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Natalia Aspesi: io c’ero quando c’era la Bomba

Disegno di Mojmir JeŽek 
QUESTIONI (NON SOLO) DI CUORE: Ogni settimana le risposte alle lettere dei lettori
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Per scrivere a Natalia Aspesi: n.aspesi@repubblica.it o Il Venerdì, via Ferrante Aporti 8, 20125 Milano.

Gentile Signora, sono la vedova di un fisico nucleare, professore all’università di Torino. La fisica nucleare è quella coltivata da Oppenheimer. Mio marito fece tante cose tra cui essere assistente (uno degli assistenti) di Hans Bethe alla Cornell University. Dopo di che venne molte volte invitato a Los Alamos. In seguito a ciò ho visto sei volte il film. Mi è tanto piaciuto sentire Oppenheimer che dice «Tranquilli, andrà tutto bene. I calcoli li ha fatti Hans Bethe». Infantile? Nostalgica degli anni passati? Diciamo che sono orgogliosa di aver conosciuto queste persone. Mi ha però indignato, davvero indignato, il ruolo minimo che viene assegnato a Enrico Fermi. Vergognoso poi che nessuno lo abbia denunciato qui in Italia, dove esiste una grandissima tradizione in fisica proprio perché c’è stato Fermi. Il quale stette a Los Alamos per tutto il tempo di progettazione della bomba. G…

Per scrivere a Natalia Aspesi: n.aspesi@repubblica.it o Il Venerdì, via Ferrante Aporti 8, 20125 Milano.

Gentile Signora, sono la vedova di un fisico nucleare, professore all’università di Torino. La fisica nucleare è quella coltivata da Oppenheimer. Mio marito fece tante cose tra cui essere assistente (uno degli assistenti) di Hans Bethe alla Cornell University. Dopo di che venne molte volte invitato a Los Alamos. In seguito a ciò ho visto sei volte il film. Mi è tanto piaciuto sentire Oppenheimer che dice «Tranquilli, andrà tutto bene. I calcoli li ha fatti Hans Bethe». Infantile? Nostalgica degli anni passati? Diciamo che sono orgogliosa di aver conosciuto queste persone. Mi ha però indignato, davvero indignato, il ruolo minimo che viene assegnato a Enrico Fermi. Vergognoso poi che nessuno lo abbia denunciato qui in Italia, dove esiste una grandissima tradizione in fisica proprio perché c’è stato Fermi. Il quale stette a Los Alamos per tutto il tempo di progettazione della bomba. Grazie a questa tradizione siamo anche tra i fondatori del CERN di Ginevra. Non vado oltre perché non sono una fisica.
Lettera firmata

Io non ho visto Oppenheimer perché io c’ero. C’ero, molto giovane, e perché un’orribile guerra finiva con un orribile massacro. 210.000 morti e 150 mila feriti, tra Hiroshima e 3 giorni dopo a Nagasaki. Fanno in fretta gli attuali padroni del mondo a promettercene un’altra, se non staremo buoni, buoni secondo loro, miserabili schiavi del loro assurdo potere. Lei mi deve scusare ma, toccando ferro, di questo film ne ho fatto volentieri a meno, così dormirò serena per qualche giorno. Lei comunque l’ha visto sei volte e quindi siamo pari. Ha ragione nell’essersi indignata per la piccola parte che danno a Fermi, e che nessuno lo abbia denunciato come una grave scorrettezza. Ma gli americani sono fatti così, si dimenticano sempre degli altri, anche importanti, che li hanno aiutati. Tanto, secondo loro, gli altri contano poco. Quanto a lei le auguro di seguire ciò che le ha lasciato il marito fisico nucleare, anche se lei non è una fisica.

Un vocabolario d’antan contro gli insulti

A proposito della lettera della signora Marta di Roma e della sua risposta (sul Venerdì del 22 marzo) riguardo agli sgarbi dei quali i vecchi (e più spesso le vecchie) sono oggetto da parte di uomini a dir poco incivili, proporrei di rispondere con frasi che per la loro inusualità sbigottiscano chi insulta. Faccio questa proposta riprendendo un pezzo dell’indimenticabile Grazia Cherchi, nel quale racconta che, essendosi imbattuta sul tram in un tizio turpiloquiante (stavolta era lui il vecchio), gli ha gridato mentre quello scendeva: «Vecchio infatuato e malvissuto». E così continua la Cherchi: «È rimasto sbigottito, letteralmente a bocca aperta, chiaramente in difficoltà circa il significato delle mie parole tra il moralistico e il mozartiano. Ne discende che il vocabolario d’antan, non più noto nemmeno a persone d’antan, ha acquistato oggi una sua potenza intimidatoria». Grande Grazia, in tutti i sensi! Un caro saluto
Mario Desti

Certo che qualsiasi uomo villano a sentirsi dire oggi “infatuato e malvissuto” dalla Grazia Cherchi resterebbe secco e comincerebbe a chiedersi: «Ma cosa mi dice mai quella signora, cosa vogliono dire quelle parolone?». Ricordandomi di quella intelligentissima, moderna ragazza che sapeva ricostruire un libro con maggior chiarezza dei suoi autori, e se n’è andata in silenzio, zitta, come fosse appena uscita di casa per tornare subito dopo. Era una donna coltissima e discreta, sapeva tutto come se sapesse poco. C’è un’altra persona alla sua altezza ed è stata una grande, grandissima signora di Repubblica, la Rosellina Balbi a capo della Cultura. Era una donna spigolosa, a me voleva bene, otteneva tutto ciò che voleva con un feroce sguardo. Tremando, persino il nostro solenne direttore ci pensava un po’. Capitava che si dovesse pubblicare un pezzo importante che non era stato scelto da lei: e lei con voce calma rispondeva sempre: «Certo però io mi licenzio». Lei e la Cherchi, ancora giovani, vivevano per la gloria del giornale,e questo gli bastava. Nessuno ce le ha più restituite e forse da allora i giornali si sono fermati. Adesso si sa, le parolacce sono sempre quelle e sono diventate delle simpatiche frasi:chissà se riscoprendo “sozzo guelfo traditore” o “mangiamaccaruna” qualcuno si offende davvero.

Se mostrano Ilaria Salis come una superkiller

Scusi signora, lei forse può rispondermi. Perché la signora Ilaria Salis, prigioniera nelle carceri ungheresi, si presenta sempre,alle cose pubbliche, travestita da carcerato pericolosissimo? Hanno già capito che è pericolosa? Che potrebbe farne un strage?
A.A.

Cosa abbia fatto di terribile la signora Salis l’hanno detto il primo giorno, nessun morto, nessuno tagliato a pezzi. Gli stessi onorevoli italiani che si tengono stretti degli eroi quali Salvini e la Santanché ritengono che la Salis deve averne fatte di ogni colore, quindi è una ridicolissima montatura, il che fa pensare al peggio. Forse se si libera dai mille attrezzi che la costringono farebbe uno sfacelo? Dunque: gambe tenute ferme con vari lucchetti e pochissimo spazio su cui poter camminare; catenona che la tiene legata a una persona dietro di lei; un solo uomo mascherato e non si sa perché; manette un po’ più leggere.Tutti severi, tutti seri, tutti pronti a saltarle addosso .Per fortuna che la signora Salis, qualsiasi cosa abbia fatto, per di più libertaria, rende del tutto ridicola la messa in scena. Lei sorride, lei è più forte, lei li vince. Intanto i nostri sostenitori della pace dicono che lei meriterebbe uno stile più italiano, ma insomma, se questo è il loro metodo con chi fa le brutte cose, bisogna lasciarli fare.

Sul Venerdì del 12 aprile 2024

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