A Roma l’inventore degli IgNobel: “Anche gli scienziati sanno stare al gioco. I politici invece...”
di Giuliano AluffiGli ultimi a ricevere il trofeo sono stati il polacco Jan Zalasiewicz, che ha indagato sul perché molti geologi amino leccare le rocce, e un gruppo di ricercatori della University of California che si sono posti la domanda se le narici umane abbiano lo stesso numero di peli. Parliamo dei premi più pazzi del mondo scientifico, gli IgNobel, che ogni anno, dal 1991, vengono assegnati all’Università di Harvard con una cerimonia goliardica introdotta da un diluvio di aeroplanini di carta. L’ideatore, e mattatore, del premio è il matematico Marc Abrahams, fondatore della rivista satirico-scientifica Annals of Improbable Research, che sarà al Festival delle Scienze di Roma per tre serate dedicate agli IgNobel (19, 20 e 21 aprile) nelle quali verranno presentati gli studi più assurdi.
Gli ultimi a ricevere il trofeo sono stati il polacco Jan Zalasiewicz, che ha indagato sul perché molti geologi amino leccare le rocce, e un gruppo di ricercatori della University of California che si sono posti la domanda se le narici umane abbiano lo stesso numero di peli. Parliamo dei premi più pazzi del mondo scientifico, gli IgNobel, che ogni anno, dal 1991, vengono assegnati all’Università di Harvard con una cerimonia goliardica introdotta da un diluvio di aeroplanini di carta. L’ideatore, e mattatore, del premio è il matematico Marc Abrahams, fondatore della rivista satirico-scientifica Annals of Improbable Research, che sarà al Festival delle Scienze di Roma per tre serate dedicate agli IgNobel (19, 20 e 21 aprile) nelle quali verranno presentati gli studi più assurdi.
Come si assegna il premio IgNobel?
«Ogni anno premiamo, in una sala gremita da oltre 1.100 persone, dieci studi che facciano prima ridere e poi pensare. È una celebrazione del lato divertente della scienza. Il trofeo viene consegnato da veri premi Nobel che partecipano in amicizia, anche perché – mi hanno detto alcuni di loro – sono stufi di essere venerati come semidei, e trovano l’atmosfera scherzosa e totalmente informale dell’IgNobel rinfrancante. Oltre al trofeo, diamo ai premiati anche 10 bilioni di dollari… però dello Zimbabwe, nazione dove l’inflazione ha raggiunto livelli impensabili».
Come le è venuta l’idea?
«Lavoravo come programmatore, e nel tempo libero scrivevo cose divertenti. Un giorno mandai i miei pezzi al Journal of Irreproducible Results, rivista di satira e scienza. Mi vollero come redattore. Una volta lì, ero in contatto con tanti scienziati, inventori e persone che avevano idee folli e geniali, così mi venne l’idea di organizzare un evento. L’IgNobel. La prima volta ci diede ospitalità il Mit. Fu subito un successo: l’aula era gremita e c’erano giornalisti di diversi Paesi. Durante quella cerimonia, io e gli altri organizzatori ci guardavamo increduli pensando: “Adesso arriverà qualche persona responsabile, fermerà tutto e ci dirà di andare a casa”. Ma non successe. E ora siamo al 34esimo anno».
Quali vincitori le sono rimasti più impressi?
«Difficile scegliere. C’è Elena Bodnar, ricercatrice ucraina che dopo l’esperienza di Chernobyl ha inventato il “reggipetto d’emergenza”, che si può dividere in due mascherine. L’abbiamo premiata nel 2009. O Troy Hurtubise, un canadese che non ha soltanto costruito un’armatura anti-orso, ma ne ha sperimentato personalmente la resistenza facendosi picchiare con mazze da baseball e facendosi investire da un camioncino guidato dal padre. Rimanendo incolume. Un altro premio che ricordo è quello a due scienziati giapponesi che hanno investigato sul perché le cose abbiano un aspetto diverso se ci pieghiamo in avanti e le guardiamo attraverso le nostre gambe. Nel 2013 abbiamo premiato l’olandese Bert Tolkamp per due scoperte: la prima è che quanto più a lungo una mucca rimane sdraiata, tanto più è probabile che si alzi. E la seconda che una volta che la mucca si alza, è più difficile prevedere quando si sdraierà di nuovo».
Questi scienziati sono consapevoli di aver condotto delle ricerche buffe?
«Ogni anno, alla fine della cerimonia, mi capita che qualcuno dei premiati mi dica: “Gli altri vincitori sono divertentissimi! Ma perché avete scelto noi? Quello che facciamo non è buffo”. Uno dei più sorpresi in assoluto fu un ricercatore australiano che pubblicò uno studio intitolato: “Un’analisi delle forze necessarie a trascinare le pecore su varie superfici”. Quando lo contattai al telefono si professò un grande fan del premio IgNobel, ma mi spiegò che prima di quella telefonata non aveva mai pensato che il suo studio potesse sembrare bizzarro».
Qualcuno si offende?
«No perché premiamo solo chi sta al gioco. Una volta che la nostra commissione ha selezionato i possibili vincitori, io li precontatto per chiedere se accettano l’IgNobel. Se non lo desiderano,e accade più o meno nel 10 per cento dei casi, rispettiamo il loro volere. E infatti la reazione più infastidita non è venuta da un premiato...».
E da chi allora?
«Nel 1995 abbiamo premiato degli scienziati inglesi che avevano studiato la fisica dei cereali inzuppati nel latte. Loro erano molto contenti, e realizzarono un video in cui, indossando i loro camici, versavano latte sui cereali e parlavano di scienza. Poco dopo la premiazione però mi arrivò una lettera su carta intestata del governo britannico: la firmava Sir Robert May, il Chief Scientific Advisor. May sembrava arrabbiato con l’IgNobel e ci intimava di non premiare più gli scienziati britannici. Credo non volesse dare l’idea che il governo sussidiava ricerche buffe. Confesso che sul momento ho pensato a uno scherzo…».
Forse l’unica occasione in cui lei ha potuto chiedere “Ma sei serio?” a qualcun altro…
«Ho risposto così: “Credo che lei mi stia prendendo in giro, comunque: quegli scienziati inglesi sono molto felici del premio”. Dopo pochi giorni la risposta inviperita: “Dovete smettere di premiare scienziati inglesi, anche se loro lo vogliono!”. Mi sembrava assurdo. Così ho raccontato tutto a degli amici giornalisti, e la cosa è diventata pubblica, con titoli come: “Il governo inglese si comporta così: ecco perché tanti hanno paura della scienza”. Un paio d’anni dopo, abbiamo telefonato a un altro scienziato inglese per offrirgli un IgNobel. Lui accettò subito, però mi chiese: “Ma Bob (May) sa di questa cosa?”. “No, è un segreto” gli risposi.”Ah ok, perché io domani sono a cena da lui. Allora non glielo dirò”».
Qualcuno dei premiati ha mai preso anche il Nobel?
«Nel 2000 premiai Andre Geim per aver fatto levitare una rana usando dei campi magnetici. Dieci anni dopo vinse il Nobel per la fisica per aver ottenuto il grafene dalla grafite. Non è l’unico caso: nel 2006 Bart Knols vinse l’IgNobel per uno studio in cui mostrava che una delle zanzare che più trasmettono la malaria, la Anopheles gambiae, è attratta sia dall’odore dei piedi umani che del formaggio Limburger. Quello studio si è anche rivelato prezioso perché ha permesso di realizzare efficaci trappole antizanzare. Knols faceva parte della International Atomic Energy Agency nel 2005, quando a quell’agenzia fu attribuito il Nobel per la pace, quindi “tecnicamente” anche Knols può vantare i due premi».
Insomma, è un onore o un disonore?
«L’ambiguità è voluta, perché così è più divertente. Comunque io ogni anno, alla fine della cerimonia dico così: “Se quest’anno non avete vinto, ma soprattutto se avete vinto, vi auguro miglior fortuna per l’anno prossimo!”».
Sul Venerdì del 12 aprile 2024