Alle nostre rimostranze e alla richiesta di rispettare la dignità del povero disgraziato, un deficiente si staccò dagli altri e ci disse: «E che, siamo in uno Stato di polizia?».
Franco Izzi
Caro Izzi, a occhio e croce direi che, nel frattempo i deficienti con telefonino incorporato sono aumentati.