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Michele Serra: “L’Università non fa la guerra”

PER POSTA: le risposte ai lettori del Venerdì
4 minuti di lettura

Gentile Serra, vorrei rivolgere un appello a quei prèsidi che hanno deciso di cancellare la collaborazione della loro università con le università israeliane. Mi chiedo come pensano di scongiurare la guerra con una scelta di ottusa chiusura.

Solo la conoscenza e il dialogo possono aiutare la pace.

La cultura dovrebbe volare più in alto, essere al di sopra dei conflitti, non dovrebbe essere assoggettata alla politica, piuttosto essere un faro per le azioni dei politici. Non collaborando con le università israeliane si ottiene solo di spingere nell’isolamento o forse nel rancore anche coloro che, in quel Paese, vorrebbero dialogare per la pace. Sappiamo che molti israeliani sono per la pace, che manifestano da mesi per la pace, ma l’isolamento in cui questi “cattivi maestri” li stanno spingendo rischia di togliere loro la voce e la speranza.

Gentile Serra, vorrei rivolgere un appello a quei prèsidi che hanno deciso di cancellare la collaborazione della loro università con le università israeliane. Mi chiedo come pensano di scongiurare la guerra con una scelta di ottusa chiusura.

Solo la conoscenza e il dialogo possono aiutare la pace.

La cultura dovrebbe volare più in alto, essere al di sopra dei conflitti, non dovrebbe essere assoggettata alla politica, piuttosto essere un faro per le azioni dei politici. Non collaborando con le università israeliane si ottiene solo di spingere nell’isolamento o forse nel rancore anche coloro che, in quel Paese, vorrebbero dialogare per la pace. Sappiamo che molti israeliani sono per la pace, che manifestano da mesi per la pace, ma l’isolamento in cui questi “cattivi maestri” li stanno spingendo rischia di togliere loro la voce e la speranza.

Emanuela La Torre

Gentile Emanuela La Torre, mi ha fatto sussultare la sua frase «la cultura dovrebbe volare più in alto». È un concetto tanto vero e giusto quanto violato e tradito. L’autonomia della scienza e della cultura dovrebbe essere un valore condiviso e strenuamente difeso.

Scienza e cultura hanno un’evidentissima natura sovranazionale. Mutuando il termine dal linguaggio religioso: sono ecumeniche per nascita e per destinazione, perché si occupano degli uomini e del mondo, non di quella permanenza tribale che sono le Nazioni.

Dunque sono d’accordo con lei, bisognerebbe che le università, gli istituti di ricerca, le fondazioni culturali, i festival letterari, le manifestazioni artistiche, rivendicassero una cocciuta, inviolabile autonomia dai governi e dalle fazioni politiche. Sono i governi che fanno le guerre, non i popoli. Se uno scienziato o un artista è direttamente e chiaramente coinvolto con le soperchierie di questo o quel governo, gli si comunichi, ad personam, che si preferisce interrompere il rapporto con lui.

Ma procedere “per nazionalità”, discriminando i russi in quanto russi, gli israeliani in quanto israeliani, gli arabi in quanto arabi, eccetera, è solo un modo per dare ragione alle guerre, e alla logica di guerra, che diventa una “guida” e un discrimine anche in realtà che dovrebbero orientarsi in ben altro modo, e con ben altra indipendenza.

Le università, specie in questi tempi foschi, dovrebbero essere come i monasteri e le pievi del Medio Evo. Custodire la civiltà e il sapere come patrimonio dell’umanità. Trovai stupida e incomprensibile la messa al bando di Dostoevskij, penso lo stesso dell’interruzione dei rapporti con le università israeliane. Le gesta nefaste di Putin e di Netanyahu non devono interferire con la vita culturale e la collaborazione scientifica: perché spalancare le porte della scienza e della cultura ai governi e agli eserciti?

Le ragioni di Renzi e i rancori per le inchieste

Caro Serra, rileggo dopo parecchio tempo il nome di Renzi in una sua Amaca. Concordo con lei sul principio generale: solo una parte della magistratura e una parte dellastampa/informazione possono essere criticabili. Renzi, come sempre, attacca a viso aperto, esagerando.

Forse perché ciò che alcuni giudici e molti giornali hanno attribuito ai suoi parenti, amici, conoscenti, sono reati poi risultati inesistenti? Forse perché suoi colleghi schierati politicamente lo hanno accusato, sbeffeggiato, riempiendo pagine di sospetti e accuse, e poi sono rimasti in silenzio quando i tribunali hanno proclamato la non esistenza di fatti e reati? Forse perché decine di finanzieri sono piombati all’alba nelle case di suoi conoscenti come in un’azione contro la mafia, sequestrando pc e cellulari?

Non ricordo sulla stampa articoli di sdegno, ma risolini compiaciuti e ammiccamenti. Devo leggere il ministro Crosetto, come unica voce in difesa? Lei ha ragione, Renzi è Renzi, ma finché avremo i Travaglio, e non solo, forse dovrà “sovradifendersi” nel poco spazio mediatico che gli è riservato.

Luciano Ghelli

Caro Ghelli, Renzi ha ottimi motivi per serbare rancore ai suoi accusatori. Ma un leader politico non può permettersi di personalizzare una questione al punto di perdere di vista l’interesse pubblico. Che prevede garanzie per gli imputati; maggiore equità tra ruolo dell’accusa e ruolo della difesa; ma anche la facoltà degli inquirenti di agire senza il freno a mano tirato, e senza che la politica dia l’impressione di agire e legiferare per puro desiderio di impunità.

Non è facile conciliare necessità e princìpi diversi, eppure tutti ugualmente nevralgici per la buona salute del diritto. Ma non c’è altra strada. Quanto ai media, quasi al completo, manca una riflessione non corporativa sul rispetto delle persone in generale, e degli imputati in particolare. L’ho scritto mille volte e rischio di ripetermi. L’uso mediatico della giustizia è un problema nel problema. E forse, dell’intera faccenda, è l’aspetto meno discusso, pur non essendo il meno grave e il meno doloroso per chi ne rimane leso. Qui sono in ballo tre corporazioni: politici, magistrati, giornalisti. Cosa che non aiuta a sciogliere i nodi.

Un consiglio al Pd: Non insegua Conte

Caro Michele, tempo fa quando Conte non aveva ancora “sfilato” il Movimento 5 Stelle a Beppe Grillo, mi chiedevo se i 5 Stelle sarebbero usciti dall’ambigua forma “né di destra né di sinistra”. Speravo che dopo un periodo di spurga, come i bogoni (lumache..), ci fosse chiarezza.

Purtroppo a capo dei 5 Stelle è arrivato l’avvocato del popolo Giuseppe Conte, che si permette di dare lezioni di etica sulla questione morale al Pd, lui che nel primo governo giallo-verde ha firmato i Decreti sicurezza con Matteo Salvini. Dopo essere stato fatto decadere giustamente da Renzi dal secondo governo giallo-rosso e sostituito da Mattarella con Draghi, alla prima occasione ha tolto la fiducia a Draghi consegnando l’Italia alla Meloni.

Adesso continua a mantenere l’ambiguità politica pensando solo di lucrare voti al Pd con atteggiamenti da sciacallo, vedi Bari. Il Pd deve smetterla di richiamare in continuazione il “campo largo”, pensando all’alleanza con 5 Stelle. La segretaria Elly Schlein deve riportare l’orgoglio e la speranza degli elettori del Pd di volere essere un partito di governo/riformista e non parlare di alleanze quantomeno fin dopo le elezioni europee per avere un quadro reale delle forze in campo.

Raffaello Dalla Mariga

L’unico consiglio che mi permisi di dare a Schlein (per iscritto) dopo l’insediamento fu, più o meno: se qualcuno ti parla di alleanze, pur di non rispondere fingi un malore. Pensa a quello che vuole fare il Pd, poi chi ci sta ci sta. Ma capisco che, Europee a parte, ci sia poi l’esigenza “tecnica” di stabilire alleanze per le amministrative e le politiche. La fase in corso non suggerisce a Schlein di fare affidamento su Conte. D’altra parte, su chi? Sul cosiddetto “centro”, che è un insieme di briciole in perenne lite tra loro?

Ci manca il francobollo dedicato a Berlusconi

Caro Serra, ci siamo. Come le scrissi tempo fa, terrorizzato dalla beatificazione di Berlusconi, tutto s’è compiuto. Il Cavaliere lo rivedremo, al pari di Michelangelo, Marconi e simil compagnia, su un bel francobollo.

Raffaele Cotugno

Sarà un’ulteriore spinta alla posta elettronica.

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