Ayrton Senna torna a casa, in Sicilia
di Emanuela AudisioSICULIANA (Agrigento). Abraço, Ayrton. Senna torna a casa. Il pilota più amato del mondo rientra in Sicilia. Più italiano di prima e con un domicilio finalmente conosciuto. Arriva in un altro mare, ma nella terra da dove partì la sua bisnonna, Giovanna Magro. Ayrton Senna do Brasil risiederà anche qui, a Siculiana, borgo in provincia di Agrigento. Sarà una prima volta. Avrà un museo, un circuito della memoria. Perché Senna è anche made in Italy. E ogni traguardo riporta alle partenze e al viaggio delle generazioni passate per avere e dare un futuro, spesso vale più una capriola all’indietro che un salto avanti per spiegare chi siamo.Ma cosa c’entra un mito della Formula 1, nato a San Paolo, una metropoli con più di 12 milioni di abitanti, e morto nella prima domenica di maggio del ’94 alla curva Tamburello del Gp d’Imola, con Siculiana, quattromila anime, piazza dedicata a Giuseppe Basile, medico e chirurgo che si unì a Garibaldi e ai Mille, rientrò in paese per combattere il colera, …
SICULIANA (Agrigento). Abraço, Ayrton. Senna torna a casa. Il pilota più amato del mondo rientra in Sicilia. Più italiano di prima e con un domicilio finalmente conosciuto. Arriva in un altro mare, ma nella terra da dove partì la sua bisnonna, Giovanna Magro. Ayrton Senna do Brasil risiederà anche qui, a Siculiana, borgo in provincia di Agrigento. Sarà una prima volta. Avrà un museo, un circuito della memoria. Perché Senna è anche made in Italy. E ogni traguardo riporta alle partenze e al viaggio delle generazioni passate per avere e dare un futuro, spesso vale più una capriola all’indietro che un salto avanti per spiegare chi siamo.Ma cosa c’entra un mito della Formula 1, nato a San Paolo, una metropoli con più di 12 milioni di abitanti, e morto nella prima domenica di maggio del ’94 alla curva Tamburello del Gp d’Imola, con Siculiana, quattromila anime, piazza dedicata a Giuseppe Basile, medico e chirurgo che si unì a Garibaldi e ai Mille, rientrò in paese per combattere il colera, ma ne rimase vittima? Non ci sono rettilinei a Siculiana, ma salite e curve, però i ricordi sanno guidare e trovare la strada.
Sono trent’anni che Ayrton non c’è più, ma che non se ne va, ognuno cerca di trattenerlo. Come può: nella buca della memoria, in un’emozione, in un segno. Bruno Senna, suo nipote, che oggi ha 40 anni, dice: «Saperci siciliani ci dà il senso di appartenere a un’isola con una cultura incredibile e soprattutto rafforza il credo di mio zio: non importa da dove vieni perché non sai mai che giri fa la vita e come può influenzare la storia». Ayrton negli occhi aveva la malinconia di un Paese imprigionato nell’eterna allegria del carnevale. Voleva brillare, sempre. Si placava solo se arrivava primo. Gli piaceva il rumore: della velocità, delle onde del mare, della pioggia. Surfava sui temporali, accelerava sotto la tempesta, ma a Imola quel giorno c’era il sole.
Il siculo Senna. Tre mondiali, 161 gran premi, 65 pole position, 96 piazzamenti, 2.931 giri passati al comando, compresi i 6 di Imola ’94 dove aveva 5 decimi di vantaggio su Schumacher. Quell’anno si portò via per suicidio Kurt Cobain, 27 anni, leader dei Nirvana, e Agostino Di Bartolomei, 39, ex calciatore della Roma. Se ne andarono anche Modugno, Volontè e Troisi. La dottoressa Maria Teresa Fiandri, primario del reparto di Rianimazione e del 118 dell’Ospedale Maggiore di Bologna, annunciò in diretta tv la morte di Senna alle 18.40. Il tg brasiliano diede la notizia all’ora di pranzo. «Si è rotto lo specchio dove ci vedevamo primi nel mondo».
Mani livide e braccia contorte
Se ne andava il pilota testardo e perfezionista che sapeva piangere, pregare, guardare il cielo. E che amava correre con qualsiasi cosa: kart, macchine, moto d’acqua, elicottero, aereo. Quando vince per la prima volta il Gp del Brasile a Interlagos fa una cosa pazzesca: al sessantesimo giro è in testa, ma il cambio della McLaren dà segni di cedimento, si rompono tutte le marce, tranne la sesta, finirà solo con quella. Senza farsi raggiungere. Urla dal dolore, sputa l’anima, non riesce nemmeno ad arrivare ai box, si ferma, lo spingono, lo devono tirare fuori dall’abitacolo, i medici gli sfilano i guanti per scoprire mani livide e braccia contorte, i muscoli tesi allo spasmo. «Un groppo alla base del collo, giusto al centro della schiena» dirà il massaggiatore. Anche sul podio Ayrton farà fatica ad alzare la coppa.
Nel nome della madre
Paese mio che stai sulle colline. Siculiana non è la via Emilia, non rimbomba di motori, di officine, non arriva nemmeno il rumore del mare. Ma per la famiglia Senna il sottofondo italiano della genealogia era già noto e non era la musica del lutto, ma quello della vita, degli inizi. In tutti i sensi, perché Ayrton a 19 anni, da sconosciuto, aveva mosso i primi passi sui kart della Dap, casa automobilistica milanese. Era arrivato dal Brasile, era rimasto per due stagioni, e si era fatto notare: per i tempi, perché sapeva dire cosa non andava bene nel motore, perché piangeva se non glielo aggiustavano come diceva lui. E perché ogni giorno scriveva alla mamma.
L’Italia per i Senna non è mai stata una parentesi, ma un punto fermo, il resto del racconto però era ignoto e fratturato, con tanti pezzi mancanti. Poi un giorno qualcuno ti avvicina dalla Sicilia per dirti che un piccolo borgo medievale, un puntino a due ore d’auto da Palermo, da cui Monica Vitti chiamata nel ’64 per girare Sedotta e abbandonata fuggì per l’afa e la mancanza d’acqua, vorrebbe dedicare un museo al tuo ragazzo, all’uomo che solo in Brasile ha lasciato 150 milioni di orfani e ancora oggi nessuno riesce a sorpassare nei cuori, perché lì sono le sue origini. E tu che fai?
Bianca, la nipote di Ayrton che segue la fondazione creata da Viviane, sua madre e sorella di Ayrton, non si è mostrata sorpresa. Spiega Anna Restivo, giornalista che si è occupata di F1 e incaricata della ricerca con il collega Giacinto Pipitone, altro appassionato di motori: «L’ho conosciuta in un Gp in Europa, i contatti sono andati avanti per più di un anno e lei ha sempre riferito e tenuto informata Neyde, la mamma di Ayrton, per qualsiasi autorizzazione. È una famiglia molto discreta e riservata, che valuta profondamente ogni richiesta. A guidarci, ogni volta che perdevamo le tracce, è stato il carattere di Senna. Religioso, molto credente, anche nella famiglia. I suoi avi erano così e con figure di donne piene di personalità».
Ayrton infatti scelse di correre con il nome della madre e non con quello del padre, Milton da Silva. Spiega Bruno Senna che nel 2010 esordì come pilota in Formula 1 e la lasciò dopo tre stagioni: «Sapevo che sarebbe stata una sfida e che tutti avrebbero fatti paragoni, ma sono stato orgoglioso di essere il suo erede in pista. Così come sono contento che a Siculiana la gente avrà modo di vedere un altro aspetto di Ayrton, quello privato, ma non meno importante. Il suo lato umano era più grande di quello sportivo, voleva dare una speranza a tutti, dopo trent’anni è ancora capace di influenzare le persone, a questo servirà il museo, a rendere contemporaneo il suo spirito anche a chi non l’ha conosciuto».
Sulla nave degli emigranti
Dopo l’abolizione della schiavitù nel 1850, al Brasile iniziò a mancare la forza lavoro nelle zone in cui si stava espandendo la coltura del caffè, così il governo brasiliano cercò di attirare nuova manodopera, preferibilmente europea e bianca. Giovanna Magro, la bisnonna di Ayrton, partì da Siculiana con i genitori, una sorella e due fratelli (altri due erano morti piccoli) sul piroscafo Matteo Bruzzo, la nave degli emigranti, e arrivò in Brasile con uno dei tanti viaggi della speranza il 6 dicembre 1894. Aveva 18 anni, era analfabeta, alla voce professione scrissero: domestica. Dopo il viaggio faticoso, non certo una crociera, per tutti c’era una lunga quarantena. Incontrò Luigi Sena che invece veniva dalla provincia di Napoli e finì a Cachoeiro de Itapemirim nello Stato dell’Espírito Santo. Il cognome da una trascrizione all’altra oscillava tra Sena e Di Sena e poi la n raddoppiò e rimase Senna.
I due si sposarono subito, nel 1896, a Castelo, nessuno di loro però finì a fare il bracciante agricolo, lui pare aprì un commercio. Ebbero un figlio, Joao, che è il nonno di Ayrton. Giovanna restò vedova a quarant’anni e morì a 79. Nessuno di loro tornò più in Sicilia, fine della storia.Ma anche l’inizio di una ricerca che attraversa povertà, guerre, rivolte, terre, documenti scritti a mano con calligrafia spesso incomprensibile, liste del catasto, amministrazioni divergenti tra Stato e Chiesa.
Giovanna, la trisnonna, risultava vivere allo stesso indirizzo della famiglia, ma il certificato di matrimonio dei suoi non esisteva. Suo padre era un borgese, termine con cui si indicava un piccolo-medio imprenditore agricolo, padrone dei suoi strumenti di lavoro e degli animali da aratro. Come era possibile, in una famiglia così cattolica, non essere considerate illegittime con genitori non sposati? In realtà il matrimonio c’era stato, ma solo in chiesa, quello civile avvenne molto dopo. Spiega Pipitone: «La difficoltà è che gli archivi non hanno ordine cronologico, quindi andavano spulciati pagina dopo pagina e la grafia non era precisa, Giovanna era anche Joanna».
A Siculiana i Magro cambiano casa un paio di volte, più miseria che nobiltà, ma sempre in centro. In via Scalia, via Vaccaro Merli, via Puccio. Adesso ci sarà un percorso, anzi una Passeggiata Senna, che passa davanti al santuario del Santissimo Crocifisso.Nell’89 il francese Alain Prost, suo rivale e nemico, liquidò il brasiliano con le parole: «Ayrton pensa di non poter morire perché crede in Dio». Sì, vero, Ayrton era religioso, viaggiava con la Bibbia, vedeva Dio, lo sentiva, non si vergognava a dirlo. Era un mistico in stato di grazia.
Nell’88, quando a Suzuka, in Giappone, diventò a 28 anni per la prima volta campione del mondo, pianse dentro il casco e disse: «Gesù era all’arrivo, una figura grande, con gli abiti di sempre, avvolta da un fascio di luce». A Montecarlo vinse sei volte in tutto, la prima nel 1987 e poi cinque di fila, dal 1989 al 1993, mancò l’88 appunto. Per un incidente. Dominava, ma a undici giri dalla fine andò a sbattere sul guard-rail all’uscita del Portier, prima dell’imbocco del tunnel e rivelò: «Quello non era solo un errore di guida, ma la conseguenza di una lotta interiore che mi paralizzava e mi rendeva vulnerabile, avevo un’apertura verso Dio e un’altra verso il diavolo». Era solo un urto, una disattenzione, ma per lui fu qualcosa di più, parole dal cielo: «Dio mi aspettava».
Cittadinanza onoraria
A Siculiana, nella Torre dell’Orologio, il 4 maggio ci sarà la presentazione del progetto: Ayrton Senna, ritorno alle origini. Verrà la sua famiglia, Bruno e Bianca non sono mai stati in Sicilia («Siamo molto eccitati»), al pilota sarà conferita la cittadinanza onoraria perché i figli che vanno lontano restano sempre figli. Gli architetti Francesco Ferla e Salvatore Nigrelli hanno curato l’impostazione del museo che esporrà i documenti originali, foto private donate dai Senna, ritratti del pilota in gara, e realtà aumentata. Ayrton a Siculiana tornerà bambino, quando a quattro anni non era ancora Magic, ma solo Beco, così lo chiamavano affettuosamente in famiglia. Una trottola, uno che non stava mai fermo. Ha raccontato la madre: «Da piccolo era sempre indaffarato. Quando uscivamo insieme, dovevo tenergli entrambe le mani perché altrimenti rompeva tutto. Mi capiva e io lo capivo, senza bisogno di parlare troppo, c’era un grande legame tra di noi. Tutto quello che ha fatto, lo ha ottenuto con merito, non c’era modo di fermarlo, aveva bisogno di qualcosa in più. Cercava sempre una nuova sfida, per capire se fosse in grado di superarla. Era feroce, non si accontentava mai, ma allo stesso tempo era buono d’animo. Per quello che ho vissuto con lui, posso dire che era un illuminato».
Ritorno al passato
Senna porterà più luce a Siculiana, dove Giuseppe Tomasi di Lampedusa, ospite nel palazzo (che c’è ancora) del barone Agnello, scrisse alcune pagine de Il Gattopardo, dove si fermò anche il compositore tedesco d’avanguardia Karlheinz Stockhausen e dove nel ’60 arrivò un gruppo di scrittori, Moravia, Maraini, Siciliano, Garboli. Il primo la trovò caldissima e notò i tetti rossi delle case, che «sembrano comporre uno squarcio di tela cubista».
Tra gli altri cittadini onorari spicca il regista tedesco Wim Wenders, che ha prodotto il documentario A Black Jesus, girato qui dal regista Luca Lucchesi, e l’avvocata-scrittrice Simonetta Agnello Hornby che, nata e cresciuta a Palermo vive a Londra, ma da bambina veniva in vacanza nel palazzo di famiglia.Il ritorno al passato è molto voluto dal sindaco Giuseppe Zambito che però guarda al futuro e a come riqualificare il vecchio borgo che ha bisogno di idee e di interventi. A lui e alla sua sensibilità si deve il welcome a Ayrton. «Siculiana farà rivivere un po’ Senna e Senna aiuterà a dare più vita a Siculiana. Era un uomo con forti valori. A me dispiace che chi è partito non sia più tornato, vorrei restituire le origini ai concittadini che hanno dovuto lasciare questa terra e favorire la riscoperta della nostra storia, a cominciare dall’unione nel 1311 tra Costanza Chiaramonte e Brancaleone Doria e dalla leggenda dei matrimoni benedetti che fa di Siculiana la Città degli sposi». E chissà se in queste viuzze storte un bambino o una bambina non salgano su una macchinetta a pedali sognando Senna. Dai, Ayrton, spingiamo insieme.
Sul Venerdi del 12 aprile 2024