Roma non è una città per pedoni
di Gabriele RomagnoliPoi, all’inizio del 2024, lungo le strade di Roma sono comparsi cartelloni di sei metri con l’immagine un po’ misteriosa del pedale di un freno (qualcuno l’ha scambiata per cinque strisce di cocaina) e una scritta a grandi caratteri: “METTIAMO UN FRENO AGLI INCIDENTI SULLE STRISCE PEDONALI”. E, più in piccolo: “Sulle strisce dai sempre la precedenza ai pedoni. Fermati e rallenta”. A metà tra un pleonasmo e una dichiarazione di resa. C’è davvero bisogno di ricordarlo? È come se sulla facciata di una chiesa montassero un neon con il quinto comandamento: “Non ammazzare”. Stanno venendo a messa armati? Eppure la strage non si è fermata.
Zero miracoli e tre suore
Una delle ultime vittime aveva 63 anni. È stata investita da un Tir un lunedì di mar…
Poi, all’inizio del 2024, lungo le strade di Roma sono comparsi cartelloni di sei metri con l’immagine un po’ misteriosa del pedale di un freno (qualcuno l’ha scambiata per cinque strisce di cocaina) e una scritta a grandi caratteri: “METTIAMO UN FRENO AGLI INCIDENTI SULLE STRISCE PEDONALI”. E, più in piccolo: “Sulle strisce dai sempre la precedenza ai pedoni. Fermati e rallenta”. A metà tra un pleonasmo e una dichiarazione di resa. C’è davvero bisogno di ricordarlo? È come se sulla facciata di una chiesa montassero un neon con il quinto comandamento: “Non ammazzare”. Stanno venendo a messa armati? Eppure la strage non si è fermata.
Zero miracoli e tre suore
Una delle ultime vittime aveva 63 anni. È stata investita da un Tir un lunedì di marzo a mezzogiorno, mentre attraversava sulle strisce nei pressi del santuario della Madonna del Divino Amore, sul cui muro la pietà popolare ha realizzato una tappezzeria di ex voto “per grazia ricevuta”. Nessun miracolo per il pedone dell’Ardeatina.Il penultimo aveva 74 anni ed è morto una domenica. Lo ha investito un Tir lungo la via Tiburtina. Il verbale afferma che stava attraversando sulle apposite strisce, ma la fotografia trae in inganno: bisogna aguzzare la vista per vederle, tanto sono scolorite. Nessun episodio spiega un contesto, bisogna infilarli come una collana, agganciarli e vedere la realtà prendere forma. Suor Flora, 75 anni, una vita passata a insegnare, non rischiava mai quando attraversava la strada. Non è un atteggiamento da persona anziana, men che meno da suora. Nel suo caso poi, c’era una ragione in più: sua madre era morta perché investita sulle strisce pedonali. È accaduto molti anni fa, in un incrocio lontano: la famiglia (genitori e 4 figli) era emigrata in America. Lei, 13 anni, aveva iniziato il percorso per prendere i voti e garantirsi un futuro. Si era dedicata ai bambini, educandone centinaia tra Roma e Viterbo. In quel venerdì era venuta nella capitale per alcune commissioni. Le aveva svolte e stava tornando alla stazione Termini. Sono le 16, il cielo è coperto, i gradi sul termometro 14. Si trova su via Merulana all’altezza del teatro Brancaccio. Prima di scendere dal marciapiede controlla a destra e poi a sinistra, scorgendo due basiliche papali. Da un lato lo sguardo arriva a Santa Maria Maggiore, dove papa Francesco ha da poco annunciato di volere il suo domicilio per l’eternità e dall’altro a San Giovanni in Laterano, dove sono inumati 22 pontefici. Qualcuno dirà di averla vista farsi il segno della croce, ma può essere un ricordo post-fabbricato. Pochi passi e viene colpita in pieno da un’automobile che non accenna neppure la frenata. Il corpo è lanciato avanti di alcuni metri. Il cuore smetterà di battere dopo due giorni. Il responsabile dell’incidente ha 35 anni, è originario delle Filippine, risulta negativo al test su droga e alcol.
Come tanti automobilisti, semplicemente non ha rallentato quando avrebbe dovuto. E allora torniamo indietro nel tempo, a una domenica dello scorso ottobre. Quartiere Monteverde, cielo terso, temperatura mite. Una donna di 34 anni, originaria del Congo, attraversa la strada all’altezza di un bar che ha i tavolini all’aperto. Un minivan la urta sul fianco facendola cadere sull’asfalto. A bordo ci sono due suore. Scendono e le dicono l’evangelica frase: «Alzati e cammina!» poi, meno cristianamente, aggiungono: «Non ti sei fatta niente». La conducente lascia il proprio nome, ma insieme con la consorella risale a bordo e si allontana. La donna ferita prende il numero di targa. Intervengono i vigili. Rintracciano le suore, che negano di averla investita sulle strisce, come lei invece sostiene. Il barista e altri testimoni confermano la versione della congolese, che nomina un avvocato. Le suore capiscono che è meglio non creare un caso e trattano un risarcimento. Se a queste due vicende si somma quella dell’autista ubriaco lanciato contromano sull’Ardeatina «per volontà di Satana» si configura una pre-apocalisse urbana. A riprova: all’Infernetto un automobilista travolge un passante, prosegue e porta l’auto dal meccanico.
«Chi sa, parli»
Per raccontare Roma bisogna farlo dal basso, dalla strada. Occorre scendere dalle terrazze che offrono la visione cinematografica e attraversarla dove compie il proprio destino: asfalto, marciapiede, strisce pedonali. La sua identità contemporanea è definita, più che da ogni altra situazione, dagli incidenti stradali. Sono la sua cronaca, la sua geografia, la sua antropologia. Uno youtuber investe un bambino a Casalpalocco. Il figlio di un regista travolge due ragazze mentre attraversavano correndo di notte corso Francia. Quello di due giornalisti del Corriere della Sera viene schiacciato mentre cammina su un marciapiede dell’Eur. L’incidente sollecita la morale e mette in discussione il diritto. Connette mondi che altrimenti orbiterebbero nella città come satelliti in universi paralleli. Una mattina un centravanti della Nazionale si scontra con un tranviere. Non si incontrerebbero mai, ma si scontrano. È l’unica alternativa di contatto rispetto al giudizio universale. Produce il tentativo, umano troppo umano, di ingannare chi un giudizio dovrà emettere. Un pomeriggio a Tor Bella Monaca un uomo di trent’anni viene falciato, pure lui sul marciapiede, da un Suv preso a noleggio da una donna che si auto-accusa, ma lo fa per salvare il figlio che era alla guida solo, non ancora maggiorenne e ovviamente privo di patente. Sacrifici, alibi, drammi familiari: tutto scaturisce dalla strada.“Chi sa parli”, scrive una madre sul gruppo Facebook: suo figlio dodicenne è stato investito sulle strisce mentre andava a scuola. “Chi sa parli” le fa eco la fidanzata di un ventiquattrenne centrato mentre attraversava con il verde sulla Casilina, davanti alla fermata della metro C. In entrambi i casi le auto degli investitori hanno fatto lo slalom tra il corpo e le altre lamiere su ruote, sparendo nella notte o nel giorno. Nell’anno scorso gli incidenti rilevati (al netto quindi di quelli non denunciati) sono stati 30.500, con 51 decessi. Di questi, 2.351 hanno riguardato pedoni e 5 sono stati mortali. Nel solo mese di gennaio i pedoni investiti sono stati 204, 3 i deceduti. Ora, fine marzo, siamo a arrivati a 8, la maggior parte sulle strisce (visibili e non).
Un secolo fa a Cincinnati, fallito un referendum per limitare la velocità urbana ai 40 orari, decine di boy scout si appostarono sui marciapiedi. Fermavano chiunque attraversasse fuori dalle strisce consegnando un volantino con un rozzo disegno indicante il giusto percorso. A Roma, ora, capita di vedere un cartello attaccato a un albero con puntine da disegno colorate e una scritta a stampatello? Questa: “Vogliamo le strisce pedonali visibili per andare a scuola! Quanto tempo dobbiamo aspettare per attraversare in sicurezza?”. Firmato: “I piccoli residenti di Testaccio”, il quartiere che tutta Italia ha ri-conosciuto andando a vedere il film C’è ancora domani. Possibile che lo debbano implorare? La scritta è stata fotografata e postata da molti residenti più grandi. Le strisce sono state ridipinte. Bene. Il giorno successivo, davanti al Teatro Marcello, tra il Circo Massimo e il Campidoglio, una turista milanese di 58 anni è stata falciata mentre attraversava sulle strisce insieme con il marito. Si sono avviati perché un’auto si era, come opportuno, fermata per farli passare. Hanno accennato un ringraziamento con il capo e proseguito, proprio mentre un Suv, guidato da un uomo di 78 anni, spazientito, superava l’altra auto centrandoli in pieno. Una rozza statistica suggerirebbe che le probabilità di non essere centrati sono una su due. È come se si fosse rotto un patto di non aggressione, o semplicemente di civiltà.Nella New York fine anni 90, quella governata dal sindaco Rudi Giuliani, venne istituito l’illecito di attraversamento pedonale fuori dalle apposite strisce. La multa fu stabilita a 50 dollari. La prima a riceverla fu, nel pomeriggio di san Valentino, una donna di 44 anni, di nome Brenda, e due ore dopo uno studio legale aveva già inoltrato ricorso.I pedoni a Roma da tempo procedono sulla difensiva. Esitano, accennano una corsetta, mostrano una mano aperta, il braccio teso verso il basso, a metà tra un’implorazione di stop e un tentativo di parare il possibile urto con il cofano. Il presidente dell’associazione per i loro diritti , Vito De Russis, conferma: «Quando un automobilista si ferma alle strisce, ringraziano». Ai tempi dell’incidente davanti al teatro di Marcello, il sindaco Roberto Gualtieri si era detto «sconsolato: nelle altre capitali europee quando uno mette piede sulle strisce le macchine si fermano, a Roma invece sembra quasi che ti facciano un favore». Il linguaggio propiziatorio della burocrazia annuncia interventi sui Black points pedonali, con lavori riguardanti “30 ambiti critici” che saranno ultimati, come qualunque altra cosa si stia muovendo, per il Giubileo del 2025. Ma questa è Roma 2024, una data sospesa tra una minaccia e una promessa: quella di una mancata Olimpiade che l’avrebbe trovata impreparata e quella di un futuro al quale da secoli si sta preparando.
Sul Venerdì del 12 aprile 2024