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America 2024: proibito leggere

Mitch Kaplan nella sua libreriadi Coral Gables, in Florida:ha svuotato gli scaffali durante una giornata di protesta contro l’attacco dello Stato ai libri “controversi”. Miami Herald / getty images 
Sempre più scuole e biblioteche mettono al bando i testi che accennano a razzismo, omosessualità, genere. Librai e insegnanti iniziano ad avere una certa paura. Reportage
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Houston (Texas). L’incontro l’ha fissato una conoscenza comune. Lei ha accettato l’intervista a patto che non venga pubblicato il suo nome. Sarà seduta, ha detto, nella caffetteria della West End Baptist Church, a Houston. A un tavolo in fondo, con i pantaloni bianchi e un libro tra le mani. All’ora dell’appuntamento è già lì. Una signora bionda, sulla cinquantina. Si scusa subito per voler restare anonima. «Ma preferisco così. Non voglio seccature». Dice di insegnare inglese in una scuola media di West Houston. «Da più di venticinque anni. Ma gli ultimi mesi sono stati tremendi». Il consiglio della sua scuola ha chiesto di rimuovere certi libri dagli scaffali della biblioteca. «In generale, roba su gay e neri». Il problema, continua, non è nemmeno quello dei libri proibiti. «Il problema siamo noi insegnanti. Alla fine, per evitare guai, evitiamo di far leggere cose che pensiamo possano suscitare qualsiasi controversia». Recentemente, sui media, è uscita la storia di una insegnante (a…

Houston (Texas). L’incontro l’ha fissato una conoscenza comune. Lei ha accettato l’intervista a patto che non venga pubblicato il suo nome. Sarà seduta, ha detto, nella caffetteria della West End Baptist Church, a Houston. A un tavolo in fondo, con i pantaloni bianchi e un libro tra le mani. All’ora dell’appuntamento è già lì. Una signora bionda, sulla cinquantina. Si scusa subito per voler restare anonima. «Ma preferisco così. Non voglio seccature». Dice di insegnare inglese in una scuola media di West Houston. «Da più di venticinque anni. Ma gli ultimi mesi sono stati tremendi». Il consiglio della sua scuola ha chiesto di rimuovere certi libri dagli scaffali della biblioteca. «In generale, roba su gay e neri». Il problema, continua, non è nemmeno quello dei libri proibiti. «Il problema siamo noi insegnanti. Alla fine, per evitare guai, evitiamo di far leggere cose che pensiamo possano suscitare qualsiasi controversia». Recentemente, sui media, è uscita la storia di una insegnante (anche lei restata anonima), sempre di West Houston, che in segreto ha messo a disposizione dei suoi studenti uno scaffale con i libri proibiti. «Non ti fare illusioni. Non sono io. Non sono così coraggiosa. Quello che faccio, quando un ragazzo o una ragazza lo chiede, è passargli libri che a scuola non potrebbe leggere. I libri li pago con i miei soldi». Continua a guardarsi attorno, ma sono le tre del pomeriggio e nella caffetteria, uno spazio enorme, da ex chiesa, con una volta in legno alta decine di metri, non c’è quasi nessuno. Si scusa ancora. «Mi spiace non dirti chi sono. Tra un paio d’anni vado in pensione. Allora potrò dire che questa cosa fa schifo».

Non siamo in Iran

Non siamo in Iran o in Corea del Nord. Siamo in Texas, Stati Uniti, nel marzo del 2024. Ci sono libri che vengono banditi da scuole e biblioteche. Insegnanti e bibliotecari vengono cacciati se non si piegano alla censura. A Beaumont, sud-est dello Stato, il consiglio scolastico di una scuola media ha licenziato un’insegnante colpevole di aver letto in classe brani di un graphic novel ispirata al Diario di Anna Frank, in particolare quelli in cui la ragazza racconta la sua attrazione per una compagna e la scoperta del suo corpo. Stessa sorte, il licenziamento, per Suzette Baker, 57enne che da dieci anni lavorava nella biblioteca pubblica di Kingsland. «È la missione della mia vita», diceva. Si è rifiutata di rimuovere dagli scaffali libri sul razzismo e a tema Lgbtq+. Oggi lavora alla cassa di un ferramenta.

commissioni e sederini

La scure del boicottaggio cala implacabile sugli editori che non si allineano. Sempre a Houston, la Friendswood Christian School ha cancellato la fiera organizzata da Scholastic, il maggiore editore americano per l’infanzia, perché, secondo i dirigenti scolastici, i suoi libri «minano l’innocenza dei bambini»: manco a dirlo, sono quelli a tema omosessuale. Un’altra scuola, nel sobborgo di Katy, ha comprato libri per 93 mila dollari, ma prima di metterli sugli scaffali li ha consegnati a una commissione che alla fine ne ha banditi quattordici. Tra questi, le opere del popolarissimo Dr. Seuss e No, David!, fumetto pluripremiato di David Shannon, perché mostra il sederino nudo di un bambino. Decisione poi rientrata: il consiglio della scuola ha stabilito che è lecito mostrare un didietro infantile, ma solo se disegnato.

Secondo PEN America, il Texas è lo Stato che mette al bando più libri. Oltre 600, nell’anno scolastico 2022-2023. Il fenomeno non è solo texano, si allarga a parte del Sud e del West, dalla Florida al Missouri, dalla South Carolina allo Utah. Ma è qui – in questa terra di praterie, deserti, paludi che scendono nel Golfo del Messico e highways che attraversano immensi centri urbani dispersi nel nulla – che il mondo conservatore e trumpiano ha avuto più successo. La base ideologica della censura è sempre la stessa. Ridare ai genitori il controllo sull’educazione dei figli. Proteggere i più giovani dal veleno del woke, la cultura che osa parlare di omosessuali, transgender e del passato razzista d’America. «Sono il campione dei diritti dei genitori», ha proclamato Donald Trump a un comizio, spiegando che quando sarà di nuovo presidente caccerà dalle scuole «i maniaci radicali marxisti» e darà ai genitori il diritto di eleggere i presidi.

chiamate lo sceriffo

La battaglia per la purezza dei bambini non è ovviamente cosa di questa campagna elettorale, ma è in corso da anni. Almeno da quando, nel 2015, una bimba di quattro anni prese in mano un libro colorato nella biblioteca pubblica della contea di Hood. Il libro si intitolava This Day in June e raccoglieva foto di baci e abbracci a un Pride. Alla madre la cosa non piacque, chiese la rimozione del libro dagli scaffali. Altri genitori chiesero che ne sparisse un altro, che raccontava la storia di un maschietto cui piace vestire in abiti femminili. L’onda si è rapidamente allargata. Nel 2021 Matt Krause, un repubblicano che si vanta di «non abbandonare mai la retta via», ha spedito alle scuole pubbliche texane una lista di 850 libri da bandire. In quelle pagine, spiegava, c’erano cose «tali da provocare sentimenti di angoscia e colpa negli studenti».

«I genitori portano agli sceriffi i libri che diamo da leggere ai loro figli», racconta Paul Koury, che insegna in una scuola elementare nei sobborghi di Houston. Un’insegnante che conosce, continua, è stata costretta a dimettersi per aver consigliato un libro a tema transgender a una ragazza incerta sulla propria identità di genere. «La madre l’ha accusata di aver irretito la ragazza». In questi anni, i consigli scolastici hanno bandito di tutto. Dalle creature fantastiche del Dr. Seuss e dalla versione illustrata di Anna Frank, si arriva fino a classici come Il buio oltre la siepe di Harper Lee, L’occhio più azzurro di Toni Morrison, Il cacciatore di aquiloni di Khaled Hosseini, Il racconto dell’ancella di Margaret Atwood. In cima alla classifica dei censurati ci sono Out of Darkness di Ashley Hope Pérez, storia dell’amore tra un Romeo nero e una Giulietta messicana; Gender Queer: a Memoir di Maia Kobabe, racconto del viaggio faticoso dell’autrice per identificarsi come non-binaria; All Boys Aren’t Blue, di George M. Johnson, altro racconto autobiografico sul crescere nero e queer. Ma la censura ha appunto colpito di tutto: storie di bambine morenti di leucemia, di violenza poliziesca, di suicidio, di dolore e pregiudizio post-11 settembre, fino a una biografia di Michelle Obama e a un’opera storica sull’assedio nazista a Leningrado.

«c’è un brutto vento»

Dai consigli scolastici, la furia censoria si è materializzata a livello statale. Lo scorso luglio la Camera texana ha votato una legge che obbliga i librai a valutare il grado di licenziosità di un’opera, prima di venderla alle scuole. PEN America, sette gruppi per i diritti e alcuni librai hanno fatto ricorso e bloccato, per il momento, la legge.

«Dove la trovo la gente per leggere i libri? Come faccio a pagarla? Vorrebbe dire chiudere». Valerie Koehler spalanca gli occhi, apre le braccia e scoppia in una risata. Gestisce una libreria per ragazzi a Houston, la Blue Willow Bookshop, gioiello vittoriano nel mezzo di anonimi mall e autostrade. Solare e sbrigativa, Valerie risponde alle domande ma non perde mai di vista i clienti. «Ti sembra che tocchi a me giudicare quanto sesso c’è in un libro?». Racconta che le vendite dirette alle scuole sono drasticamente calate. «Hanno paura. Temono di comprare libri proibiti». La paura le sembra il sentimento oggi prevalente in Texas. «Ma è così in tutta l’America, no? C’è un vento brutto, brutale».

Un effetto su di lei, questa storia l’ha comunque avuto. «Ho sempre lasciato le mie idee politiche fuori dal negozio. Oggi non posso più farlo». Non sa, spiega, come andrà a finire. «Dicono di voler salvare i nostri ragazzi. Non è la cosa più facile, più falsa, più ipocrita da dire?». Ride, poi corre a servire due ragazzi che si aggirano smarriti tra gli scaffali.

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