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Natalia Aspesi: i meriti della prostata

mojmir jeŽek?- www.core-edizioni.it 
QUESTIONI (NON SOLO) DI CUORE: ogni settimana le risposte alle lettere dei lettori
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Cara Aspesi, meraviglia lo spazio che dà (ancora!) alle donne di una certa età che non vogliono fare più sesso. Diritto sacrosanto e indiscutibile. Sembra però, che tutti gli uomini siano assatanati soltanto per quello. Nessuno osa dire che il punto debole per la maggioranza dei maschi è la maledetta prostata (scusi se entro nel dettaglio). E che il cancro alla prostata è il più diffuso negli uomini: solo pochi personaggi pubblici (Sgarbi, Mughini, per quel che so) lo hanno ammesso. Siamo una coppia gay, entrambi colpiti,a distanza, da questo tumore. Poco dopo i 50 anni per me è stato un vero e proprio shock, ma non ha inciso per niente sul nostro stare assieme. Complice la terapia ormonale, certi desideri sono un ricordo lontano. Niente più tentazioni, per niente rimpiante. Abbiamo mille interessi, amicizie e passioni, anche indipendenti l’uno dall’altro. Ma a oltre 70 anni e dopo oltre 40 di convivenza, l’affetto non è cambiato di una virgola. Non mi dica che siamo un’eccezione. Un …

Cara Aspesi, meraviglia lo spazio che dà (ancora!) alle donne di una certa età che non vogliono fare più sesso. Diritto sacrosanto e indiscutibile. Sembra però, che tutti gli uomini siano assatanati soltanto per quello. Nessuno osa dire che il punto debole per la maggioranza dei maschi è la maledetta prostata (scusi se entro nel dettaglio). E che il cancro alla prostata è il più diffuso negli uomini: solo pochi personaggi pubblici (Sgarbi, Mughini, per quel che so) lo hanno ammesso. Siamo una coppia gay, entrambi colpiti,a distanza, da questo tumore. Poco dopo i 50 anni per me è stato un vero e proprio shock, ma non ha inciso per niente sul nostro stare assieme. Complice la terapia ormonale, certi desideri sono un ricordo lontano. Niente più tentazioni, per niente rimpiante. Abbiamo mille interessi, amicizie e passioni, anche indipendenti l’uno dall’altro. Ma a oltre 70 anni e dopo oltre 40 di convivenza, l’affetto non è cambiato di una virgola. Non mi dica che siamo un’eccezione. Un saluto affettuoso.
Due anziani ancora “in love”

No, non siete un’eccezione. Io conosco solo coppie gay perché gli altri, con me, una signora molto ma molto in età, non ce la fanno, si annoiano, perdono del tempo, e a me mi va bene. Voi adesso siete due maschi abituati a vivere insieme da 40 anni, e ad unirvi sono rimaste le gioie che completano la vita, le esperienze, le passioni, le amicizie. Tutta per merito, dico merito (chiedo scusa), della prostata! Quindi, niente più tentazioni, per niente rimpiante. E il vostro è diventato un vecchio, classico amore. Vede come era semplice ristabilire la verità dei sentimenti, quella che tuttora il generale Vannacci, attualmente indagato per peculato e truffa, trova sbagliato.

La moda del Ventennio andrebbe studiata

Cara signora Aspesi, approfitto di un suo indirizzo pubblico per mandarle un pensiero riconoscente. Mi sono dovuta/voluta occupare, per un progetto editoriale, di moda, non proprio il mio campo di ricerca abituale e ho – un po’ faticosamente – recuperato una copia del suo Il lusso & l’autarchia del 1982. A parte la mole di informazioni, peraltro lette anche in opere più recenti e più accademiche, mi sono immensamente godute la sua prosa ma soprattutto la posizione che si legge tra le sue righe nei confronti del periodo storico preso in esame. Posizione che spesso – troppo – i miei colleghi italiani un po’ pilatescamente tendono a evitare di prendere focalizzandosi sullo “statuto disciplinare” e trascurando il contesto e dimostrando, ancora una volta, che il Ventennio non è stato ancora non solo digerito, ma neppure affrontato come meriterebbe. Quindi grazie,ho imparato molto, mi sono divertita e ho potuto riflettere sulla stretta contemporaneità.
Elena

Non ho resistito ed eccomi qua, che ancora rimpiango il tempo a caccia di informazioni sul famoso Ventennio per ricostruire la storia della nostra moda, ll lusso & l’autarchia, il lusso delle ricche signore, l’autarchia di chi viveva nella littoria povertà dei tempi fascisti. La ringrazio davvero perché mi capita di essere nata sotto il fascismo e (tocco ferro) di andarmene nella stessa miseria intellettuale. Detto da lei mi sento un po’ rincuorata, e mi permetta di fare pure il suo nome; Arch. PhD, professoressa ordinaria Elena Dellapiana, Storia dell’Architettura e del Design al Politecnico di Torino. Il suo libro è Il design e l’invenzione del Made in Italy (Einaudi, 2022).

Quando noi donne diventiamo invisibili

Se non mi interessa molto quello che scrivo, immagino come possa interessare agli altri. Una vita come tante, da formichina operosa. Poco importa che a 59 anni io senta ancora il desiderio di imparare tutto, di dover scoprire tutto. Mi vedo tristemente riflessa negli occhi degli altri e capisco che sono invisibile (agli occhi degli uomini dei quali ho sempre apprezzato il calore di uno sguardo), bonariamente criticabile (dai giovani), a volte fortemente osteggiata come se usurpassi qualcosa. Ma cosa? Il diritto di esistere e vivere e lavorare? Sono relegata in una categoria nella quale non mi riconosco. Però il mio cervello guizza come quando ero giovane. Sono assetata di sapere, felice di abbracciare la felicità quando arriva, forte di fronte alle avversità. Eppure sono una donna che sta invecchiando e non c’è giorno nella mia vita in cui non mi venga fatto notare. Vorrei che anche noi donne intorno ai 60 ed oltre facessimo parte di un gruppo da proteggere dai pregiudizi. Un gruppo al quale lasciare la libertà di essere sé stesse. Io voglio invecchiare,non voglio ritocchi estetici, non rimpiango la gioventù.Tutti siamo stati giovani e tutti saremo vecchi. Io ho tante fortune: so stare da sola ed amo stare da sola; il mio cervello mi intrattiene più di tanti momenti di compagnia ai quali mi presto perché sta-re da so-la non fa be-ne. Ma a chi? Certe persone vivono la solitudine come un privilegio. Capisco che gli anni della gioventù ti plasmano e sono belli e provi nostalgia. Ma sono i miei e non faccio paragoni con chi li ha vissuti prima e dopo di me. Accetto con un certo fastidio la supponenza con la quale vengo trattata, ad esempio, nei negozi di telefonia. Accolgo con gioia le cure che mi vengono riservate in profumeria da giovani e accudenti venditrici che si prendono cura della mia transizione verso la terza età (quasi sempre ragazze, da qui il non rispetto del genere). Tuttavia soffro perché in ogni fase della vita, soprattutto lavorativa, ho fatto parte di una categoria: giovane e quindi farà figli, media e quindi ha figli da curare, vecchia. Ci resto male quando le persone, soprattutto uomini, mi travolgono invece di lasciarmi il passo. Quando inizio a parlare di fronte a una platea giovanile e sento a priori il totale disinteresse e una certa condiscendenza. Io lavorerò fino ai 67 anni. Chiedo: lasciateci la nostra dignità. Qualcuno protegga anche la nostra categoria.
Rossella Pontiggia

È vero signora, gli uomini non ci vedono, anche a me capita tante volte di essere travolta dai loro passi. Mi dispiace? Non so che dire, le prime volte ci restavo male, poi, non so perché, hanno cominciatoa mettermi allegria. Adesso prima di travolgermi, mi preparo all’evenienza. Sono giovani, oppure non ci vedono, ma a noi che cene importa. La sua lettera signoraè molto bella, piena del dolore di invecchiare. Ma lei oggi è una donna giovane, con mezza vita davanti a sé. Non pensiamo alle donne che rincorrono la bellezza chirurgica, anche loro soffrono perché questo è il peccato di cui le donne non riescono a liberarsi, smettere di essere giovani prima di essere vecchie. Qualsiasi cosa facciano, se la chirurgia non troverà un suo miracolo. Lei adora la solitudine e ne gode i silenzi. Lasciateci la nostra dignità, lei dice. Ma questa dignità signora, ce la costruiamo noi. Dandoci una ragione per vivere.

Sul Venerdì del 5 aprile 2024

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