Anche se non sembra, Bologna è una città d’acqua, piena di canali che la attraversano, che ora sono interrati e coperti ma che una volta erano navigabili, e alla luce del sole. Il canale Navile, per esempio, che lambisce la città al confine con la campagna, dalle parti della ferrovia, attraversato da ponti e passaggi.
È su uno di questi che, una sera buia di febbraio del 1948, all’improvviso Mario afferra la moglie da sotto le ascelle e la butta nell’acqua gelida, dove la povera Giuseppina scompare. Poco prima le aveva fatto scrivere un biglietto indirizzato a lui in cui la donna si autoaccusava di adulterio, «Mario so di averti tradito», e annunciava di volersi suicidare, ma era uno scherzo, le aveva detto il marito, è carnevale, vedrai che faccia fanno gli amici quando salti fuori. E invece no, altro che scherzo, Mario lascia il biglietto sotto un sasso e quando un passante lo trova e glielo porta vanno dai carabinieri. Povera Pina, non ha retto alla vergogna.
In realtà l’adultero è lui. Ha conosciuto Giuseppina a Catanzaro mentre faceva il militare, l’ha sposata e ci ha fatto anche una figlia. È tornato a Bologna da solo, intanto, per sistemarsi, ha trovato lavoro come autista, e si è innamorato di un’altra donna, Mafalda. Quando Giuseppina è arrivata a Bologna a vedere perché non si faceva più sentire, Mario è caduto dalle nuvole, quasi se ne fosse dimenticato. E allora, biglietto e canale Navile, povera Pina.
Va avanti così per più di quattro anni. Mario sposa Mafalda e prosegue la sua vita convinto di aver commesso il delitto perfetto, ma ci sono due problemi. Il primo è il commissario Flora, della Squadra mobile di Bologna. Il dottor Flora è uno di quei detective che si affidano al fiuto, e il fatto che Mario non si sia mostrato così affranto né dalla morte della moglie né dalle corna non l’ha mai convinto. Gli sbirri come lui continuano a battere il chiodo, anno dopo anno, e quando ritiene che sia arrivato il momento giusto, nel settembre del ’53, Flora arresta Mario e lo torchia in questura per sei ore di fila.
E qui c’è il secondo problema: Mario. Che avrà anche architettato il delitto perfetto ma come criminale non è un granché. E infatti basta che il commissario gli dica che su di lui ha una massa di prove schiaccianti che lui crolla e confessa.Non è vero, Flora non ha in mano niente, è un inganno, come il biglietto di carnevale che Mario ha fatto scrivere a Pina, ma lui ci casca. Al processo ritratta, l’hanno menato, giura, gliel’hanno estorta quella confessione, ma non ci crede nessuno e si prende l’ergastolo.
Sul Venerdì del 12 aprile 2024