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Jacqueline Fuchs, dal culturismo al cinema d’autore

Jacqueline “Jay” Fuchs, 52 anni, svizzera, durante una gara del circuito IFBB Europa Pro, maggio 2023. JONATHAN MORIAU 
Dieta, sacrifici, allenamento: dopo le gare l’atleta arriva in sala. Non basta. E il bodybuilding non paga. Così l’atleta si affida anche a OnlyFans: «Però niente nudi»
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Bari. «Mona mi assomiglia: i suoi conflitti interiori li ho vissuti sulla mia pelle, anche se nel film sono portati all’estremo. Ma anch’io suscito opinioni opposte: alcuni uomini sono affascinati dalla mia immagine di donna potente, altri mi criticano perché non ho il seno e dicono che sembro un maschio». Jacqueline Fuchs, 52 anni, svizzera, considerata a lungo tra le dieci bodybuilder più famose al mondo, parla così del proprio personaggio in Body Odyssey, l’ottimo film di Grazia Tricarico in uscita l’11 aprile al cinema: una culturista che, preparandosi per il concorso di Miss Body Universe, si sottopone agli allenamenti e alla dieta massacranti del suo allenatore (il compianto Julian Sands). Tuttavia, la relazione con un ragazzo affascinato da lei rischia di mandare a monte ogni sacrificio.

L’incontro con la campionessa al Bif&st di Bari è lo spunto per parlare di uno sport che ha forgiato una star di prima grandezza come Arnold Schwarzenegger ma è malvisto per l’utilizzo en plein air di anabolizzanti per accrescere i muscoli, come accade anche nel film. «Gli steroidi li usiamo tutti, è una pratica accettata, anche se rischiosa», taglia corto Fuchs, «ma ogni attività umana comporta dei rischi. Che in questo caso aumentano quando esageri con le dosi».

Dal vivo Jay, come si fa chiamare, è un intrigante esemplare umano: attorno agli occhi da gatta si sviluppa una struttura di deltoidi, bicipiti, addominali e quadricipiti ipertrofici che mettono a dir poco soggezione.

Quando è cominciata la passione per i muscoli?
«A 12 anni, quando mio padre mi portò in palestra per la prima volta. Il mio primo sport però è stato la pole dance. Ero nella nazionale svizzera. Avevo 17 anni, lavoravo in panetteria».

E poi?
«Sono andata via di casa e volevo cambiare impiego. Un’amica lavorava nella sicurezza e così ho cominciato a fare la buttafuori. E a 21 anni ho iniziato a praticare boxe thailandese: dopo aver vinto nel 2004 il campionato del mondo amatoriale sono diventata una professionista. All’inizio mi allenavo contro uomini che me le davano di santa ragione. Mi ha fatto soffrire ma anche crescere».

Come è arrivata al bodybuilding?
«A 39 anni, perché le mie ginocchia non reggevano più le botte sul ring. Ho vinto subito due campionati svizzeri e uno internazionale amatoriale nel 2012, così ho cominciato da professionista».

Allenarsi tirando su pesi è una droga?
«Per me è una passione, ma riconosco che per altri, cui manca la giusta motivazione, può diventare un’ossessione. Però non durano molto a lungo».

Si guadagna molto?
«I compensi in realtà sono bassi, soprattutto per le donne, perché anche qui c’è molta disuguaglianza di genere. Il primo premio di una gara può ammontare a 1.500 euro o poco più. A malapena ci si paga viaggio e hotel».

Quindi lei come si mantiene?
«Faccio la personal trainer la mattina e nel pomeriggio lavoro nel negozio di integratori del mio fidanzato».

Ho visto che è anche su OnlyFans.
«Lo faccio per monetizzare l’interesse dei fan: pubblico foto e video che mi faccio durante il giorno mentre mi alleno. Niente nudi però».

Lei ha partecipato a Miss Olympia, il massimo premio per il bodybuilding?
«In realtà avevo appena iniziato quando il concorso è stato cancellato: non c’erano soldi perché le donne, troppo mascoline, non attiravano sponsor. E così è stato creato un concorso alternativo (il Rising Phoenix World Championships, ndr). Ora però è ricominciato».

Come mai ci sono due organismi internazionali che regolano il suo sport?
«Nel 2005, a seguito dell’adozione della normativa anti-doping, la IFBB si è divisa in due, la Pro League, dove ci sono i professionisti e dove è ammesso l’uso di steroidi, separata dall’IFBB europea dove non si possono usare».

Nel film a un certo punto Mona si rade la peluria cresciuta sul viso a causa del testosterone. A lei è capitato qualcosa di simile?
«A me no, ma ho visto tante atlete con quel problema, soprattutto le turche che hanno già un po’ di peluria sulle braccia. Il testosterone interrompe il ciclo mestruale e nel mio caso ha abbassato il tono della mia voce, ma per me non è un problema. A dispetto del mio involucro, mi sento comunque femminile: lo sono i miei pensieri e le mie emozioni».

Quando si guarda allo specchio cosa vede?
«Dipende dai giorni. A volte mi vedo grassa, ma so che è il mio sguardo a essere distorto. Normalmente mi piaccio molto. Quando sono sotto allenamento intenso il mio corpo può prendere anche 10 chili di muscoli in poco tempo. Adesso sono in quella fase: il 16 giugno ad Alicante farò le qualifiche per Miss Olympia».

A 52 anni in altri sport si è troppo vecchi. Nel suo come funziona?
«Non ci sono categorie di peso o classi per età. Io gareggio anche con atlete che hanno 20 anni in meno. Quel che conta è avere una muscolatura importante».

La sua è impressionante. Quanto si allena?
«Adesso 6 ore al giorno, alternando cardio, sollevamento pesi e momenti in cui provo le pose per l’esibizione. Quando sono a riposo invece un’ora e mezza al giorno».Nel film si vede che il suo regime alimentare è molto stretto.«Sotto gara mangio carne bianca e rossa, albumi, patate, avena e verdure. I carboidrati sono pochi, ma quando non gareggio seguo un regime equilibrato. Certo non mangio la pizza ogni giorno. Però non è una dieta difficile da seguire, così come non è un’impresa aumentare la propria muscolatura. Bastano solo passione e costanza. E non immagina la soddisfazione di poter trasformare il proprio corpo!».

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