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Massimo Giannini: “Povero Matteotti e poveri noi”

In occasione del centenario dell’assassinio del parlamentare socialista due libri per ricordarne la vita e il pensiero. E per riflettere sull’oggi
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“Noi domandiamo alla maggioranza che torni all’osservanza del diritto: fatelo se siete ancora in tempo, altrimenti voi sì, veramente, rovinate la ragione morale della nazione… Noi deploriamo che si voglia dimostrare che solo il nostro popolo nel mondo deve essere governato con la forza. Noi difendiamo la libera sovranità del popolo italiano del quale rivendichiamo la dignità…”. Possiamo dirlo, in fondo a questo pozzo nero di miserie etico-politiche nel quale sta sprofondando il Paese? Ma che scossa morale, che emozione civile si prova a rileggere l’ultimo discorso che Giacomo Matteotti pronunciò alla Camera, prima di essere rapito e assassinato, su ordine di Mussolini, il 10 giugno 1924?

Tra meno di due mesi saranno cent’anni da quella data …

“Noi domandiamo alla maggioranza che torni all’osservanza del diritto: fatelo se siete ancora in tempo, altrimenti voi sì, veramente, rovinate la ragione morale della nazione… Noi deploriamo che si voglia dimostrare che solo il nostro popolo nel mondo deve essere governato con la forza. Noi difendiamo la libera sovranità del popolo italiano del quale rivendichiamo la dignità…”. Possiamo dirlo, in fondo a questo pozzo nero di miserie etico-politiche nel quale sta sprofondando il Paese? Ma che scossa morale, che emozione civile si prova a rileggere l’ultimo discorso che Giacomo Matteotti pronunciò alla Camera, prima di essere rapito e assassinato, su ordine di Mussolini, il 10 giugno 1924?

Tra meno di due mesi saranno cent’anni da quella data che – insieme alle leggi razziali e alla guerra al fianco di Hitler – inchioda il fascismo e i suoi cascami odierni a ciò che è stato veramente: una dittatura sanguinaria, criminale e criminogena. Sarà di straordinario interesse vedere come la celebreranno, insieme a un’altra data, quella del 25 Aprile, i nipotini del Duce che se lo dimenticano quando si commemora la strage delle Fosse Ardeatine – ma ne custodiscono la fiamma nel simbolo. Nel frattempo, onoriamo noi questo martire della libertà rileggendo la sua storia sui tanti saggi in uscita o appena usciti. Ve ne suggerisco due.

Il libro più intenso e commovente lo scrive Concetto Vecchio, con la passione giornalistica che gli riconosce chi ha la fortuna di seguirlo su Repubblica (giustamente ne scrive anche Corrado Augias nella sua Babele). Io vi accuso (De Agostini) non racconta solo la vita di un uomo straordinario, del suo amore per sua moglie Velia e per la democrazia, che lo ha spinto a farsi ammazzare pur di non perdersi mai «nella marea dei fuggiaschi e delle schiene curve davanti al dominatore» (come scriveva lui stesso). Concetto accende megafoni e riflettori sulla “congiura del silenzio” e sulle troppe zone d’ombra che per decenni ci hanno impedito di sentire e di vedere la grandezza di Matteotti, la profondità del suo pensiero, il suo sacrificio eroico di piccolo uomo solo, di fronte a un regime totalitario, dispotico e violento.

Il libro più accurato lo scrive Federico Fornaro, con la competenza e la completezza storica che apprezza chi ha già letto Il collasso di una democrazia. Il suo Giacomo Matteotti (Boringhieri) è davvero un viaggio a ritroso in quella «Italia migliore» di cui il giovane parlamentare socialista di Fratta Polesine, massacrato per le sue idee – come Gramsci e Gobetti, come Amendola e don Minzoni – è stato simbolo vivente, e poi purtroppo anche morente.

A ripercorrerle, le tappe drammatiche e vibranti di quel viaggio, pensavo all’oggi. Alla destra truce e illiberale che ci governa, tra Palazzo Chigi e Palazzo Madama. Alla sinistra disorientata e dispersa che ci delude, da Torino a Bari. Che pena. Per dirla con Matteotti, ancora una volta: “Non è più lotta politica. È barbarie. È Medioevo”.

Sul Venerdì del 19 aprile 2024

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