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Ben E. King: non solo Stand by Me

La copertina dell’album di Ben E. King Supernatural (1975) 
SENTI QUESTA. La canzone della settimana è Supernatural Thing
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Questo è l’autore di Stand by Me, la ballata che nel 1961 inaugurò una stagione assai proficua per la musica soul e una delle più belle canzoni del Novecento. Questo sarebbe sufficiente per assegnare a Ben E. King (1938-2015) un posto nelle prime file della hall of fame, ma l’artista ha parecchi altri meriti, a partire dalla militanza con i Drifters di Save the Last Dance for Me alla scrittura di evergreen come Spanish Harlem, Don’t Play That Song (You Lied) – divina nell’interpretazione di Aretha Franklin – per non parlare delle tante canzoni latine inglesizzate per il pubblico americano (Sway, Amor, Sí Señor, etc.) e di quell’album del 1977 inciso con la Average White Band (Benny & Us) troppo frettolosamente archiviato. Rimasto sepolto, come Supernatural Thing, il successo che lo tenne a galla quando si trovò schiacciato tra lo strapotere della British Invasion e del West Coast Sound e la nascente cultura Disco.

Questo è l’autore di Stand by Me, la ballata che nel 1961 inaugurò una stagione assai proficua per la musica soul e una delle più belle canzoni del Novecento. Questo sarebbe sufficiente per assegnare a Ben E. King (1938-2015) un posto nelle prime file della hall of fame, ma l’artista ha parecchi altri meriti, a partire dalla militanza con i Drifters di Save the Last Dance for Me alla scrittura di evergreen come Spanish Harlem, Don’t Play That Song (You Lied) – divina nell’interpretazione di Aretha Franklin – per non parlare delle tante canzoni latine inglesizzate per il pubblico americano (Sway, Amor, Sí Señor, etc.) e di quell’album del 1977 inciso con la Average White Band (Benny & Us) troppo frettolosamente archiviato. Rimasto sepolto, come Supernatural Thing, il successo che lo tenne a galla quando si trovò schiacciato tra lo strapotere della British Invasion e del West Coast Sound e la nascente cultura Disco.

Ben E. King, che non aveva più un successo da quasi dieci anni, annusò l’aria e fece soffiare una brezza sulle sue dolci e magnifiche ballate che ormai erano repertorio da revival show, scegliendo di cantare Supernatural Thing, un brano ritmato e ammiccante scritto da Patrick Grant e Gwen Guthrie – alla chitarra Carlos Alomar, che era nella band di David Bowie. Mise a frutto tutte le astuzie che aveva appreso in vent’anni di mestiere e le centrifugò senza pietà in un brano uptempo (movimentato quanto basta), cose di cui i DJ dell’epoca andavano pazzi, utilizzati per scaldare il pubblico in pista a inizio serata.

Ben si lasciò andare: otto minuti! Nessuna radio l’avrebbe trasmessa. A quel punto fu la casa discografica che, stregata dal ritmo, usò l’astuzia di spezzarla in due (diventarono i lati A e B di un 45 giri che volò al quinto posto della classifica americana). È bella, sexy, intrigante. Un bel modo per Ben E. King di affrontare la maturità.

Sul Venerdì del 12 aprile 2024

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