Senna, in Italia tutte le piste portano a lui
di Maurizio CrosettiQuante Italie, Ayrton. L’Italia degli avi, una tribù di bisnonni materni divisi tra Sicilia, Campania e Toscana. L’Italia dove Senna arrivò diciannovenne a Rozzano per correre sui kart, cioè per vivere. L’Italia dove venne a morire, quel pomeriggio a Imola. Trent’anni fa. Ieri. Si celebra una vita e non una morte, ripensando a quel Primo maggio 1994, e accade in molti luoghi che diventano uno solo, una patria che si fa geografia del sentimento sul tracciato di paesi e città. Ogni porzione d’Italia partecipa alla staffetta e diventa casa, perché tante sono le testimonianze da portare, e le voci da ascoltare, in quella che non sarà mai un’orazione funebre.
Sentire Ayrton Senna come una specie di figlio o di fratello non è un esercizio forzato. Cominciando, certo, da Siculiana, Porcari e Scisciano, ovvero i paesi in provincia di Agrigento, Lucca e Napoli da dove emigrarono i nonni di Neyde Joanna Senna, la mamma di Ayrton. Una ricerca a ritroso che il Venerdì racconta proprio da Siculian…
Quante Italie, Ayrton. L’Italia degli avi, una tribù di bisnonni materni divisi tra Sicilia, Campania e Toscana. L’Italia dove Senna arrivò diciannovenne a Rozzano per correre sui kart, cioè per vivere. L’Italia dove venne a morire, quel pomeriggio a Imola. Trent’anni fa. Ieri. Si celebra una vita e non una morte, ripensando a quel Primo maggio 1994, e accade in molti luoghi che diventano uno solo, una patria che si fa geografia del sentimento sul tracciato di paesi e città. Ogni porzione d’Italia partecipa alla staffetta e diventa casa, perché tante sono le testimonianze da portare, e le voci da ascoltare, in quella che non sarà mai un’orazione funebre.
Sentire Ayrton Senna come una specie di figlio o di fratello non è un esercizio forzato. Cominciando, certo, da Siculiana, Porcari e Scisciano, ovvero i paesi in provincia di Agrigento, Lucca e Napoli da dove emigrarono i nonni di Neyde Joanna Senna, la mamma di Ayrton. Una ricerca a ritroso che il Venerdì racconta proprio da Siculiana, senza però dimenticare Scisciano e Porcari: qui, nella Piana di Lucca, lo storico Giampiero Della Nina e il parroco, don Americo Marsili, hanno ricostruito il percorso di Raffaele e Maria Servilia Di Santoro, i bisnonni del campione.
Invece a Scisciano vive ancora tanta gente che di cognome fa Sena, con una n sola, proprio come Luigi, il papà del padre di Neyde: lo si nota leggendo la pagina Facebook “Amo Scisciano”.
L’inizio con i kart
Ed è legittimo che ogni capitolo di questo atlante voglia annettersi un pezzo di Ayrton Senna, quasi un’eredità che risale la corrente. Se il marchio del sangue e dei suoi incroci è il punto di partenza per capire “Senna l’italiano”, altre sono le tappe che Ayrton percorse per diventare un po’ uno di noi, proprio qui da noi. Come quando, diciannovenne, arrivò a Rozzano, nel Milanese, per correre sui kart della Dap. C’è ancora qualcuno che lo ricorda mentre roda motori tutto il giorno, venti minuti gli bastano e poi avanti un altro. E quando tocca a lui guidare, tutti si accorgono di avere a che fare con un fenomeno, timido e fragile però tenacissimo, disperatamente in lacrime quando le cose non funzionano come vuole, ma tremendo nello scrostare con la scarpa il telaio dei kart a forza di spingere e dimenarsi. Per vincere, e vince sempre, frantuma sé stesso e tira il motore a mille.
I caschi e le tute
Ayrton Senna è anche la sostanza dei suoi oggetti di pilota, i caschi e le tute, oltre che la forma e la suggestione dei suoi bolidi. Tutto questo comporrà la grande mostra allestita al Museo Nazionale dell’Automobile di Torino, Ayrton Senna Forever, dal 24 aprile al 13 ottobre. Gli innamorati di Senna potranno ammirare la più vasta collezione che si ricordi dei suoi caschi e delle sue tute, ma anche le vetture più significativi della carriera, dalla Formula Ford alle Williams. L’avventura sportiva e umana di un’autentica leggenda dello sport sarà raccontata anche attraverso fotografie, filmati, installazioni e dibattiti. E il Primo maggio, giorno della scomparsa di Senna, al Museo sarà possibile seguire la commemorazione nel corso di una diretta streaming in 5G dalle 13.30 alle 16: a Torino, che era e resta la città dell’auto – anche se l’avvocato Agnelli non riuscì mai a portare Senna in Ferrari.
Ma è Imola il cuore più profondo dell’epopea, il luogo della velocità e della morte. Da trent’anni, il popolo di Ayrton va all’autodromo per portare pensieri, lacrime e fiori. Non manca mai un mazzolino di rose rosse tra le mani della statua bronzea del pilota, raffigurato a capo chino dallo scultore Stefano Pierotti, seduto in una meditazione che sa di malinconia. Chi passa, legge la frase scelta per rendere ancora più vivo il monumento: “Credo di essere molto lontano da una maniera di vivere che mi piacerebbe”. Ogni parola, e ogni sguardo, come una profezia.
Dunque non poteva che essere Imola il centro del planisfero e di un programma assai attento alle date. Si è cominciato il 21 marzo, giorno della nascita di Ayrton nel 1960, e si chiude il 2 giugno con la mostra al Museo San Domenico: 94 scatti fotografici inediti – lo stesso numero dell’anno in cui Ayrton Senna morì – riportano alla memoria qualcosa di mai dimenticato, quasi sempre sfumature, dettagli apparenti che invece formano la sostanza di un campione e di un ragazzo impareggiabile. Sguardi che adesso sembrano più che mai premonitori, come accadde alla vigilia della morte, il 30 aprile 1994, quando un collega e amico di Ayrton, l’austriaco Roland Ratzenberger, perse la vita poche ore prima del fuoriclasse, in quel terribile weekend di sangue.
Nel posto del destino
Mostre, spettacoli, memorabilia ma anche incontri, testimonianze, parole. Ogni cosa, a Imola, narrerà la storia di un campione irripetibile e dolente. Il Primo maggio sarà una processione alla Curva del Tamburello dove Senna, italiano almeno un po’, chiuse la sua breve e formidabile avventura terrena. Quel giorno sarà come se tutti i luoghi d’Italia che riguardano Ayrton si dessero appuntamento nel posto del destino, Imola, la fine della parabola che iniziò nell’Ottocento con le migrazioni degli avi di Senna verso il Brasile, per tornare a compiere il giro di pista, l’ultimo.
Sul Venerdì 12 aprile 2024